Seedorf e la corda gialla

Giornalista sportivo e scrittore. I suoi libri: “La vita è rotonda”, “Soianito”, “L’oro di Sheva”, “Calcinculo”, “La vita è una”, “Sembra facile”. Attualmente online l’ebook “La rivoluzione di Giuseppe”, Gruppo Viato
30.05.2014 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
© foto di Pietro Mazzara
Seedorf e la corda gialla

Si pensava che dopo Arrigo Sacchi fosse impossibile fare meglio. Poi Fabio Capello vinse 4 scudetti e fece 3 finali di Champions in 5 anni. Si pensava che dopo di lui fosse impossibile fare meglio, poi Alberto Zaccheroni vinse lo scudetto al suo primo anno con una squadra da 4° posto ad andar bene. Si pensava che fosse impossibile fare meglio poi Carlo Ancelotti vinse scudetto, 2 Champions, 2 Supercoppe europee, la Coppa Italia dopo una vita e mezza, il Mondiale per club. Infine è arrivato Clarence Seedorf che con il peggior Milan degli ultimi 30 anni, nel solo girone di ritorno in proporzione ha fatto più punti di Sacchi alla sua prima stagione.

Al meglio come al peggio non sembra esserci limite. Dopo le bugie sulla cessione di Kakà nel 2009 si pensava fosse stato toccato il fondo, poi arrivarono quelle sulle cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva. Dopo le cene ad Arcore per salvare la testa di Allegri e fare felice il commercialista, arrivò quella per discutere della liquidazione di Adriano Galliani al quale per la pensione non bastano 100 milioni. Allora venne la cena di famiglia in cui Barbara esplose: “Adesso basta, cambiamo registro”, ma suo padre impotente allargò le braccia scuotendo il capo: “Non posso farci niente”. Dopo l’umiliazione di Sassuolo i Berlusconi provarono la mossa Seedorf, corteggiato per un anno e mezzo, allo scopo di coltivare un allenatore e un dirigente attraverso la stessa persona: “Vai a Milanello, comanda tu, parla soltanto con noi di famiglia”. Esattamente quello che l’allenatore ha fatto. Ingenui, i Berlusconi. E ingenuo Seedorf. Un gioco da ragazzi, in un mese e mezzo soltanto a prescindere dai risultati, aizzargli contro la “squadra”, lo staff, la stampa, i camerieri degli hotel, i cuochi, gli addetti al servizio in camera, gli scrittori dei dossier. Tutti come legati insieme e imbavagliati da un’unica corda gialla simile a una cravatta con cui l’uomo nero olandese è rimasto impiccato da subito. Avrebbe potuto anche vincere tutte le partite e portare la squadra in Champions: il suo destino era segnato lo stesso giorno in cui ha firmato il contratto.

Tutti come legati insieme, tranne i tifosi. Loro hanno capito benissimo che le uova a colazione, le assenze agli allenamenti di scarico o di rifinitura, lo psicologo nell’armadio, i panchinari trogloditi permalosi e i modi autoritari di Clarence, colpevole di aver eseguito alla lettera gli ordini del presidente, sono una gigantesca balla, l’ultima farsa che ha umiliato un’altra icona della storia rossonera, strozzato da una cravatta sin dal primo giorno in cui ha (ri)messo piede a Milanello. Come lo sono state le voci sparse ad arte che starnazzavano del ritorno di Ancelotti, o l’ingaggio dell’allenatore del Siviglia, o quello del Benfica, o quello… Quello che costa di meno, altro che balle, così Fininvest non può opporsi all’esonero di Seedorf come invece era accaduto per quello di Allegri, salvato più volte esclusivamente dalla sua stessa liquidazione e dall’ingaggio del suo successore.

La storia del Milan ormai da tempo la fanno i commercialisti, i camerieri (nel vero senso della parola), i bottegai, i parcheggiatori, i cuochi... Certamente non i Berlusconi, il padre impegnato mentalmente e fisicamente su ben altri fronti e ben altre sconfitte, costretto a bersi le menzogne su un allenatore scelto e prescelto da lui, la figlia imbavagliata da qualcuno che può comportarsi come se fosse il padrone del club senza esserlo. La stessa corda gialla simile a una cravatta che strozza Seedorf, la stessa che ora trascina sul patibolo Pippo Inzaghi. (Il quale di mestiere fa l’allenatore. Quindi se gli offrono la panchina del Milan ovviamente la accetta. Quindi prima di accusarlo di egoismo o di manicheismo fateci almeno un pensierino, nonostante lo sport nazionale italiano sia di essere froci con il culo degli altri).

Molte volte in questi ultimi 28 anni qualcuno ha pensato che fosse impossibile per il Milan superare se stesso. Non sembra impossibile invece, nel bene e nel male. Con questa triste verità comincia l’ennesima estate di passione al mercatino dell’usato. Più o meno rigorosamente a parametro zero.