Quinta parte - Nozze d'argento con uno scudetto: e alla fine arrivò il 1 maggio
La vigilia della sfida dell'anno è molto tesa. Mentre a Milano Berlusconi carica la squadra al meglio, arrivando anche a chiedere ai giocatori astinenza sessuale (e Gullit non perde l'occasione per l'ennesima battuta: "Presidente, ma con le palle gonfie poi come si fa?" tra l'ilarità generale), 800 km più giù, all'ombra del Vesuvio, Maradona prova a chiamare a raccolta i tifosi azzurri, decisamente demotivati dopo le ultime, deludenti prestazioni degli azzurri, che hanno consentito la rimonta dei rivali. "Non voglio vedere nemmeno una bandiera rossonera domenica al San Paolo. Renderemo triste l'Italia razzista" tuona il fuoriclasse argentino, che in realtà dietro questa sparata evidentemente nasconde una sincera preoccupazione. Il rischio che lo scudetto conquistato appena un anno prima si sfili dalle maglie napoletane è molto più che concreto.
Non verrà esaudito, perchè pur in minoranza rispetto ai tifosi napoletani al San Paolo giungono oltre 1000, fiduciosi, supporter rossoneri. Ma l'accoglienza per il Milan nella città del sole e della musica, non è delle migliori. Un giornale cittadino riesce a scoprire l'albergo dove i rossoneri soggiorneranno, e i tifosi napoletani accolgono Baresi e compagni a suon di fischi e disturbi notturni, nella vana speranza di deconcentrarli.
L'arbitro designato per il big match è Rosario Lo Bello, figlio di quel Concetto che negli anni'70 si era reso protagonista di duri scontri con Rocco e Rivera, costati almeno un paio di scudetti. Ma il fischietto siciliano, contrariamente a quanto sarebbe accaduto due anni dopo in quel di Verona, quel giorno non avrebbe creato problemi.
Sacchi decide di tenere in panchina Van Basten, almeno all'inizio. Da Berlusconi ha ricevuto precise indicazioni: vincere, e in goleada. Pronti, via, e infatti è subito il Milan a passare in vantaggio, grazie al solito, scaltro, Virdis, abilissimo a intercettare un calcio di punizione deviato dalla barriera napoletana e a gelare Garella e i gli oltre 70milna ultras azzurri. Che però, alla fine del primo tempo, si rianimano grazie all'estro di Maradona, che trasforma un calcio di punizione sul quale Galli nulla può. 1-1 e tutti negli spogliatoi, con il Napoli che potrebbe anche accontentarsi del pari, visto che manterrebbe il punto di vantaggio sul Diavolo. Ma nella ripresa si scatena Gullit, che prima scatta sulla fascia destra e offre a Virdis un assist che il bomber sardo non può mancare, infilando Garella di testa, e poi, pochi minuti dopo, al culmine di una straordinaria galoppata iniziata a metà campo, offre a Van Basten, da poco entrato al posto di Donadoni, la palla del 3-1. Il San Paolo è impietrito, e nonostante l'immediata reazione con il gol di Careca, gli assalti finali dei partenopei non sfondano la diga rossonera, che regge fino al fischio finale di Lo Bello. Impietrtiti ma ammirati, i tifosi azzurri dedicano ai vincitori uno scrosciante applauso. Sacchi è portato in tripudio, il sorpasso è compiuto, ma non è ancora finita: rimangono ancora due partite da giocare, in casa contro la Juventus e a Como, mentre il Napoli è atteso dalla trasferta di Firenze e dall'ultima sfida casalinga contro la Sampdoria.
Contro i bianconeri Gullit e compagni non riescono ad andare oltre lo 0-0, malgrado impensieriscano Tacconi a più riprese. San Siro ha l'occasione di rendere omaggio a uno degli ultimi eroi di Spagna '82 ancora in attività, Gaetano Scirea, che proprio quel giorno chiude la sua fantastica e indimenticabile carriera, scambiando la maglia con Gullit al fischio finale di Lanese. Per lui è già pronto un posto da vice allenatore di quel Dino Zoff compagno in bianconero e in azzurro, che dall'anno successivo sarebbe diventato allenatore della Juventus; esperienza che purtroppo non sarebbe durata che un anno, a causa della tragica scomparsa del campione in Polonia nel settembre 1989 a seguito di un incidente stradale. Il pareggio non guasta i piani rossoneri, visto che a Firenze il Napoli è andato ancora una volta sotto per 3-2.
E così siamo all'atto finale, allo stadio Sinigaglia di Como, contro una squadra, quella lariana, che ha conquistato la matematica salvezza e che quindi non ha particolari motivazioni. Quindi logica l'invasione rossonera nell'impianto comasco, per il grande giorno che consacrerà il tecnico di Fusignano, accolto solo un anno prima da scetticismo e perplessità, campione d'Italia alla sua prima annata nella massima serie. E così è: Virdis porta in vantaggio il Milan al primo affondo; il Como però non vuole chiudere da sconfitto la stagione e reagisce, pareggiando con Giunta. Da Napoli giunge la notizia dell'ennesimo stop di Maradona e compagni, battuti anche dalla Sampdoria per 2-1; ora non ci sono più dubbi: il Milan, dopo nove anni di guai, tra retrocessioni e crisi societarie, è campione d'Italia per l'undicesima volta nella sua storia. Si scatena grande festa per le strade di Milano e di tutta la Lombardia. In serata San Siro si veste a festa per accogliere i suoi eroi, portati in trionfo a cominciare dai due campioni olandesi e da quella vecchia guardia formata da Baresi, Tassotti, Maldini ed Evani che aveva saputo resistere negli anni bui, non abbandonando la nave in difficoltà.
Ma quello sarebbe stato solo il primo di una lunghissima serie di trionfi: poi sarebbero arrivate Barcellona, Vienna, Tokyo due volte, Atene nel '94 e nel 2007, e ancora Manchester, Yokohama, Montecarlo, per non parlare di altri indimenticabili scudetti. Quel giorno, sul lago di Como, ebbe inizio una fantastica avventura che, speriamo e crediamo, non è ancora finita.

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