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Rabiot martella anche dopo il fischio finale: un gruppo sano si crea anche con queste sveglie

Rabiot martella anche dopo il fischio finale: un gruppo sano si crea anche con queste sveglieMilanNews.it
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Oggi alle 16:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio

"Non è una roba fisica, ma di testa. Eravamo sopra di 3 gol e poi abbiamo abbassato l'attenzione e la concentrazione. Poi quando affronti una squadra di qualità rischi anche di pareggiarla e perderla. Avevo già detto contro il Sassuolo, credo, che dovevamo migliorare su queste cose, sulla mentalità. Il calcio è così, se predi la concentrazione rischi di perdere le partite. Anche quelli che entrano devono fare di più, entrare bene in partita secondo me". Adrien Rabiot ha continuato ad avere il fuoco dentro anche dopo il triplice fischio di Chiffi. È proprio Chiffi che la scatenato con quel giallo e con quel metro di giudizio che proprio non è andato giù al francese: "Avevo bisogno di un po’ di rabbia, di questa roba per accendermi. A parte questo, anche Mike era arrabbiato. L’arbitro in 3-4 falli clamorosi contro di noi non ha tirato fuori il giallo, poi fischia su CDK. Ci arrabbiamo perché proviamo a giocare e ci sono decisioni sbagliate. Poi devo essere freddo nel non arrabbiarmi e non parlare con l'arbitro. Ma ci stanno ste cose, siamo umani".

Da quel cartellino giallo è arrivato un gol, - e che gol - un assist e una prestazione di una maturità pazzesca. Anche Amorim l'ha detto: nonostante il giallo non ha mai avuto la sensazione che dovesse tirare fuori Rabiot. E il francese ha continuato a martellare anche dopo la fine; quello fatto ai microfoni di Sky non va visto come un attacco personale ai compagni, ma come un richiamo generale. È fisiologico poter avere un calo, ma è stato davvero brutto vedere il Milan non riuscire più a gestire palla. Non che l'Atalanta avesse chissà che ritmo o chissà che pressione: semplicemente i rossoneri, e soprattutto i nuovi entrati, stavano giocando con la paura addosso. San Siro non è per tutti e in questo caso si è visto palesemente.

Ma non è una situazione irreversibile. Musah, a volte fischiato, ieri è uscito tra i grandi applausi del pubblico dopo aver giocato probabilmente una delle migliori partite della sua carriera. Attento, sul pezzo, concentrato, finalmente positivo nelle scelte. Non è diventato improvvisamente un campione, ma è riuscito ad uscire dal "guscio" e, seguendo le indicazioni dell'allenatore, ha preso coraggio e ha giocato con la mente decisamente più libera. Proprio come hanno fatto tutti gli altri compagni fino al 3-0. E non è che poi il Milan è scomparso: ha avuto almeno altre tre occasioni - Jashari da fuori, Ramos e Hutchinson in area - per segnare il quarto gol e chiudere i giochi una volta per tutti. Quindi non va fatto neanche l'errore di calcare troppo la mano sul calo finale ignorando tutto quello che è stato fatto prima. Ma le parole di Rabiot sono condivisibili, proprio perché le ha dette Rabiot. Il centrocampista non è infallibile e non è esente da errori, ma è uno dei pochissimi in rosa ad aver vinto qualcosa di davvero importante. Per vincere ci vuole continuità, e per avere continuità ci vogliono coraggio, attributi e capacità di gestire la pressione. 

Il Milan resta una squadra in costruzione e all'inizio di un nuovo progetto, altri momenti del genere arriveranno ancora. Il percorso di crescita sarà poi definito da come si riuscirà a reagire.