Quello stramaledetto giovedì. Il mercato del coraggio. Basta veleni: solo futuro per il Milan

11.01.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Quello stramaledetto giovedì. Il mercato del coraggio. Basta veleni: solo futuro per il Milan

Senza bisogno di troppe parole da parte mia, per vostra fortuna. Ecco perchè, per soddisfazione personale, cito la Gazzetta dello Sport, addì 8 gennaio, anno di grazia 2020, pagina 10: "La storia degli ultimi anni del Milan non inizia con l'arrivo del fondo Elliott nel 2018, e neppure un anno prima, aprile 2017, con la chiusura di una lunga trattativa e la cessione da parte del gruppo Fininvest all'imprenditore cinese Li Yonghong. Comincia forse nel gennaio 2012, quando Silvio Berlusconi blocca Galliani che è in Inghilterra con il sì di Carlitos Tevez praticamente in tasca". Qui mi fermo, per non ricevere altre telefonate intimidatorie. Ma anno dopo anno è sempre più alto il tributo che il Milan paga a se stesso, al momento in cui ha scelto di non essere più il Milan ma il campo di battaglia di una guerra per bande. E le conseguenze si vedono ancora oggi, perchè le scelte delle due proprietà successive al gruppo Fininvest risentono dei veleni di quegli anni e della campagna mediatica fatta in quegli anni. Che anni quegli anni: "meglio non avere vinto questo Scudetto, sennò sai che montagna di debiti"...Come sarebbe cosa buona e giusta uscire dall'ombra e ripeterle in trincea queste amenità...Se lo stramaledetto giovedì 12 gennaio 2012 alle 11.50 il Milan avesse messo Tevez al fianco di Ibra avrebbe sì avuto tanti debiti, ma con la bacheca sempre più piena e il brand sempre più lucido. Che sciocchezza stiamo dicendo, molto meglio perdere e logorare, molto meglio il tanto peggio tanto meglio. Inutile continuare a farsi del male: l'imbardata negativa è così grave, l'avvitamento è così acuto che ogni cosa che viene fatta per dare identita è stabilità al Milan è molto più importante dei rimpianti e delle amarezze, ma anche dei punti in classifica e della singola partita. 

Questo mercato invernale è e sarà così particolare da diventare la dimostrazione che l'attuale dirigenza rossonera ha scelto e deciso di non vivacchiare, di non attendere, di non prendersi il vento in faccia e basta, ma di reagire, di prendere il toro per le corna, di assumersi la piena responsabilità di un grande cambiamento. Uno dei problemi di questi ultimi tre anni è che il Milan ha cambiato 3 responsabili del mercato e dell'area sportiva. L'augurio che ci facciamo e che facciamo al Cfo Boban e a tutta l'area sportiva è non solo di dare un'identità ma di portarla avanti il più a lungo possibile, con continuità, senza zig-zag. O zig o zag, perchè stare a mezzeria è solo il danno peggiore. Non sappiamo cosa accadrà, sappiamo solo quello che è accaduto. E' accaduto che Fabio Borini ha lasciato Milanello come Van Bommel, come Gilardino, con quelle lacrime che non riesci a trattenere. Bene, non bene per le lacrime (in bocca al lupo a Fabio), ma per il senso di quelle lacrime: significa che Milanello è ancora Milanello. E significa che per ricostruire Milanello è la pietra angolare, la prima pietra in assoluto. E per fortuna che negli anni delle bande, come dice l'uccellino, almeno quello non sono riusciti a distruggerlo. E' accaduto che Mattia Caldara ha preso la direzione di Bergamo, come da novembre il ragazzo, con la sua educazione e sensibilità d'altri tempi, aveva ripetutamente chiesto sia al Milan che all'Atalanta: è stato accontentato. Condizioni sfavorevoli? Chi vivrà vedrà. La cessione di Mattia non è un ghiribizzo di Boban e Maldini, ma il giudizio tecnico dei tre allenatori che ha avuto il Milan da quando è arrivato il difensore. Che poi, dopo un anno e mezzo di inattività, le condizioni di mercato in uscita per Caldara non fossero favorevoli, era da mettere ampiamente in preventivo.

Mentre stiamo faticosamente cercando di deglutire e di dare un senso alla nostra vita dopo i veleni che dal gennaio 2012 all'agosto 2016 hanno impastoiato e asfissiato il Milan (che appena è stato lasciato in pace ha vinto la Supercoppa a Doha ed è arrivato a Natale 2016 al secondo posto in classifica), adesso ad ogni minuto che passa arrivano le interviste a Forbes di David Han e i tweet dell'ex presidente Yonghong Li. Vi prego, gli sfoghi non circostanziati non servono. E nemmeno le frecciate a futura memoria. Vi prego, il Milan, il fondamento del nostro amore, ha bisogno di pace e stabilità. Basta infierire sul Milan per motivi personali. Senza entrare nel merito: basta. Veleno chiama veleno, negatività chiama negatività. Il Milan è già in overdose da troppo tempo da troppi anni. Il circolo virtuoso inizierà nel momento in cui la compattezza vincerà il derby sulla resa dei conti e il bene comune il derby con il petto in fuori di questo o quello, nessuno escluso. Il tempo e il denaro sono stati usati come armi improprie da troppi anni a questa parte, il segreto è solo uno: sentirsi parte di una missione, di una famiglia, di un gruppo. Quello che è stato è stato: scordarsi il passato, non nascondiamoci dietro un dito, è impossibile, ma prendere il coraggio a due mani e dare un senso al futuro è l'unica cosa che conta, l'unico sforzo per il quale vale la pena impegnarsi e dare tutto.