Se dopo Bonucci delude Higuain è anche colpa del Milan. Gazidis e Leonardo facciano sentire il sostegno a Rino

20.12.2018 00:00 di Franco Ordine  articolo letto 48022 volte
Se dopo Bonucci delude Higuain è anche colpa del Milan. Gazidis e Leonardo facciano sentire il sostegno a Rino

Dietro la sbarra sono finiti i soliti noti. A cominciare da Rino Gattuso, il tecnico, per chiudere con Higuain. Scenario inevitabile, verrebbe da chiosare dopo i due 0 a 0 consecutivi che sono una rarità addirittura a giudicare dalle statistiche (il precedente è fermo addirittura nel campionato 2006 con due pareggi senza gol al cospetto di provinciali). Non è il caso di celebrare il processo perché la “sentenza” sarebbe scontata a leggere i social e i commenti dei critici di ritorno da Bologna. Higuainè forse il mistero tecnico più intricato perché nessuno si sarebbe aspettato, pur mettendo nel conto i tormenti dell’argentino e la ridotta cifra tecnica della sua attuale compagnia rossonera, una marcia così avvilente e l’assenza dal tabellino lunga addirittura da sette partite. Le responsabilità vanno divise in parti uguali tra il gioco poco esaltante del Milan, le rarissime occasioni costruite per il Pipita e la reazione dell’interessato che al primo passaggio sbagliato da parte di un suo sodale perdela pazienza e comincia a gesticolare. È il segno di un sistema nervoso particolarmente provato oltre che di un carattere eccessivamente emotivo per assumere l’incarico di leader incontrastato del gruppo rossonero. Hanno contribuito al suo digiuno le lune storte di Suso e Chalanoglu che non sono riusciti mai ad armarlo, a metterlo nelle condizioni di tirare da posizione favorevole. Ma un quesito è forse più attuale di tutti gli altri: possibile che in due stagioni consecutive Bonucci e Higuain, due pilastri della Juventus schiacciasassi, hanno fallito in modo così vistoso nel Milan? Probabilmente non sono sbagliati i due calciatori in questione, semmai la squadra che assalita da cento problemi e da molte sfortune, non è stata in grado di esaltare né il primo, tornato a Torino, né il secondo che magari medita lo stesso tragitto.

   E veniamo a Gattuso. Le voci che lo circondano appena un risultato modesto intacca il valore del quarto posto raggiunto con mezza squadra fuori uso non possono nascere per germinazione naturale, come fossero frutti. Sono la conseguenza di mezze frasi, qualche acida espressione, qualche pre-giudizio circolato negli ambienti degli addetti ai lavori. Non c’è un responsabile con nome e cognome, diciamolo subito, e non c’entra di sicuro la nuova società che è in altre faccende affaccendata in queste ultime ore. È il destino di chi è arrivato troppo presto alla panchina del Milan, non ha un curriculum da laurea honoris causa alle spalle e raccoglie consensi unanimi tra vecchi colleghi, calciatori e critici che frequentano poco Milanello e dintorni.

Perché non si disperda il patrimonio del quarto posto, faticosamente conservato a dispetto degli infortuni, è il caso che in queste ore che separano il Milan dalla sfida-snodo con la Fiorentina, si facciano avanti Gazidis e Leonardo, parlino per l’interessato e soprattutto spendano in pubblico il sostegno di cui anche un guerrigliero come Gattuso ha bisogno.