Vittoria, terzo posto e un paio di problemi da risolvere. Adesso però godiamo!

03.03.2019 00:00 di Fabrizio Tomasello Twitter:    Vedi letture
© foto di Stefano Montesi
Vittoria, terzo posto e un paio di problemi da risolvere. Adesso però godiamo!

Chi si accontenta gode, dice il proverbio. E allora, almeno per stavolta, godiamo. Accontentiamoci di questa vittoria striminzita e stiracchiata ai danni di un buon Sassuolo e godiamoci il terzo posto. Assaporiamo a pieno il sorpasso all’Inter che appena un paio di mesi fa sembrava una specie di miraggio. Applaudiamo i ragazzi che hanno conquistato altri tre punti e ormai, a parte Juve e Napoli, guardano tutti dall’alto, ma senza perdere di vista quello che la partita contro i neroverdi di De Zerbi ci ha raccontato. Perchè la prestazione stropicciata del Milan non può, per quanto vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, far passare in secondo piano le tante, troppe magagne messe a nudo dagli emiliani con una prova equilibrata e lineare.
Certo, ci sono diversi aspetti positivi. Donnarumma ha mantenuto inviolata la sua porta per l’ottava volta nelle ultime undici partite, evidenziando ancora una volta la solidità del pacchetto arretrato rossonero. Oltre al fatto che, dopo tanto tempo, il Milan finalmente non ha fallito la gara del salto di qualità, portando a casa una vittoria che in altri momenti avrebbe lasciato per strada.
Poi però, a fare da contraltare con il godimento da terzo posto, c’è tutto il resto di Milan-Sassuolo ad instillare più di qualche dubbio sull’effettiva valenza di questo momentaneo risultato. Anche perchè già nelle precedenti esibizioni dei ragazzi c’erano state alcune pericolose avvisaglie che probabilmente non sono state prese nella dovuta considerazione: in primis la roboante vittoria per 3-0 contro l’Empoli, dopo però un primo tempo di stenti e sofferenze; quindi la semifinale di andata di Coppa Italia contro la Lazio, quando per la prima volta Gattuso ha evidenziato una frenata dal punto di vista del gioco. Stavolta, dopo il successo contro il Sassuolo, il tecnico calabrese ha addirittura parlato di doppio passo indietro.
Per quanti sforzi io faccia, difficilmente riesco a ricordare due partite consecutive con una tale concentrazione di errori individuali, alcuni davvero imbarazzanti, come quelli messi in mostra dai calciatori del Milan sia martedì sera all’Olimpico che contro il Sassuolo. Ora, se è vero che può capitare la giornata storta per qualcuno, un po’ più difficile che la presunta giornata storta arrivi contemporaneamente per almeno 8/11 della squadra, e soprattutto per due partite consecutive.
Da cosa può dipendere questo doppio passo indietro? Gattuso non vuole sentir parlare di stanchezza, però poi è il primo ad ammettere che alcuni dei calciatori del Milan vengono da una striscia di 11-12 partite giocate consecutivamente e forse meriterebbero di tirare il fiato. E allora forse sarebbe il caso di cominciare ad offrire a qualcuno dei ragazzi il meritato riposo, un turn over ragionato in grado di rigenerare i vari Kessiè, Bakayoko, Suso, Calhanoglu, solo per citarne qualcuno, e consegnarli al meglio della condizione in vista dell’impegnativo e delicatissimo rush finale.
Poi ci sarebbe anche da fare una piccola considerazione sulla questione mentalità: va bene aver fatto di una fase difensiva eccellente il marchio di fabbrica di questa squadra, ma la capacità di stare tutti raccolti davanti alla porta di Donnarumma non può e non deve diventare il carattere distintivo perenne di questa squadra. Il Milan rinunciatario, passivo, titubante visto all’Olimpico contro la Lazio e per lunghi tratti anche a San Siro contro il Sassuolo, non è esattamente un bello spot per gli amanti del calcio. Va bene la stanchezza di qualcuno, comprensibile l’apprensione e le vertigini da posizioni alte di classica, ben accetti anche i passi falsi di alcune delle concorrenti, ma su una cosa sarà d’accordo anche mister Gattuso: per raggiungere l’obiettivo della Champions League servirà ricominciare a giocare bene a calcio. Perchè godere è bellissimo, ma senza accontentarci troppo.