Zlatan regala una grande illusione. Il derby è lo specchio dell'abisso tra Inter e Milan in questo momento

10.02.2020 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Zlatan regala una grande illusione. Il derby è lo specchio dell'abisso tra Inter e Milan in questo momento

Lasciare San Siro dopo il 4-2 subito nel derby con il secondo poker subito nei secondi tempi dopo quello preso a Bergamo lascia un amaro in bocca clamoroso. Perché il primo tempo del Milan è stato qualcosa da far strabuzzare gli occhi. La squadra, schierata con il 4-2-3-1, ha messo sotto l’Inter, facendole prima paura con il palo di Calhanoglu e poi mandola due volte al tappeto con i gol di Rebic e Ibrahimovic. Ma proprio nello spazio tra il suono della campana del primo round e il primo montante trovato dai nerazzurri al volto milanista, ecco che si vede la fragilità di una squadra giovane e con poche alternative di qualità in rosa. Ibrahimovic non può trapiantare le sue cellule cerebrali nei crani dei compagni. Perché sarebbe troppo bello e troppo facile. E allora lui, dalla zona offensiva, ha guardato i gol di Brozovic e Vecino, ha sentito il ruggito del San Siro interista al quale aveva mandato un bacio dopo lo 0-2 e ha capito che la gara era cambiata. Purtroppo per il Milan. Perché dopo il pareggio interista, è come se avessero staccato la corrente al generatore milanista. Nessuno è più riuscito a fare quello che doveva. È saltato per aria tutto: distanze, schemi, catene. Tutto. E allora ecco arrivare il 3-2 di De Vrij con un colpo di testa assurdo e poi il poker di Lukaku. Il palo ha detto di no a Zlatan per il possibile 3-3, ma c’era un tocco di mano di Bonaventura che sarebbe stato oggetto di revisione al VAR. La grande illusione di poter vincere il derby c’è stata, non neghiamocelo, perché sopra 2-0 dopo aver annullato l’Inter era inaspettato. Ma qui casca l’asino.

Il progetto sportivo non può prescindere da giocatori di esperienza e di qualità. Basti vedere come è entrata l’Inter in campo sotto di due gol e come ha approcciato il Milan. I nerazzurri, cazziati e caricati a pallettoni nell’intervallo da Conte, sembravano bestie assetate di sangue che sono arrivate all’obiettivo. Serve rimpolpare la rosa di gente con gli attributi. Più Rebic e meno Paquetà, per fare due nomi, perché dire che servono più Ibrahimovic non solo non è possibile, ma potrebbe far venire un colpo anche all’uomo dei conti. Ma la realtà dei fatti è che l’Inter è a 22 punti di distanza non solo in campionato, ma anche fuori dal campo. I fatturati parlano chiari, le organizzazioni idem (non a caso Marotta era la primissima scelta di Elliott per la ristrutturazione milanista) e anche le possibilità economiche. Campare così non è cosa, è un trascinarsi dentro un qualcosa che rimane incompiuto. Se in estate Boban e Maldini verranno fatti lavorare con calma e con meno paletti, anagrafici e tecnici, forse si potrà continuare a provare a inserire altri tasselli che possano far crescere la squadra. Ma vanno fatte delle scelte importanti, anche in ruoli che oggi, numericamente, risultato coperti.

Il 4-2-3-1 della grande illusione, però, deve essere la strada da perseguire con questi interpreti. Deve salire la condizione mentale, la convinzione di poter lottare anche dopo aver subito due gol in 120 secondi. Solo così si potrà dare un senso ai big match e alla classifica. Anche se andare in Europa League, forse, non servirebbe a granché a patto che in estate ci sia rivoluzione, dentro e fuori dal campo.