Suso trequartista dà ragione a Giampaolo e Berlusconi. Se il Milan lo cede crea le prime difficoltà all’allenatore

06.08.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Suso trequartista dà ragione a Giampaolo e Berlusconi. Se il Milan lo cede crea le prime difficoltà all’allenatore

Suso non ha la classe di Rivera, due volte campione d’Europa con il Milan, primo italiano a vincere il Pallone d’Oro, miglior giocatore italiano del dopoguerra, secondo noi. Suso, però, è stato un punto fermo per tutti gli ultimi allenatori rossoneri, da Mihajlovic a Brocchi, da Montella a Gattuso. E adesso lo è subito diventato anche per il nuovo Milan di Giampaolo, che in realtà non ha ancora potuto schierare gli ultimi acquisti, almeno dall’inizio, ma proprio per questo ha scoperto, o meglio riscoperto, il venticinquenne centrocampista spagnolo. Spostato dalla fascia destra al centro, come trequartista per smarcare Piatek e Castillejo, Suso è diventato il primo intoccabile per Giampaolo, che lo ha definito “un fuoriclasse” dopo lo splendido gol contro il Manchester United segnato proprio dalla sua nuova posizione. Un fuoriclasse a cui Giampaolo non vuole rinunciare perché lo considera “intoccabile”, mentre la società aveva già avviato trattative per il suo passaggio alla Roma. Il discorso è ancora aperto, perché Suso garantirebbe una buona plusvalenza, con milioni utilissimi per il presente e per il futuro. A quel punto, però, si creerebbero inutili difficoltà a Giampaolo, costretto a subire una decisione più politica, cioè economica, che tecnica, sulla quale non siamo per nulla d’accordo. Prima di tutto, perché si offrirebbe un alibi a Giampaolo, che dovrebbe cercare alternative allo spagnolo, mettendo in dubbio la sua autonomia tecnica, e poi perché un conto è non riuscire ad acquistare un giocatore gradito e richiesto dal tecnico e un altro, invece, cedere un giocatore che è già in organico e ha più volte dimostrato le sue qualità tecniche.

A questo proposito, anche se nel calcio si rimuove in fretta tutto ciò che appartiene al passato sia pure glorioso, perché il nuovo e i nuovi piacciono più dei vecchi, è bene ricordare che Suso è stato portato al Milan da Galliani, su segnalazione del d.s. Maiorino, e non è costato nulla quando bisognava fare salti mortali per acquistare parametri zero. Suso, tra l’altro, è stato l’ultimo “pallino” di Berlusconi che ha sempre sperato di vederlo giocare dietro le punte, due e non una, come trequartista. Guarda caso, anche se i due non si sono mai parlati, è proprio la posizione in cui Giampaolo ha impiegato Suso, senza aspettare Paquetà destinato a fare il centrocampista esterno come con Gattuso, o il ritorno a tempo pieno di Bonaventura. Una scelta precisa, quindi, che va incoraggiata e rispettata dalla società, perché non ha senso rinunciare a un punto esclamativo, preferendogli nuovi punti interrogativi. Se invece si cerca di giustificare l’eventuale cessione di Suso con le sue richieste di rinnovo e aumento dell’ingaggio, vale la pena ricordare che lo spagnolo è un professionista e come tale ha anche dei doveri oltre che dei diritti, rinviando le discussioni per il suo rinnovo alla fine della stagione e non dell’estate. Se però si vuole a tutti i costi “fare cassa”, meglio abbinare l’interesse economico con quello tecnico, rinunciando non a lui ma ai vari Biglia, Calhanoglu e Andrè Silva, tutti acquistati guada caso dalla disastrosa gestione MiraFax, al secolo Mirabelli e Fassone. Questa deve essere la grande abilità dei dirigenti rossoneri, perché come si sta vedendo in questo strano mercato estivo è molto più difficile cedere che acquistare. Dopo aver svenduto Cutrone, infatti, sarebbe doppiamente grave dire addio anche a Suso, indispensabile ponte tra il Milan che vinse l’ultimo titolo (Supercoppa italiana contro la Juventus) e quello che spera di tornare a vincere.