Teatrino Ibra e mercato in ritardo

28.08.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Teatrino Ibra e mercato in ritardo

Il mercato apre ufficialmente il 1. settembre e chiude il 4. ottobre. Il 21 luglio scorso, in occasione di Sassuolo-Milan, la proprietà rossonera ha annunciato il rinnovo della fiducia a Stefano Pioli (con conseguente conferma di Maldini e "via libera" alle trattative per un altro anno con Ibra). Fino a quel momento, il futuro era rimasto in mano a Rangnick che Ibra non lo voleva. Fino a quel momento, chi avrebbe dovuto occuparsi di mercato per la stagione 2020-2021 e per il futuro non erano più Maldini e Massara. Dunque, il fatto che la macchina si sia messa in moto lentamente e un po' in ritardo pare normale e fisiologico: personalmente, considero talmente più importante e azzeccata la scelta di proseguire con questi uomini, che sono disposto a sopportare il dazio del rallentamento.

Parliamo di Ibra e di mercato. La querelle di questi giorni ha lacune mediatiche indiscutibili e il fatto che sia in corso un avvicendamento anche tra il responsabile della comunicazione (Fabio Guadagnini) e il suo successore ha un'incidenza relativa, perché i meccanismi che riguardano le notizie di mercato sono particolari e differenti rispetto alla routine: ognuno attinge alle proprie fonti, i dirigenti e i procuratori parlano con chi vogliono e lo fanno in segreto. Da questo punto di vista, sono 3 anni che gli acquisti del Milan sbocciano all'improvviso, senza sentore alcuno, nonostante la ridda di voci e di nomi che si leggono: Hernandez, Bennacer, Rebic, Kjaer, Leao, lo stesso Saelemakers sono sbucati fuori dal nulla. Quindi nessuna sorpresa e nessuna novità sul silenzio e sulla vaghezza della dirigenza. 

La cosa che fa più sorridere è che per giorni si è letto e sentito che per Ibra si mercanteggiava su un milione. Un milione. Uno. Francamente, trattandosi di un fuoriclasse di quasi 40 anni che dispone di un patrimonio personale di almeno un paio di centinaia, di milioni, mi è sempre parso un nodo poco credibile: che vi fosse sotto altro, rispetto a ingordigia e avidità, è abbastanza evidente. Non so se si trattasse di garanzie di rinforzi, di bonus (lo "stile" di cui parla Raiola era probabilmente riferito al numero di presenze), di commissioni per lo stesso Raiola, di opzioni su altri assistiti. Non lo so. So che in una trattativa con un personaggio come Mino Raiola che voi continuate a detestare, ma che personalmente continuo a ritenere uno che faccia per bene il suo mestiere, il suo interesse e quello dei suoi assistiti (vorrei averlo come agente quando tratto con gli editori) bisogna avere pazienza. Ibra è troppo importante in questa squadra, per il contributo tecnico, ma soprattutto il valore aggiunto della sua personalità, del carisma, della leadership che si coniugano alla perfezione con l'allenatore. E con il gruppo. L'empatia è totale, il connubio deve proseguire. Siccome quello che parla con i giornalisti è Raiola e non Maldini, quello che esce è quello che leggete e ascoltate. A me interessa che Ibra rimanga, per il Milan. Ho più a cuore il campo dei teatrini, i quali in questa fase forse non fanno fare bella figura a nessuna delle componenti, ma quello che conta e interessa in fondo è solo il risultato finale.

Quando scrivo di Milan, il tifoso fa a pugni con il giornalista. Faccio in modo che camminino vicini, se non proprio sottobraccio. Allora, anche io come tifoso sono deluso come voi, perché da settimane sento nomi da acquolina in bocca come Torreira, Tonali, Chiesa, Aurier, Thiago Silva, ma non succede niente. Però poi riprendo i dati che vi ho sottoposto all'inizio: questo staff ha ripreso quota e potere un mese fa, il mercato inizia tecnicamente tra 4 giorni e durerà poco più di un mese, la volontà e i soldi per completare il bel mosaico del finale di stagione ci sono. E' vero, al momento c'è ancora "quel" Milan, ma senza Bonaventura, con Ibra sospeso e in Europa senza Rebic - nelle battute iniziali -. Confrontarsi con tempi, modi e disponibilità di Inter e Juventus (ma anche Napoli, Roma e Lazio, se volete) non ha senso, non ancora. Ma il gap che esiste a livello di budget e investimenti, ho ancora la fiducia e la convinzione che sul campo possa essere limato. Se la (nuova) unità di intenti che Gazidis e Maldini ostentano in pubblico, ha fondamenta anche nel lavoro quotidiano, da qui al 4 ottobre qualcosa succederà: lasciatemi questa speranza e, se credete, almeno fino ad allora condividetela con me.