Pagelle - Bonucci-Romagna, muri e cecchini. Gigio torna super. Kalinic da matita blu, ma è finale

28.02.2018 23:39 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Pagelle - Bonucci-Romagna, muri e cecchini. Gigio torna super. Kalinic da matita blu, ma è finale

Queste le pagelle di Lazio-Milan

G. Donnarumma 7,5: tiene a galla il Milan con tre parate decisive su Immobile e Milinkovic-Savic. Avventuroso in due uscite alte, dove decide di andare col pugno. Para due rigori che sono decisivi nel tenere a galla il Milan nella serie decisiva.

Calabria 6,5: Lulic è una brutta bestia da tenere a bada e anche Immobile e Milinovic-Savic gravitano spesso e volentieri nella sua zona. Rocchi lo ammonisce in maniera molto fiscale, ma Davide – che sfiora il gol – non sembra risentirne. Decisivo nel chiudere un destro al volo di Immobile nei supplementari.

Bonucci 7,5: prova da leader maximo, sia tecnico sia caratteriale. Ringhia sui giocatori della Lazio che si lasciano andare troppo facilmente nei contatti e fa notare a Rocchi certe situazioni. Tecnicamente è lui a guidare la linea che mette spesso in off-side Immobile. Glaciale dal dischetto nel segnare il rigore che manda la serie ad oltranza.

Romagnoli 7,5: difensivamente parlando, fa una partita mostruosa. Anche lui vittima della troppa severità a senso unico di Rocchi, gioca con un giallo sulla testa. Chiude tutto ed è determinante all’alba del secondo supplementare nel fermare Milinkovic-Savic. Si divora il gol della vittoria di testa. Regala al Milan il biglietto per la finale con un rigore perfetto.

Rodriguez 5,5: da sempre quella sensazione di scoprire il pallone quando lo ha tra i piedi. Marusic gli crea grattacapi e Felipe Anderson agisce nella sua zona perché sa che, nel breve, lo svizzero va in difficoltà. Riesce a reggere fino alla fine nonostante i clienti scomodi. Ma poi baglia dal dischetto.

Kessie 6,5: partita di grande spessore di Franck, che viene gravato da un cartellino giallo fiscalissimo, ai limiti dell’invenzione, da parte di Rocchi. Il duello fisico con Milinkovic-Savic è di quelli d’altri tempi, ma lui ne esce benissimo. (dal 96’ Montolivo 6: entra per far respirare Kessie e ci mette esperienza e fisico. Calcia maluccio il rigore).

Biglia 6,5: sente la partita, ma il ritorno nell’Olimpico laziale è di grandissimo livello. Perde solo una palla sanguinosa in tutta la partita, ne recupera e ne pulisce una quantità imprecisata e fa valere la sua leadership tecnica in campo.

Bonaventura 6,5: strappa sempre per innescare i contropiedi e Suso non lo premia quando, a fari spenti, aveva occupato il corridoio libero che la difesa della Lazio gli aveva concesso. Toppa un paio di scelte in fase di rifinitura, ma è costante in tutti i 120 minuti. Glaciale dal dischetto.

Suso 5,5: due occasioni del Milan nascono dal suo mancino. Un tiro che Strakosha devia con più di un grattacapo ed il pallone che manda in porta Calabria. Tuttavia non entra nell’economia generale del match come dovrebbe e come richiederebbe l’occasione. (dal 108’ Borini 6: impeccabile dagli undici metri).

Cutrone 6: da solo si trova a dover trottare contro i tre centrali della Lazio. De Vrji, in più di una circostanza, lo soffre e lo perde. Arriva lungo in un paio di circostanze e non chiude uno dei tanti contropiedi concessi dalla Lazio al Milan, ma arriva stanco e poco lucido sul pallone di Bonaventura. (dal 70’ Kalinic 4,5: ha avuto la palla per redimersi, per cancellare mesi di critiche e di digiuno. Solo, davanti a Strakosha, manda la palla della qualificazione sul fondo in maniera dilettantesca. Ad oggi, 25 milioni non giustificabili. Peccato per l’obbligo di riscatto).

Calhanoglu 6,5: ha le Duracel nelle gambe e nei polmoni. È ovunque, sulla corsia di sinistra. Aiuta Bonaventura e Rodriguez, si mangia un gol in contropiede, costringe Strakosha alla grande parata su punizione. Rigore spettacolare.

Gattuso 7: squadra che corre, lotta e soffre. Amministra e si divora tanti gol in contropiede. Viene tradito da Kalinic al tramonto dei supplementari. Ma la sua squadra non muore mai. Capopopolo e caposquadra di una rivoluzione che ha ricompattato sempre più l’ambiente.