Sotto l'assedio dei frustrati

19.07.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Sotto l'assedio dei frustrati

Sui giornali non scrivo più. Li leggo. E da lettore confesso che sì, avverto più ironia e sarcasmo che rispetto, nei confronti del Milan. Specie in questa fase della stagione in cui imperversa il mercato. Non ho mai amato la dietrologia, ma avverto un'aria strana e me ne chiedo la ragione, visto che quella rossonera è una delle più numerose tifoserie italiane e quindi comprende migliaia di potenziali compratori di quotidiani e riviste. Forse sbaglio, ma... Non riesco a non pensare che il Berlusconi politico e imprenditore, avendo vissuto l’epopea più vincente della storia calcistica nazionale, abbia lasciato recrudescenze di invidia e gelosia inestirpabili. Non riesco a non pensare che i closing e gli assetti societari degli ultimi 3 anni, abbiano spiazzato e gabbato opinionisti e analisti. Suscitando insofferenza e fastidio. Non riesco a non pensare che i silenzi granitici (pubblici e privati) di Maldini e Boban, non avvezzi a ruffianerie o semplicemente confidenze con i rappresentanti anche delle testate più importanti, inducano a ritorsioni di piccolo o medio cabotaggio. Conosco bene i meccanismi che governano mentalmente direttori e redazioni e credo di non essere lontano dalla verità. Riassumendo, c’è una discreta malafede in giro. Bisogna prenderne atto. Rispondendo con eleganza, nel tempo e sul campo.

Confortano questa tesi titoli ad effetto, articoli vacui e farneticanti su obiettivi e strategie vere o presunte, comunque già così corpose da ispirare inchiestucole davvero di infima consistenza, sui troppi “no” incassati dal Milan: Ceballos, Sensi, Veretout, Kabak, Torreira, Praet e molti altri fino a (preparatevi da adesso) Modric. Penso invece che tutti questi “no” - in trattative realmente avvenute, non in quelle di pura fantasia o attribuite di default al club - li abbiano detti per primi Maldini e Boban. Niente aste, niente ricatti, niente colpi di testa per giocatori che possono cambiare gli equilibri soltanto crescendo. Un mercato oculato e importante, perché alla fine sarà importante, in sintonia con le idee dell'allenatore: questo mi aspetto e questo ho la netta impressione che stia accadendo.

Una volta si diventava opinionisti dopo una carriera di una certa importanza, oggi lo si può fare anche a 30 anni senza alcun titolo o ci si può inventare tali al dettaglio sui social. Non sto ad ascoltare, non ho tempo per la fuffa. Sono più attento agli scenari e ai fatti, su quelli mi baso e continuo a non avere motivi per essere preoccupato. Ho fiducia. Negli uomini e nelle loro strategie. Da qui al 2 settembre la strada è lunga e basta con questa storia delle squadre che devonoi essere al completo il giorno del ritiro: tra Mondiali, Europei, Coppa d'Africa e (soprattutto) dinamiche di mercato molto complesse, questa cosa non è più possibile. Punto. Il mondo cambia - in meglio o in peggio - e bisogna adattarvisi o cercare soluzioni concrete, risolutorie, coraggiose. Al passo con i tempi. Quella di un anno fa, chiudere le trattative a Ferragosto, era cervellotica. Piuttosto che restare mozzi, meglio che qualcuno arrivi in ritardo. Non capisco dove stia lo svantaggio. 

Chiudo con un pensiero sullo stadio, nuovo e di nuovo. A parte i deliri di un sindaco preoccupato solo di perdere l'affitto, purtroppo anche qui vale il discorso dell'evoluzione: siamo tutti affezionati a San Siro, ma bisogna fare i conti con la realtà. Elliott e Suning sono colossi della finanza, se c'è una cosa che sanno fare benissimo sono appunto i conti. Anche quelli di rinunciare a 5/10.000 posti in più da destinare ad aree di natura diversa: commercio, ristorazione, parcheggi. Non ho titolo per contestare certe argomentazioni. Mi dispiace molto, è stata la nostra casa per tutta la vita, ma il futuro va affrontato con coraggio. E il coraggio richiede spesso rinunce dolorose, almeno fino a quando toccheremo con mano che sarà meglio così.