Tutta l'importanza di Kjaer. Elliott, Pioli e il futuro

04.07.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Tutta l'importanza di Kjaer. Elliott, Pioli e il futuro

Da quando c'è Kjaer nel Milan, il Milan prende i gol che deve prendere per la bravura dell'avversario. Ma, con lui in campo, di gol balordi la squadra non ne ha presi più. A Lecce e a Ferrara un po' di gol balordi tra quello annullato ai salentini "di misura", esattamente come quello giustamente tolto a Chala sul campo della Spal, e i tre effettivamente subiti, siamo invece tornati a prenderne. Questo non è mai, assolutamente, un rilievo critico a Matteo Gabbia, che ha fatto buone gare ed è destinato a crescere, ad apprendere velocemente a ad inserirsi con credibilità nel Milan prossimo venturo. Non necessariamente un complimento a qualcuno, va a detrimento di qualcun altro. So che, fra chi legge, in questo momento, c'è già in ogni caso il commento dentro il fumetto: avessi detto, se dipendiamo da Kjaer....Non dipendiamo da Kjaer, che resta il capitano della Nazionale danese e che ha giocato due Mondiali nel 2010 e nel 2018, per cui in linea di principio anche fosse non sarebbe un delitto, ma in alcuni momenti della partita, su alcuni palloni da sfangare, la serenità che un nordico d'esperienza come lui riesce a dare vicino alla porta, è mancata al Milan nel secondo tempo del Via del Mare, compreso il fallo di Babacar trasformato in rigore, e in generale al Mazza. Se pensiamo che l'ultimo gol subìto in campionato con Kjaer in campo è quello di Lukaku, capiamo meglio il tema. Vero che il danese ha saltato poi diverse partite e il Milan avrebbe potuto subìre altri gol, ma resto convinto che non sarebbero stati gol sciocchini, ma seri. Non è un giovanotto di primo pelo Simon, ma un giocatore solido e importante.

Non prendetemi per piacere per lo smentitore ufficiale, come da doveri aziendali. Ma sul fronte Arnault, non c'è veramente niente. Lo scrivo solo perchè mi spiace vedere sui social tante elucubrazioni all'ennesima potenza e tanto tempo perso dai milanisti a rincorrere improbabili bavette di vento. Niente, davvero. Resto dell'idea che il tempo verrebbe impiegato meglio a valorizzare Elliott, che mette nel Milan 100 e rotti milioni d'euro l'anno, e a stimolare l'attuale proprietà a fare sempre meglio. Ma se lo scrivo, vengo accusato di conflitto d'interesse in un amen. Per cui uso volentieri toni doverosamente rispettosi nei confronti dei tifosi e suggerisco dolcemente di lasciar perdere. Elliott ha pagato cara in termini economici in prima persona l'esperienza da farsi sul campo dopo l'acquisizione del Milan in un momento di grave emergenza nel luglio 2018, ora ha il pieno diritto di scegliere, indirizzare e delineare in prima persona. Tenendo sempre conto comunque che il Milan non è una pratica semplice, che la sua tifoseria non è la prima che passa per strada e che il contesto è tanto affascinante quanto delicato e complesso, e che, già che ci siamo, qualsiasi proprietà con la Uefa e con il FPF deve comunque fare i conti. Qualsiasi cosa accadrà in futuro, il progetto dovrà essere sempre tutelato al meglio. Esattamente come è sacrosanto oggi non solo rispettare ma soprattutto apprezzare il lavoro di Stefano Pioli. Quale che possa essere il suo e il nostro futuro, i germogli del lavoro di Pioli sono evidenti e lui non è ancora fuori dal Milan al di là di ogni ragionevole dubbio. E se proprio dovesse essere, cosa che non so e che non mi risulta, l'uomo e l'allenatore non lasceranno terra bruciata. Cosa che tutto il movimento d'opinione in servizio permanente effettivo attorno al calcio, gli riconoscerà. Quello che succede in campo, al Milan, si vede. Prenderemo qualche gol balordo e sbaglieremo molto al tiro, ma giochiamo a pallone con giocatori di talento dentro un contesto serio e organizzato. Al netto degli episodi della partita, lo abbiamo fatto sissignori anche a Ferrara. E questa è una buonissima base di partenza per qualsiasi progetto futuro.