Suso fa rima con Gattuso. Ma la posizione dei due potrebbe cambiare

24.03.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Suso fa rima con Gattuso. Ma la posizione dei due potrebbe cambiare

La rabbia dei tifosi milanisti per la sconfitta nel derby, due su due quest’anno, ancora non si placa. E ci mancherebbe altro. Troppo dura una batosta difficilmente preventivabile alla vigilia vista la posizione di forza da cui partivano i rossoneri e la crisi profonda di gioco e risultati da cui arrivavano gli uomini di Spalletti. Ancora una volta invece, con una gara giocata con il coltello tra i denti e la voglia di aggredire ogni pallone, l’Inter ha portato a casa il match, mentre il Milan ha abbassato lo sguardo di fronte al ringhio di Vecino e compagni e si è consegnato armi in pugno agli avversari. Un atteggiamento eccessivamente ossequioso, quello dei rossoneri, che non può non essere addebitato alla guida tecnica.
Partiamo da una premessa, nelle ultime settimane ho subito attacchi bipartizan e anche una sostanziosa raffica di improperi - come ormai vuole la legge del selvaggio web che ha sdoganato l’urticante pratica dell’insulto libero - da entrambe le parti in questione: gli anti-Gattuso e i pro-Gattuso. La tifoseria milanista pare spaccata in due e, a seconda dei risultati, una delle due fazioni assale l’altra colpevole di non aver abbastanza a cuore le sorti dell’amato Milan. Come se poi il tifo per una squadra di calcio si possa misurare, ma questo è un altro discorso.
Da circa un mese, con punta massima nella settimana post-derby, sono stato aggredito verbalmente in egual misura dagli anti-Gattuso (per averlo difeso) e dai pro-Gattuso per (averlo criticato). E già solo questa sostanziale equidistanza dalle due frange mi pone in una posizione di apprezzabile equilibrio.
Nei momenti più duri della stagione ho difeso a spada tratta l’operato di Gennaro Gattuso, straordinario nel compattare e far diventare una squadra quella che ad un certo punto era solo una specie di armata Brancaleone, squassata da cambi di proprietà, precarietà diffusa, infortuni a raffica, squalifiche, mal di pancia di presunte star etc. etc.
Alzi la mano chi alla fine del 2018 avrebbe immaginato di applaudire un Milan terzo in classifica, capace di recuperare 8 punti all’Inter e 9 al Napoli in poche giornate, come da situazione configurata prima della stracittadina.
È innegabile però che al Milan di Gattuso manchi ancora qualcosa a livello di personalità: contro squadre di pari livello, a maggior ragione se in apparente difficoltà (vedi la Roma reduce dal 7-1 di Coppa Italia, la Lazio falcidiata dagli infortuni e l’Inter appena eliminata in Europa League), la squadra rossonera si fa piccola piccola, abbassa la cresta e al coro di «Rispetto per gli avversari» si arrende prima ancora di scendere in campo. Una scena vista già diverse volte quest’anno.
La sensazione è che il tecnico del Milan, ancora oggettivamente giovane, debba fare alcuni ulteriori step nel suo processo di crescita (lettura delle partite, gestione dei cambi, soprattutto la capacità di trasferire ai suoi ragazzi lo spirito giusto con cui affrontare match importanti). Resto dell’idea che l’allenatore calabrese, persona estremamente intelligente, saprà imparare dai propri errori e sono anche personalmente convinto che alla fine i rossoneri conquisteranno il pass per la prossima Champions League. Qui però scatta un interrogativo decisivo: può essere Gattuso il tecnico giusto per un club che ha bisogno di ricostruire la propria immagine internazionale? L’esperienza delle ultime due edizioni di Europa League induce a fare qualche riflessione. Forse in Casa Milan è arrivato il momento di affrontare la questione perchè a giugno potrebbe essere troppo tardi.

Ultima considerazione su Suso, diventato uno dei capri espiatori dopo la sconfitta nel derby. È fuor di dubbio che il rendimento attuale del numero 8 rossonero sia ben lontano dagli standard a cui ci ha abituato. E la conferma arriva dai numeri che mettono a confronto la prima parte della stagione con il periodo che va da novembre ad oggi. È come se una pietruzza dispettosa si fosse insinuata negli ingranaggi della sua macchina. Da quel momento Suso ha smesso di regalare magie. Contro l'Inter l’8 milanista ha meritato l’ennesima insufficienza di questo periodo, frutto di una prestazione a tratti indolente che ha scatenato le richieste di sostituzione immediata da parte dell’irrequieta tifoseria rossonera. Eppure tutte le azioni più pericolose degli ultimi 20 minuti, quelli in cui il Milan ha provato a raddrizzare il match, sono nate da iniziative dello spagnolo. Il pallone controllato male da D’Ambrosio, che poi Musacchio ha spedito in rete, è partito dal sinistro di Suso; il traversone pennellato che Castillejo non ha trasformato in gol solo per un miracolo di Handanovic è partito dal sinistro di Suso; e per finire il cross al 95’ che Cutrone ha scaraventato verso la rete nerazzurro, stoppato solo da un intervento alla disperata di D’Ambrosio, è partito - indovinate un po’ - dal destro di Suso.
Capite bene come una manovra asfittica come quella rossonera delle ultime settimane non possa mai fare a meno del suo uomo di fantasia. Anche in giornate in cui il suo talento non è proprio scintillante. Detto questo, è logico pretendere dal mancino spagnolo un cambio di rotta. Lo sa il ragazzo e lo sa lo staff tecnico del Milan. La squadra rossonera, nella volatona che porterà in Champions, ha assoluto bisogno del suo faro offensivo al massimo della forma. Ma se anche Jesus dovesse continuare a giocare con questi ritmi bassi, teniamo sempre bene a mente le sue pennellate negli ultimi venti minuti del derby prima di invocarne l’esilio.