Tanti motivi per sorridere ma su un aspetto tecnico non si riesce a crescere. Mercato: il bello deve ancora arrivare

27.01.2019 00:01 di Fabrizio Tomasello Twitter:   articolo letto 69580 volte
© foto di Stefano Montesi
 Tanti motivi per sorridere ma su un aspetto tecnico non si riesce a crescere. Mercato: il bello deve ancora arrivare

La domanda del giorno è: dopo il pareggio interno del Milan con il Napoli è il caso di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Ormai abbiamo metabolizzato che nell’era dei tre punti a vittoria, un pareggiotto striminzito vale quanto una sconfitta. Ma c’è pareggio e pareggio. Quello strappato sabato sera contro la corazzata partenopea, scesa a San Siro con quattro bocche di fuoco come Milik, Insigne, Mertens e Callejon schierate tutte insieme, non può che essere accolto con soddisfazione in Casa Milan, anche in considerazione degli infiniti ostacoli che il Milan è stata costretto a superare dall’inizio di stagione. Basti pensare ad esempio a quanto è cambiata la squadra di mister Gattuso rispetto a quella che scese in campo al San Paolo per il match d’andata. Niente Higuain, niente Biglia, niente Bonaventura, eppure i rossoneri sono riusciti a gestire questa sorta di metamorfosi presentandosi al cospetto di Carlo Ancelotti, il grande ex di giornata, con una carica, una grinta e una voglia di cercare il successo che lascia ben sperare in vista di un finale di campionato che si annuncia combattutissimo per la lotta ad un posto Champions.
Di motivi per sorridere mister Gattuso può portarne a casa diversi al termine dello 0-0 contro il Napoli. Innanzitutto la tenuta difensiva. Gigio Donnarumma ha chiuso il match con il 5° clean sheet nelle ultime sette partite; Romagnoli è sempre più il leader autorevole del reparto e l’intesa con Musacchio sembra non risentire delle ultime settimane lontano dai campi da gioco di entrambi; Calabria e Rodriguez rappresentano garanzie affidabili sulle fasce. Insomma ce n’è di che essere soddisfatti.
Anche per quanto riguarda la zona centrale del campo ci sono diversi spunti interessanti da segnalare. L’intesa tra Calhanoglu e Paquetà cresce, il turco è ancora troppo discontinuo e il ragazzino brasiliano ancora poco scafato per fare la differenza, ma si vede che i due parlano la stessa lingua e se tanto mi dà tanto, da qui in avanti ne vedremo delle belle. Sempre a proposito di Hakan, abbiamo ricominciato a vedere i cambi gioco per Suso che avevano esaltato la platea rossonera la passata stagione, quelle sventagliate da 40 metri a tagliare tutto il campo che mettevano lo spagnolo in condizione di far male. Contro il Napoli non è accaduto, ma anche da questo punto di vista i segnali sono incoraggianti.
E per finire l’attacco. Fermo restando che Cutrone avrà sempre tutto il sostegno, la stima e la simpatia dei tifosi rossoneri, l'entrata in campo di Piatek con quella carica agonistica e la voglia di spaccare il mondo ha davvero aperto i cuori del popolo milanista. A guardare Robocop lottare lancia in resta contro Albiol e Koulibaly e ripensare al sussiego con cui il predecessore Higuain si degnava di scorrazzare in mezzo al campo portando in giro la maglia rossonera con il numero 9, oggi fa quasi rabbia. Il Milan nel cambio ci ha guadagnato, indubbiamente. Non resta che aspettare il battesimo del gol di Kris il glaciale.
Chiudiamo con le dolenti note. Ancora una volta facciamo fatica a contare la quantità industriale di palloni sbagliati nelle fasi terminali delle azioni offensive. Controlli sbagliati, letture sbagliate, ultimi passaggi sbagliati, anche contro il Napoli il Milan deve rammaricarsi per l’incredibile quantità di opportunità sciupate per l'imprecisione dei suoi avanti. È toccato a Suso, Paquetà, Cutrone, Kessiè, Calhanoglu, Calabria, tutti incapaci, al momento di dare il colpo di grazia a Carlo Ancelotti di fare la scelta giusta. Su questo aspetto purtroppo è difficile prendersela con Gattuso, piuttosto sarebbe il caso di analizzare la qualità complessiva della rosa rossonera e l’età media (= inesperienza) della squadra.

E chiudiamo appunto con le questioni legate al mercato. È stato interessante sentire Ivan Gazidis il giorno della presentazione di Piatek argomentare su questioni considerate di primaria importanza da tutto l’universo rossonero: mercato, Uefa, fairplay finanziario, restrizioni, punizioni etc. etc. Istruttivo ma anche confortante per i tifosi milanisti, oppressi dalle minacce che arrivano da Nyon: «Finchè non ci sarà una sentenza sul ricorso al TAS non sapremo i paletti e le restrizioni che subiremo. In questa fase la UEFA non deve benedire tutto quello che facciamo» E ancora: «Noi vogliamo rispettare il FPF, ma ci deve essere un percorso per club come il nostro che vogliono tornare in alto. Abbiamo una proprietà forte e quindi sono ottimista per il futuro». Un discorso molto simile a quello già sentito - e particolarmente apprezzato - di Zvonimir Boban qualche giorno fa. Se questa corrente di pensiero dovesse fare breccia tra i muri di Route de Genève 46 a Nyon, vista la solidità patrimoniale di Elliott e la voglia di riportare il Milan in cima al mondo, i tifosi milanisti potranno ricominciare a sognare in grande molto presto.
Nel frattempo io preferisco non credere alle parole di Gattuso che ha dichiarato chiuso il mercato in entrata. Nelle scorse settimane abbiamo ribadito l’esigenza di portare a Milanello un calciatore di peso e spessore in mezzo al campo e un attaccante esterno. Magari non tutti e due, ma almeno un calciatore con certe caratteristiche arriverà.