Senza Europa sono finiti gli alibi, ma Krunic ed Hernandez non bastano perché il Milan non è la Sampdoria

02.07.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Senza Europa sono finiti gli alibi, ma Krunic ed Hernandez non bastano perché il Milan non è la Sampdoria

“Ci siano tolti un fardello dalle spalle”, ha commentato il presidente rossonero Paolo Scaroni quando è diventata ufficiale l’esclusione del Milan dall’Europa League. Contento lui, verrebbe da dire pensando alla possibilità che la squadra di Gattuso, non ancora di Giampaolo, avesse raggiunto il quarto posto per rientrare finalmente in Champions League. Visto che quel traguardo non era un’utopia, ricordando i risultati dell’ultima giornata, quale commento avrebbe fatto il successore del misterioso cinese, purtroppo inserito nell’elenco dei presidenti rossoneri, se l’Uefa avesse escluso il Milan dalla Champions?

In assenza di risposte, rimane la certezza che la società potrà avere più tempo per sistemare il bilancio, mentre Giampaolo avrà più tempo per concentrarsi sul campionato. Nessun alibi, quindi, anzi nessun fardello, per chi dovrà far quadrare i prossimi conti, né tantomeno per il nuovo tecnico rossonero che non potrà lamentarsi come tanti suoi colleghi per gli impegni del giovedì sera, magari a ridosso di un derby o di una sfida decisiva per inseguire il quarto posto. Perché questo, anche se magari si cercherà opportunamente di ridurre i proclami, sarà l’obiettivo della prossima stagione, visto che la coppa Italia non porta soldi e quindi interessa molto meno.

Il mercato chiude il 2 settembre, tra due mesi esatti, per cui teoricamente non c’è fretta, ma a pochi giorni dalla ripresa della preparazione il Milan di Giampaolo è più vecchio che nuovo, con Theo Hernandez al posto di Rodriguez e Krunic al posto di Biglia, al di là del rientro di Andrè Silva. Troppo poco ancora per un necessario salto di qualità, perché è proprio la qualità di cui ha bisogno la squadra per migliorare. Mentre Juventus, Napoli e Inter sono più avanti in classifica e nel rafforzamento dell’organico, il Milan è costretto a incassare qualche “no” di troppo, da Torreira a Modric, in attesa di vendere o svendere qualche pezzo pregiato, tipo Donnarumma e Cutrone per fare cassa. Un difficile gioco di equilibrio tra le esigenze della società e della squadra che non deve però trasformare il Milan nella Sampdoria, con tutto il rispetto per i tifosi della ormai ex squadra di Giampaolo, che hanno visto non soltanto la Champions ma anche l’Europa League soltanto in tv. Mai come dopo questa afosa estate, quindi, si valuterà l’abilità e la competenza di Maldini e Boban, senza commettere però il facile errore di fidarsi a prescindere del loro indiscusso carisma, come in parte già capitato l’estate scorsa quando Maldini fu affiancato da Leonardo. Non basta, infatti, essere stati campioni per trasformarsi rapidamente in grandi dirigenti di un grande club. L’esempio di Galliani, che rimane il miglior dirigente della storia del Milan senza la carica di presidente, ne è una indiretta conferma anche se troppi lo giudicano soltanto in base agli ultimi deludenti sei anni, invece che ai precedenti ed esaltanti venticinque. E quindi è giusto avere fiducia nei programmi della società, che ha il diritto di muoversi come meglio crede, ma anche il dovere di non deludere più i tifosi.