Sul nuovo San Siro Milano non faccia come Roma. Il curioso caso Olmo e il derby Elliott-Arnault

23.01.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Sul nuovo San Siro Milano non faccia come Roma. Il curioso caso Olmo e il derby Elliott-Arnault

Milan diviso tre. Primo argomento: nuovo stadio San Siro. C’è voluto del tempo, e parlo a titolo personalissimo, per abituarmi all’idea di vedere San Siro demolito e pochi metri più in là, sorgere un nuovo stadio. Alla presentazione del progetto inziale ho tifato per quello che prevedeva la conservazione dell’erba di San Siro sopra il tetto del supermercato trasformato in parco pubblico. Adesso è stato presentato un secondo disegno, parzialmente riveduto e corretto, con l’idea di un distretto sportivo addirittura. Una città come Milano, dove si scommette forte sulle Olimpiadi del 2026 e ogni giorno si realizza un’iniziativa che sprigiona energia, non può permettersi il lusso di attendere ancora mesi prima di conoscere una decisione definitiva. Bisogna dire un sì o un no: tertium non datur, come dicevano i latini.

Mercato Milan. Il caso Olmo è davvero molto singolare. In qualche tratto ricalca alla perfezione la vicenda Elliott-Arnault. Il giovanotto è un talento croato molto giovane, stimato da Boban, che farebbe al caso del Milan costruito per il futuro. I suoi agenti lo sanno e hanno dato il via a una campagna mediatica bombardando il web di dichiarazioni che inducono i cronisti di calcio-mercato a cavalcare la trattativa definita inesistente da casa Milan. Un amico molto ben informato mi ha spiegato la vicenda con una metafora. Eccola: “Io amo i vestiti fatti a mano. A Milano, in una via del centro, c’è un famoso sarto la cui fama è data proprio dalla bellezza dei suoi doppiopetto. Tutte le volte che passo davanti a quelle vetrine mi soffermo per ammirarli e dopo qualche minuto passo oltre. Il costo dell’abito è, di gran lunga, superiore alle possibilità delle mie tasche. Probabilmente il sarto racconterà in giro che io sono uno dei suoi clienti più affezionati, ma posso garantire che non ho mai messo piede in quella sartoria. E se mai realizzerò un giorno una vincita al superenalotto prenderò in considerazione l’idea di acquistare un capo di quel sarto”. Avete capito l’antifona? Credo proprio di sì.

Elliott-Arnault. Leggo spesso di tifosi e opinionisti che, a margine delle notizie sugli assetti societari del Milan, esprimono giudizi favorevoli a un passaggio da Elliott ad Arnault cui sono attribuite capacità finanziarie gigantesche. Non passo per un amico o un confidente della famiglia Singer e quindi posso permettermi il lusso di esaminare la vicenda dalla collina neutrale. È vero che Elliott, come fa intendere molto polemicamente il cinese, ha acquistato il Milan a una cifra bassa, ma poi dal giorno dall’acquisizione non ha certo risparmiato risorse. E se in questi recenti mesi di mercato ha puntato su alcuni obiettivi e si è ritirato da altri (Sensi e Veretout tanto per citare i casi più clamorosi) l’ha fatto anche e soprattutto per rispettare i paletti del FFP che nel gennaio del 2019 erano stati allegramente scavalcati da Leonardo procurando non poche proteste presso l’Uefa da club concorrenti dei rossoneri (lettera di Pallotta spedita a Nyon). Alla luce delle recenti prestazioni, il mercato si è in parte rivalutato. Di Theo abbiamo intuito alla prima uscita, Bennacer sta mettendo la testa fuori dal pelo dell’acqua, Castillejo ha recuperato un terreno che sembrava ormai impraticabile per le sue caratteristiche. Il problema, allora, è che una parte del patrimonio speso non ha dato i frutti sperati. Ma questo, come si sa, è l’unico argomento sul quale Elliott non ha messo bocca.