Rafa, Don e Ibra. Stadio fondamentale. Sempre con Carlo

09.11.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Rafa, Don e Ibra. Stadio fondamentale. Sempre con Carlo

Rafael Leao e Don Garber hanno riacceso il dibattito fra i tifosi rossoneri su Ibra. I tifosi rossonero lo sognano e lo vogliono, come segnale di riscatto, come guizzo rispetto alle passioni che in questo periodo si trovano in uno stato di quiescenza. Rafael Leao, perchè i colpi di tacco e all'atteggiamento contro la Lazio non sono piaciuti e il tifoso rossonero sogna il trattamento a mani ruvide e a parole acri di Ibra per rimettere in riga questo e altro. Don Garber, perchè il commissioneer della MLS ha dato per fatte cose che fatte non sono. Professionalmente, abbiamo il dovere di segnalare che non c'è nulla e che le possibilità sono risicatissime. I tifosi vivono male questa cosa e li capiamo perfettamente, il ruolo del guastafeste non piace a chi lo fa e a chi lo recepisce, ma se un giorno Ibra è già Napoli, l'altro ancora è già a Bologna e l'altro pure già a Milano, vuol dire che qualcosa non quadra e che i conti non tornano. Quindi, calma e concentrazione sulle partite. Meglio sognare piuttosto che vivere le partite che stiamo vivendo, ruggisce il tifoso. Capiamo perfettamente, ma parlare di mercato a novembre non ha alcun senso. Il mercato, semmai, è a gennaio.

I tifosi del Milan del 2019 sono come i tifosi della Juventus del 2010: la squadra bianconera viveva campionati anonimi da settimo posto e non vinceva lo Scudetto da svariati anni. Quei tifosi vedevano la società concentrata sullo stadio nuovo e si sfogavano con le stesse parole dei Milanisti di oggi: non ci interessa lo stadio, la priorità è la squadra, è la squadra che va male ed è solo alla squadra che bisogna pensare. Avevano convinto anche noi quei tifosi juventini, che leggevamo con i loro post e le loro mail nelle trasmissioni sportive tv. Poi però, il giorno dopo l'inaugurazione dello Stadium nel settembre 2011, ricordiamo ancora oggi il brusco richiamo alla realtà di Adriano Galliani: "Vedrà, con questo stadio la Juventus scaverà il solco, andrà in testa alla classifica dei ricavi che poi significherà essere in testa anche alla classifica sportiva". Questo è lo stadio di proprietà, un volano, un moltiplicatore. Il Milan di oggi non è attento solo allo stadio, è una forzatura. La priorità resta la squadra, ma lo stadio è importantissimo, fondamentale. Anzi, più va male sul campo e più devi tendere al nuovo stadio, un patrimonio che genera i ricavi e struttura un club per svoltare sul serio e non a parole.

Siamo dispiaciuti e amareggiati per quello che sta accadendo a Carlo Ancelotti. No, non è l'allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti. E' un pezzo gigantesco della storia del Milan, Carlo Ancelotti. In questo momento Carlo, il nostro Carlo, il vostro Carlo, se la sta vedendo con i veleni e le volgarità, con le prepotenze e le minacce. No Carlo, vieni via. E' quello che stiamo pensando e che stiamo soffrendo in questi giorni. Un anno e mezzo avevamo fatto la nostra "bella figura" quando avevamo twittato che Carlo non sarebbe andato a Napoli. Previsione sbagliata, perchèp Carlo ci è andato a Napoli. Previsione azzeccata, perchè Carlo non ci doveva andare a Napoli. Che c'azzeccano lui e il presidente De Laurentiis? Nulla contro ADL, come potremmo? Il Milan ha bilanci negativi da anni e non gioca una partita di Champions dal marzo 2014, mentre lui tiene il Napoli con i conti in ordine e sempre in Champions da anni. Ma sul piano umano, no. Carlo non merita rispetto e Carlo non c'entra niente. Carlo non si mischierà, non si metterà sullo stesso piano e resterà Carlo. Ma gli siamo vicini vicini, come sempre e come non mai in questi momenti dopo aver visto quello che sta accadendo a Napoli.