Vai Theo: come volevasi dimostrare. Correa: niente panico. Uefa: il calcio impazzisce d'estate

27.07.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Vai Theo: come volevasi dimostrare. Correa: niente panico. Uefa: il calcio impazzisce d'estate

L’infortunio di Theo Hernandez è arrivato dopo che si erano infortunate tante ironie tra il suo gran gol nella partitellina contro il Novara e il panico ingenerato negli avversari ogniquavolta ne seminava uno nella partitellona contro il Bayern. Proprio nell’estate in cui se arriva Lazaro a 20 milioni è un campione e l’Hertha è il Real Madrid rispetto all’Empoli, mentre se arriva Theo alla stessa cifra non va bene perché c’è già questo e c’è già l’altro e il fatto che arrivi dal Real Madrid è un dettaglio insignificante. In realtà le ironie estive, diventate persino stucchevoli tanto sono reiterate e scontate sempre e solo contro il Milan, hanno prodotto un danno. Che è proprio l’infortunio di Theo. L’ex Real ha voluto dimostrare, ha voluto forzare, ha cercato di dare subito la sua impronta e le sue rassicurazioni, rispetto al recente passato e anche alle perplessità mediatiche che lo hanno accompagnato al Milan. Il terreno terriccioso di Kansas City e la voglia di fare subito bene gli hanno fatto lo sgambetto. Ma una cosa l’abbiamo capita, e cioè che è a colpi di Piatek, di Paquetà e di Theo Hernandez che si ricostruisce, una finestra di mercato dopo l’altra, una spina dorsale. E’ probabile invece che siano state la carica trasmessagli da Paolo Maldini e la sensazione che con tante assenze bisognasse spingere subito per aiutare la squadra, a spingerlo ad accelerare con sprezzo del pericolo per la sua caviglia nella bellissima cavalcata nell'azione dell’infortunio contro i bavaresi. In ogni caso, è giocatore di livello e adesso si è ben capito il rapporto qualità/prezzo rispetto a Ceballos e agli altri esuberi del Real che ha spinto prima Boban e Maldini a Madrid e poi lo stesso Maldini a Ibiza. E’ con acquisti del genere che le ironie prima o poi si affievoliranno o si indirizzeranno finalmente altrove.

Avevamo sostenuto sul nostro canale YouTube giorni fa che l’operazione Correa potesse essere difficile. E nel momento in cui tutti l’hanno data in un amen per scontata, sono partiti i pomodori sul pianista. Ma non era difficile avere poi ragione sul tema. Non per l’arrivo o meno di Correa al Milan, ma per capire bene cosa stesse succedendo. Una triangolazione come quella che è stata presentata dai giornali e cioè Correa-Andrè Silva e Cutrone è difficile per sua natura, perché coinvolge 7 parti, 1 società, altre 3 società e 3 entourage. Ma che il Milan non faccia operazioni dalla sera alla mattina è dimostrato dai fatti. Krunic è stato visionato tutta la scorsa stagione. Bennacer è stato dato per fatto il 4 luglio e ha fatto invece le visite mediche il 22 luglio. Diciotto giorni sono una enormità nel calciomercato, eppure sono passati perché dall’altra parte della barricata si volevano cambiare le carte in tavola e il Milan non si è fatto prendere dal panico. La stessa cosa riguarda Andrè Silva, in attesa che il Monaco dirima le questioni economiche in essere. La stessa cosa riguarda l’Atletico Madrid, perché un conto sono i bonus, un conto sono 15 milioni di bonus. C’è questo di particolare nel Milan di questa sessione di calciomercato. Che è un Milan fuori da tutto. Da alleanze fra procuratori, da alleanze per le plusvalenze, da camarille mediatiche. Quando una società o un procuratore vanno a parlare con il Milan, parlano. E quando si parla si può concludere ma anche no. Parlare sul serio non significa ammiccare dopo che miriadi di mediatori hanno già fatto tutto. Oggi è il 27 luglio, ma il Milan non guarda il calendario e fa il mercato con lo stesso aplomb che si potrebbe avere il 16 giugno. Perché altrimenti si viene presi per il collo e si pagano i giocatori il doppio, cosa che accade ad altri ma che il Milan non può fare, vero Uefa?

Ecco, un attimo della Uefa vorremmo parlare. Perché vorremmo capire se dalle parti di Nyon si sia colto come vengono declinati oggi i sani principi anti-riciclaggio per cui è nato il Fair Play finanziario. Il FFP di oggi, il FFP riveduto e corretto ha semplicemente riesumato le plusvalenze. Che ad esempio il Milan non fa. Con tre plusvalenze derivanti da alleanze e ammiccamenti, il Milan oggi avrebbe già potuto vendere Donnarumma, Suso e Cutrone. Ma le plusvalenze non sono soldi, non sono solidità. Sono scambi da bancarella al mercato che generano dei plus di bilancio, mentre il movimento di denaro vero nel calcio resta quello e cioè poco soliti noti esclusi. L’ansia di vendere per il Fair play finanzario ha tolto potere contrattuale alle società. In questo senso il Milan è già virtuoso, ad esempio perché ha deciso di vendere i propri gioielli per il loro valore reale. Altrimenti non li vende. E non li cede certo per fare il maquillage al bilancio, che è l’unico effetto delle plusvalenze. Non vada in vacanza la Uefa, durante l’estate. Visto che interviene sul libero mercato degli investimenti delle società a bilancio, vigili sulle cifre assurde e scandalose che regolano le compravendite nazionali e internazionali dei giocatori. E’ da tifosi immaginare dei tetti e dei parametri? Forse, ma questo è un calciomercato impazzito. Che genera bilanci impazziti. Il Fair play finanziario deve diventare Fair play societario, una vigilanza sui flussi di denaro del calcio e sulla consistenza delle proprietà delle società di calcio. Se questi fondamentali sono a posto, le società devono essere libere di agire. Perché in un calcio senza regole e in un mercato senza senso, non possono essere i bilanci di primavera l’unica cosa da colpire e da perseguire. Il calcio non finisce dopo il controllo dei bilanci di primavera, la finale di Champions League e i bollettini investigativi di Giugno, cose nelle quali la Uefa è grande protagonista. Il calcio impazzisce a Luglio e Agosto ed è in questi mesi che bisogna cominciare ad esserci.