Romagnoli più colpevole di Piatek, che deve giocare con una punta al fianco. A gennaio meglio Kouame o Mandzukic di Ibrahimovic

12.11.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Romagnoli più colpevole di Piatek, che deve giocare con una punta al fianco. A gennaio meglio Kouame o Mandzukic di Ibrahimovic

La storia, purtroppo, si ripete. Il Milan gioca bene, o perlomeno meglio di prima, ma perde. E’ l’amaro destino delle piccole squadre che raccolgono più applausi che punti. E allora siccome nel calcio prima vengono i risultati e poi il bel gioco, come ricorda Capello l’unico allenatore italiano che ha vinto nello stesso anno lo scudetto e la Champions, con il Milan del 1994, i rossoneri di oggi, dirigenti, giocatori e soprattutto tifosi, non possono illudersi che i buoni segnali di Torino siano sufficienti per inseguire un posticino che valga la prossima Europa, almeno League. Troppi giocatori confermano i loro limiti, di qualità, di personalità e di continuità. Non basta, per esempio, essere il migliore in campo una volta e poi tornare nella propria mediocrità, come capita regolarmente a Calhanoglu che si intestardisce a tirare in porta da lontano, sbattendo regolarmente contro un difensore avversario, o nella migliore delle ipotesi consentendo al portiere di bloccare o deviare le sue conclusioni. Lui, come l’altro individualista Paquetà, e come i vari esterni, da Calabria a Conti, da Rodriguez a Hernandez, quanti cross servono dal fondo per la testa o i piedi di Piatek? E’ vero che il polacco sta sbagliando molto, ma non è possibile che sia diventato un brocco, dopo essere stato accolto a suon di gol un anno fa come il nuovo grande centravanti strappato alla concorrenza. Molto più facile che stia pagando gli stessi limiti tattici di Higuain, che appena è tornato alla Juventus è uscito dal tunnel della crisi proprio perché servito meglio da compagni più forti. Non a caso Inzaghi, che tecnicamente non era meglio di Piatek, continua a ringraziare Cafu e Serginho per i palloni che gli servivano dalle fasce, per non parlare dei lanci di un certo Pirlo, meno scontati dei tiri-cross di Suso. Ecco perché, per rilanciare Piatek o addirittura per sostituirlo, occorre un’altra punta a gennaio, come ha scritto nel suo editoriale di ieri Pietro Mazzara, facendo riferimento a Mandzukic. Il croato, che avevamo suggerito all’inizio dell’estate scorsa, sarebbe l’ideale per trasmettere grinta e carattere a una squadra troppo giovane. Come Paolo Rossi, invece, che si è espresso chiaramente su “La Gazzetta dello Sport”, siano contrari al ritorno di Ibrahimovic, troppo egoista e tra l’altro ancor meno giovane di Manzdukic. Molto meglio puntare su Kouame, la “spalla” ideale di Piatek nel Genoa, che ha già segnato cinque gol senza rigori quest’anno e non ha bisogno di alcun ambientamento come Leao. Purtroppo non c’è più Cutrone che aveva dimostrato, dall’inizio o a partita in corso, di essere utilissimo anche a Piatek. Bisogna vedere, però, se Pioli capisce che conviene cambiare non il modulo difensivo ma quello offensivo, visto che il Milan ha segnato appena 11 gol, 3 dei quali su rigore, e soltanto quattro squadre (Spal e Sampdoria 7, Udinese 8, Brescia 10) hanno segnato meno. Con tre o quattro difensori, infatti, può cambiare poco davanti a Donnarumma, perché Duarte e Musacchio sembrano l’uno la riserva dell’altro, ma soprattutto perché Romagnoli da quando è arrivato non ha compiuto l’atteso salto di qualità, dimostrando di non valere i paragoni con Nesta, che era di un altro livello, anche se con il vantaggio di giocare con Maldini e altri campioni. Baresi, però, è diventato Baresi anche nel Milan che giocava in serie B e partecipava alla Mitropa Cup, tra Szombathely e Ostrava. E anche pensando a queste differenze si spiegano le difficoltà di una squadra sopravvalutata da tutti. A cominciare dal fondo Elliott che si illudeva di rilanciare subito il Milan per rivenderlo a un prezzo più alto, impacchettato dentro un nuovo stadio.