Rino e il cuore. Storia ciclica: buon senso Sarri. Uefa: il Razzismo prima del FPF. Immobile dove sei?

27.04.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Rino e il cuore. Storia ciclica: buon senso Sarri. Uefa: il Razzismo prima del FPF. Immobile dove sei?

Prontissimo a prenderci altri pesci in faccia da parte dei tifosi, ma restiamo della nostra idea: Rino Gattuso è un ottimo allenatore, destinato a diventare allenatore vero. Per idee, per passione, per onestà intellettuale. C'è poi un peccato originale, che riguarda altro e che ci porta dritti al suo sistema nervoso. Lavorare nel posto che ama di più al mondo, Milanello, e per i colori che ha sempre amato da ragazzino, il rosso e il nero, probabilmente lo logora a livello di serenità personale, di tutto uno stato d'animo che lui mette in gioco ogni istante in cui respira Milan. E non ci riferiamo alle conferenze stampa. Perchè tanto quelle non vanno mai bene. Non andava bene Montella che sorrideva e non va bene Gattuso che soffre, è dal gennaio del 2012, o se preferite dal maggio del 2013, che in casa rossonera non va bene assolutamente nulla, per cui non è quello il problema. Il battito del cuore del tifoso che prende il posto dell'allenatore scafato lo leggiamo nella frenesia con cui Rino ha scelto la formazione di Milan-Lazio coppa Italia. In lui c'era la fretta di rifare dal primo minuto quello che di incoraggiante dal punto di vista offensivo aveva visto prima a ridosso del gol di Kessie in campionato contro la Lazio, e poi a ridosso del gol di Castillejo a Parma. Mediato, certo, con le sue visioni e le sue esigenze di equilibrio. Ma c'era quel demone, c'era quella fretta. Abbiamo capito poi una volta sul campo, perchè quella formazione alla vigilia in cuor nostro l'avevamo condivisa e non ci nascondiamo dietro un dito, che non bisogna correre dietro alla partita del giorno prima. Ma che bisogna partire da davanti, dalle due punte vere, per dare il messaggio alla squadra di giocare in avanti. Invece siamo partiti da dietro, dalla difesa a tre, e infatti abbiamo giocato all'indietro. Con i risultati che abbiamo visto e per i quali abbiamo sofferto. 

Noi amiamo e continueremo ad amare Rino perchè vive con il cuore in mano. Con il cuore aperto a tutto, anche e soprattutto alle critiche. E noi sappiamo bene cosa voglia dire, perchè ci ha messo il muso Inzaghi, lo stesso ha fatto Brocchi, per i quali continuiamo a provare rispetto infinito per la loro Storia rossonera. Ma se non siamo convinti delle loro doti di allenatori, possiamo sbagliarci, ma non può essere considerata la nostra opinione un delitto di lesa maestà. Quest atteggiamento Rino non li ha a corredo cromosomico. Perchè Rino ha sempre vissuto nel gruppo e ama la gente, non ha istinti e carattere da individualista. Rino non usa e getta. Ma a questo punto se le strade di Milanello e di Rino si divideranno a fine stagione, ci lacererà umanamente ma lo capiremo professionalmente. Se Rino dovesse partire, noi non sappiamo minimamente chi potrà essere il futuro allenatore del Milan. Ma leggiamo sui giornali il nome di Sarri ed è su Sarri che ci teniamo ad esprimere una opinione. E allora diciamo che sarebbe il miglior modo per riavvolgere il nastro della storia. E in questo caso siamo costretti ad usare la minuscola. Abbiamo infatti letto nel giorno del 25 aprile le opinioni, evidentemente liberatorie nel giorno della Liberazione, di Gianluca Galliani su Linkedin. Figlio dello storico ad rossonero Adriano, Gianluca ha rifatto la storia della nostra panchina dal 31 maggio 2009, giorno fatale dell'addio al "testone" (cit.) Ancelotti. Mandato via perchè faceva giocare poco Ronaldinho, così come Mihajlovic cacciato perchè non comprendeva il talento infinito di Menez, Boateng e Balotelli. I tifosi rossoneri hanno apprezzato la disamina di Gianluca. Noi stessi l'abbiamo trovata impeccabile. E non dimentichiamo la tenacia con la quale suo papà aveva cercato di "far passare" Sarri nell'estate del 2015. Niente. Aplomb. Immagine. Carattere. Altre cose. Quindi arrivò Sinisa, che sta confermando tutt'oggi di essere allenatore vero. Ma grazie al cielo se arrivasse Sarri, il Milan confermerebbe, dimostrandolo una volta di più, di essere sereno e sgombro mentalmente nel fare le proprie scelte di fondo. Con il pensiero rivolto solo al campo, al progetto e non ad altre cose. Attenzione, sì al calcio di Sarri, che è estraneo ai Ronaldinhi ultima versione e ai Menezzi ultima versione, non significa liberi tutti. Significa testa alta. La Lazio è arrivata a San Siro dopo aver perso in casa con il Chievo. E ha giocato cattiva. Il futuro professionale e umano di Gattuso e dei suoi ragazzi è assolutamente legato alle prossime partite. Spalletti e Ancelotti sono usciti da 3 coppe e hanno vissuto e stanno vivendo i loro momenti delicati. Rino è uscito da 2 coppe e sa dare il meglio di sè proprio in questi momenti. Ne siamo sicuri di questo.

