Rebic è un ripiego di Correa, però meglio di Andrè Silva. Ma se il “talebano” Giampaolo tiene in panchina i nuovi acquisti quando vedremo Rebic e Leao?

03.09.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Rebic è un ripiego di Correa, però meglio di Andrè Silva. Ma se il “talebano” Giampaolo tiene in panchina i nuovi acquisti quando vedremo Rebic e Leao?

Finito il mercato estivo, da oggi qualcuno incomincerà a pensare a quello di gennaio, considerato di “riparazione”, perché i sogni non finiscono mai. Se non altro, però, adesso gli allenatori e i giocatori non hanno più alibi. Chi c’è c’è e non è più il caso di fare calcoli, per motivi tecnici o economici. E allora finalmente parliamo soltanto di calcio, cercando di capire se, e quanto, il Milan è migliorato nell’organico e di conseguenza nelle prospettive. Sorvolando sui tanti obiettivi falliti, o semplicemente abbandonati, da Sensi a Correa, la prima cosa certa, anzi l’ultima, riguarda l’arrivo di Ante Rebic, che compirà 26 anni il 21 settembre, vicecampione del mondo titolare con la Croazia, titolarissimo anche nell’Eintracht di Francoforte, al contrario dell’argentino Angel Correa, più fuori che dentro l’Atletico Madrid di Simeone. E’ vero che Rebic è il classico ripiego, speriamo di lusso, sia perché il Milan gli avrebbe preferito Correa appunto, sia perché il croato è già passato dal nostro campionato senza lasciare tracce, visto che ha giocato soltanto quattro partite con la Fiorentina nel 2013 e dieci con il Verona nel 2016. A parte il fatto che la formula del prestito oneroso sconfessa la giusta politica rispettata fin qui dal del nuovo Milan di prendere soltanto giocatori a titolo definitivo, Rebic che può fare la seconda punta, sia a destra sia a sinistra, è sicuramente meglio dell’impalpabile Andrè Silva e più adatto di Corea alle idee di gioco di Giampaolo, abituato a schierare due punte. Il problema, semmai, è un altro e riguarda proprio il nuovo allenatore del Milan, attorno al quale gli iniziali entusiastici punti esclamativi stanno per essere sostituiti da precoci e preoccupanti punti interrogativi, affiorati non soltanto tra i tifosi ma anche all’interno della società.

Dopo la grave sconfitta di Udine, non soltanto per il risultato e l’assenza di tiri in porta, ma anche se non soprattutto per la rinuncia iniziale a tutti i nuovi acquisti, Giampaolo è riuscito a far peggio contro il Brescia. Siccome non è giusto giudicare soltanto in base al risultato, anche se la vittoria aiuta a nascondere i problemi, Giampaolo che si è autodefinito un “talebano” aggiungendo di non voler arretrare di un millimetro dalle proprie discutibili idee, ha sbagliato a lasciare in panchina Piatek e Paquetà, preferendo Andrè Silva e Kessie, con la scusa che doveva schierare una squadra in base alle caratteristiche degli avversari. Un ragionamento da allenatore della Sampdoria e non del Milan che deve affrontare una neopromossa. Guarda caso appena sono entrati i due acquisti di Leonardo, il Milan ha sfiorato il raddoppio, smettendo di soffrire. E allora se ci vuole così tanto tempo per vedere Krunic e soprattutto Leao, presentato come un grande talento, è lecito chiedersi quando vedremo l’ultimo arrivato Rebic. La sosta del campionato dovrebbe aiutare Giampaolo a lavorare con i nuovi, più che con i vecchi e siccome il Milan non ha altri impegni, visto che si è tolto il “fardello dell’Europa League” come aveva detto il presidente Scaroni, il tempo non mancherà al nuovo tecnico. A patto che si dimostri meno talebano di quanto lui vuol far credere, perché anche Sacchi era arrivato con la proprie idee preferendo inizialmente Mussi, Bianchi e Bortolazzi, ma poi un po’ per i “consigli” di Berlusconi e un po’ perché capì di essere sulla strada sbagliata cambiò idea e il Milan lentamente decollò. Ora Giampaolo, sponsorizzato proprio da Sacchi, deve dimostrare maggiore elasticità mentale e tattica, confermando Piatek al centro dell’attacco, uno tra Leao e Rebic al suo fianco e Paquetà alle loro spalle, al centro o come mezzala. Altrimenti saremo costretti a rimangiarci gli elogi che gli facemmo in questa rubrica il 23 luglio scorso, quando scrivemmo che Giampaolo era meglio di Conte, visto che non si lamentava per i mancati acquisti, dimostrando un carattere migliore. Perché con fatti nuovi si possono avere idee nuove. Anche se, a scanso di equivoci, un contro è criticare Giampaolo per queste prime due partite e un altro bocciarlo quando l’estate non è ancora finita.