Milan a forza tre, ma la Samp dov'è?
Leonardo come Tele Santana. Il tecnico rossonero, fan del 4-2-4 che il Brasile presentò ai mondiali del 1982 (una delle più forti selezioni verdeoro di ogni tempo), è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante e una buona credibilità anche tra gli addetti ai lavori, che all'inizio storcevano il naso e volevano vedere il mister defenestrato dalla dirigenza rossonera. Gli errori ci sono stati - e molti - nelle prime giornate: dalle ciabatte di Seedorf ai pareggi contro Livorno e Bari, passando con la sconfitta contro l'Udinese.
La maggiore critica che andava fatta a Leonardo era quella di giocare con i fantasmi, proprio come Gregucci con Del Neri: il modulo era troppo simile a quello utilizzato da Ancelotti, salvo poi ricordarsi che Kakà non era in campo con la maglia del Milan - a parte la gara contro il Bernabeu, che lo ha visto come il migliore dei rossoneri - e scoprire un Ronaldinho imbarazzante, un Huntelaar inconcludente e un Pato che non riusciva a centrare la porta. La partita con la Roma ha fatto la differenza, il nuovo modulo a tre punte (scoperto solamente nel secondo tempo) più un rifinitore ha dato nuova linfa a un Milan brutto e abulico, costretto a riscoprire Dida per l'infortunio, in contemporanea, di Storari e Abbiati. Ora i punti di debolezza si sono trasformati, incredibilmente, nella forza del Milan: il brasiliano non stecca più, ha raggiunto il punto più basso ed è tornato a essere una saracinesca, Pato riesce a saltare l'uomo con facilità, Ronaldinho ha voglia di correre e servire assist al bacio ai compagni.
Occhio, però, a non fare l'errore di Siena: alla prima giornata il Milan era stato convincente, contro i bianconeri, salvo poi ritornare sulla terra grazie ai gol dell'Inter. La Sampdoria vista a San Siro è piccola piccola, ha fatto solo quattro punti nelle ultime sei gare - dalla partita con la Juventus, per intenderci - e sta attraversando un momento davvero buio: saranno i fischi, ma Cassano dopo la partita col Bari ha smesso di illuminarsi, e ora i blucerchiati sembrano in crisi. Certo, parlare di problemi quando la classifica recita "punti 24, quinto posto" è dura, ma le radici di questo male sono in profondità, più nella testa che non nelle gambe di una squadra che ha avuto il grande pregio di partire a razzo. Con il Palermo sarà un'altra gara: di mezzo c'è, però, la partita a Zurigo. Galliani ha detto che bisogna vincere: non riuscire a strappare una vittoria agli elvetici, su due partite, sarebbe davvero imbarazzante.

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