Abbiamo letto sul New York Times (!) che la Fifa è molto preoccupata per la piega razzista che ha preso il calcio italiano. La Fifa. Non la Uefa. Purtroppo, per la Uefa una volta le priorità erano il Respect e il No to Racism. Oggi la priorità sono i danè, le ripicche, il balletto con il Tas, il Fair Play Finanziario. Tralasciando il secondo duello perso da Matteo Salvini (gli unici consensi che ahinoi raccoglie ancora oggi Gattuso sui social sono per difenderlo dai suoi attacchi, per non parlare del fatto che i tifosi del Milan si sono sentiti ieri nettamente più rappresentati da Leonardo che dal ministro che si professa rossonero del popolo) molto più infervorato quando deve attaccare la squadra o l'allenatore o la dirigenza del Milan, che nell'andare ad arrestare i protagonisti dell'orribile teatrino nostalgico inscenato alla vigilia del 25 aprile da gente che doveva essere fermata all'istante, è sulla pelle dell'Uefa che si gioca questa nuova partita. Per non assomigliare all'Europa dei banchieri di Bruxelles che riceverà una sonora batosta elettorale il prossimo 26 maggio, Nyon deve rivedere la propria agenda. Vede cara Uefa, i tifosi del Milan sono un Grande pubblico. Mercoledì sera avevano la straordinaria occasione di speculare. Di vincere a tavolino. Invece hanno zittito i tifosi avversari, razzisti e fascisti della peggior specie. Lo sa perchè? Perchè a costo di perdere (cosa che è avvenuta con pieno demerito del Milan e con totale merito della Lazio) volevano giocare a pallone, volevano la partita di calcio, volevano lo sport. La loro proprietà non usa il FPF come paravento, come alibi per non spendere come hanno fatto nel recentissimo passato e anche nel presente altre proprietà italiane. La loro proprietà vuole mettere soldi veri nel calcio per giocare a pallone sempre meglio e per offrire spettacoli calcistici sempre migliori ad una tifoseria non razzista e non mussoliniana. Lo capisca, cara Uefa, e non perda l'occasione che il 24 e il 25 aprile Le hanno offerto su un piatto d'argento.

L'ultima domanda è per Ciro Immobile: caro Ciro, sei stato veloce quella sera. Ti sei sentito libero di dire che Kessie e Bakayoko erano dal tuo punto di vista "piccoli uomini" e lo hai comunicato urbi et orbi. Sei altrettanto libero di dire la stessa cosa per quelli che erano in piazzale Loreto e che tifano per te nella tua curva tutte le volte che scendi in campo? Nel nostro piccolo speriamo di sì, altrimenti saremmo costretti a pensare che è facile prendersela con due "piccoli" neri, mentre è molto meno facile fare la stessa cosa con una serie di persone che più che tifare per te sembrano tenere in ostaggio i tuoi pensieri.