La tattica: ecco come affrontare il Bari

La tattica: ecco come affrontare il BariMilanNews.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 12 marzo 2011, 08:00La chiave tattica
di MilanNight Blog
L'analisi tattica della partita Milan-Bari a cura di Anfry.

La buccia di banana-

Abbiamo tutto da perdere. La partita contro la squadra di Mister Mutti, subentrato ad un Ventura che aveva smarrito uomini e gruppo, si presenta come la più difficoltosa da preparare sotto l'aspetto dell'approccio emotivo, quindi motivazionale, cioè agonistico.

Aver la seconda in classifica sempre lì può essere cosa buona: è pure nella gestione delle energie nervose che si dovrà misurare questo Milan, se vorrà ritornare ad essere Grande; trasformare la tensione in spirito di gruppo, la pressione in risolutezza in campo... in voglia di "darci un taglio" coi fatti, coi gol.

Il Bari come può farci paura?, beh, anzi tutto, non è snobbando l'avversario che questo si smonta, se mai se ne ottiene l'effetto contrario; quel che "sente" e "odora" un giocatore in campo è differente da quel che piace immaginare succeda: la paura non esiste, se mai l'orgoglio di sé, delle proprie capacità che, seppur di differente livello, sono messe sullo stesse tavolo di gioco ed alla pari, fino a prova contraria.

Abbandonata gradualmente la brillante versione di 4.2.4. di Mister Ventura -a volte non occorre allungare il collo oltre confine per stupirsi di cosa si può riuscire a fare in campo-, il Bari del nuovo corso pone al centro del suo discorso ancora i giovani, la loro voglia di mostrarsi... le loro ingenuità.

Propedeutico al mercato estivo per porre nuove basi dalle quali ragionevolmente ripartire o scartare, il cambio di guida tecnica e modulo stravolge parecchio i principi di calcio dai quali la squadra prendeva le mosse: abbandonata la ricerca del gioco sul costante cambio del fronte d'attacco, il 4.3.3. Muttiano visto contro Lazio e Udinese è peculiare nella sua accezione, sia per trame di gioco cercate, che per l'interpretazione difensiva.

Ben attenta a non subire nel mezzo, la nuova versione dei Galletti fa della concentrazione di uomini sulla mediana del campo un punto di partenza. Spostando il fulcro del gioco sul metodista (utilizzato al posto dei dei due interni della precedente "versione" e con altre mansioni), Mister Mutti sistema pure un rifinitore largo, che taglia sotto alla linea dei quattro difensori avversari per la rifinitura in fase offensiva, e a "prendere" il regista -quando presente- sulla transizione negativa.

La gara per noi sarà in discussione nella misura in cui aspetteremo che si risolva da sé: la risolutezza dovrà essere un obbiettivo per non fare diventare complicata una gara che non lo è, se non nell'atteggiamento corretto da ricercare "prima". "L'auspicata" panchina di riposo per Ibra, non è sufficiente per allarmarsi, né può esserlo l'assenza di Boateng, rientrato comunque da poco.

Dato Ibra a riposo, non sarà solo nella differenza di interpretare il ruolo del centrattacco da parte di Pato che il Milan dovrà trovare un altro tipo di calcio offensivo negli ultimi metri: non esiste "UN SOLO" modo di vincere. Più che gli interpreti, allora, si dovrà ritrovare una maggiore verticalizzazione suggerita dal movimento delle punte, e un più efficace inserimento dei centrocampisti che vanno senza palla: quel che a Londra è in parte mancato.

Aiutarsi, pensare di poterlo fare, è già di per sé essere a metà dell'opera; così come il gol preso a Chievo era rintracciabile nella nostra strutturazione, il gol di Torino è ascrivibile al Mister ed alla capacità di Gattuso & C. di "sentire il calcio" che propone il tecnico: bisogna ritornare a esprimerlo in campo.

Il rischio -tutto nostro- è far ripiegare la gara su binari di scarsa concentrazione, come si è già visto: su una partita ancora concretamente da chiudere -coi gol-, la ricerca della raffinatezza declina in pressapochismo; il reparto offensivo, se statico, diventa prevedibile da controllare per chiunque; il "non farsi vedere" davanti, non aiuta i compagni degli altri reparti a trasmettere presto la palla, nè la tranquillità sufficiente per pensare di chiudere alcuni tipi di gare che, troppe volte quest'anno, son rimaste in bilico fino al 90′ nel risultato.

Una squadra che vuole ritornare Grande ha solo un mezzo per generare se stessa: riconoscere i propri limiti con onestà e ottenere il risultato con le armi che ha a disposizione, che sono molte. La buccia di banana è dietro l'angolo, va raccolta dal marciapiede e gettata nel primo cestino: occhi aperti.