Sostituire Ibra con Milik non è una brillante idea. Meglio sfruttare l’allentamento dei paletti FFp per migliorare la modesta cifra tecnica del Milan

02.04.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Sostituire Ibra con Milik non è una brillante idea. Meglio sfruttare l’allentamento dei paletti FFp per migliorare la modesta cifra tecnica del Milan

Arrigo Sacchi (permettetemi gli auguri anche via sito al tecnico che ha rivoluzionato il calcio italiano) non è tipo da coltivare pregiudizi. Per tutta la sua vita e la sua carriera, anzi, ha fatto i conti col pregiudizio altrui, riservato alle sue idee calcistiche che qui da noi e non soltanto in Italia, hanno abbattuto il muro della tradizione italianista. Nell’ultima intervista rilasciata, parlando di Ibrahimovic, ha detto: “Si è messo al servizio della squadra, è stato generoso oltre che utile per tutti”. Tra i due non è mai corso buon sangue. E il motivo mi pare sia da ricondurre a qualche stroncatura di Sacchi sul conto dello svedese che ha sempre puntato sul proprio immenso talento piuttosto che sul copione della squadra. Segnalo la novità per introdurre il capitolo legato a Zlatan e agli sviluppi delle ultime ore milaniste. Ibra ha deciso di chiudere la sua esperienza calcistica dopo il disastro del corona virus. È rientrato a Stoccolma in famiglia dove si svolgerà il suo futuro non avendo più intenzione di fermarsi ancora nel Milan. Le ricostruzioni, plausibili, sono le seguenti: non ha gradito l’epilogo della vicenda Boban e lo si è visto da come si è comportato col Genoa; non ha molto feeling con Gazidis che tra l’altro solo dopo lo 0 a 5 di Bergamo si è arreso alla necessità di aprire all’arrivo di un 37enne, operazione ritenuta in contrasto con le linee guida di Elliott.

Decide Ibra, dunque. E si sa che fargli cambiare idea è di solito fatica vana. Lo possiamo capire. Al posto di Gazidis avrei insistito invece per averlo come capitano non giocatore, visto l’effetto virtuoso del suo arrivo a Milanello. Ma l’ad sud-africano ha altre visioni e quindi è giusto che lavori con le sue idee per le quali verrà giudicato non solo dall’azionista. Veniamo però al punto. Non è più Ibra la questione di fondo. Semmai l’identità di un possibile sostituto il cui nome ha preso a circolare su giornali e siti con maggiore insistenza e cioè Milik, il polacco del Napoli. Cosa significa una scelta del genere? Che il Milan di Gazidis si prepara a delle scelte di secondo piano. Cassano, un anno fa, definì la rosa rossonera “mediocre” e osservò con qualche ragione: “Ai miei tempi nessuno di questi avrebbe potuto giocare nel mio Milan”. Verissimo. Questi, per moltissimi motivi, non sono più i tempi del vecchio Milan berlusconiano. Ma abbassare la cifra tecnica collettiva significa spostare più in là il traguardo del rilancio promesso all’atto dell’acquisizione delle azioni. Anzi, forse, dopo le decisioni dell’Uefa in materia di allentamento delle disposizioni di financial fair play, sarebbe il caso di potenziare il valore della rosa in modo da avere maggiori possibilità di accorciare i tempi del riscatto e anche dalle vendita del club.