Rispetto per Leonardo e Gattuso. L'esempio dei tifosi di San Siro. A Torino con orgoglio. Bonucci e il razzismo

05.04.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Rispetto per Leonardo e Gattuso. L'esempio dei tifosi di San Siro. A Torino con orgoglio. Bonucci e il razzismo

"Sì, è vero, Gattuso lo abbiamo trovato, ma è anche vero che ce lo siamo tenuto volentieri. Sarebbe bello vincere qualcosa insieme". "Chiedo scusa se una mia frase è stata male interpretata, facevo meglio a starmene zitto". Nonostante gli sforzi di comunicazione di Leonardo e Gattuso, il futuro dell'allenatore sulla panchina del Milan torna sempre di grande attualità di fronte agli intoppi della squadra. In parte ci sono cascato anche io, mercoledì scorso a "Radio24": a domanda, ho risposto che - secondo le mie sensazioni - a fine maggio Rino potrebbe anche non aspettare le decisioni della società (salvo che non gliele comunichino prima), decidendo in prima persona a prescindere dai risultati. Secondo le mie sensazioni, lo ripeto. Potrei essere smentito se la società deciderà che la strada della crescita va proseguita insieme e se l'allenatore sarà dello stesso avviso. Il confronto è costante e schietto, non vi è ragione di dubitare che verrà fatto l'interesse del Milan. Sopra ad ogni cosa. Gattuso oltretutto ha un contratto relativamente lungo e quindi al momento, con un 4° posto ancora in mano e una Coppa Italia da giocare, le priorità sono altre. Sono per esempio quelle di stare vicini alla squadra, come fa il pubblico straordinario che frequenta San Siro: decine di migliaia, sempre e comunque: so che per Milan-Lazio di campionato tra abbonati e biglietti siamo già vicini ai 60.000. Quelli che vanno allo stadio non sono tastieristi: incitano e si sgolano per 90', soffrono e al fischio finale pensano alla prossima partita: Gattuso e la squadra sopra ad ogni cosa, appunto. Penso alla prima stagione di Sarri al Chelsea, di Guardiola al City, di Klopp al Liverpool, nessuno ha la bacchetta magica e anche se Rino deve completare a sua volta il discorso di maturazione, come i giocatori e come qualche dirigente, non è detto che non si possa farlo insieme. Il profondo rispetto per la serietà di Leonardo e Gattuso, due che non mettono i propri interessi in cima alla lista, dovrebbe essere esteso tra i tifosi. E non solo tra loro.

Arriviamo da 3 partite da incubo, per risultato, prestazione e l'ultima anche per i danni procurati a Donnarumma e Paquetà. Fattori che si sono mischiati puntuali a una stagione difficile e sofferta, costellata da lungodegenze e stop ripetuti (Musacchio, Zapata, Strinic, Rodriguez, Conti, Caldara, Biglia, Bonaventura, Suso, Reina, Donnarumma, Paquetà, per qualche tempo anche Cutrone ha avuto fastidi...). Non sono alibi, ma non si può nemmeno non tenere conto di questa falcidia. Aggiungiamoci che altri hanno fatto poco per non essere esclusi dal progetto, senza quindi mai venire impiegati nemmeno in situazioni di emergenza. Valutazioni che dovranno essere fatte con grande attenzione e serenità a fine stagione, in vista del mercato. La squadra è giovane e fragile, vulnerabile nello spirito: troppo sicura quando vince, troppo depressa quando infila una striscia negativa. L'equilibrio si trova con l'esperienza, come le certezze cui aggrapparsi in certi momenti. Questo è il momento di giocare con orgoglio e coraggio a Torino: bisogna prendere punti che da quelle parti non ha fatto nessuna delle concorrenti. Sarà bello incrociare San Bonucci, che si permette di dare lezioni di etica a Kean. Per quello che Bonucci rappresenta come uomo e come capitano, dovrebbe solo stare zitto. Oltretutto le questioni del razzismo, delle provocazioni e della scadente discussione su chi ha cominciato prima, è una pippa solo italiana: ci sono delle regole, andrebbero semplicemente fatte rispettare e tutte queste discettazioni su un tema ritrito, non avrebbero più cittadinanza alcuna. Nel nostro campionato e solo nel nostro campionato, in qualsiasi partita, ad ogni contrasto parte la sceneggiata. Nel nostro campionato e solo nel nostro campionato, i facinorosi e i teppisti non vengono perseguiti. Ci teniamo strette ormai soltanto queste tristi esclusive.  

Ho pianto per Cesare Cadeo. Da “Cadillac” a “Calciomania”, in un Canale5 che nasceva con Maurizio Mosca, iniziammo a condividere la nostra ironia e il nostro amore per Fininvest (davvero una famiglia in quegli anni ‘80 in cui ci sentivamo leoni), il Milan, le donne. Le cose belle. Solo 2 settimane fa l’ho chiamato in radio. L’ultimo saluto con i colori che abbiamo sulla pelle e nel cuore.