Nel braccio di ferro tra Elliott e Maldini chi rischia di rimetterci è solo il Milan

30.06.2022 00:00 di Franco Ordine   vedi letture
Nel braccio di ferro tra Elliott e Maldini chi rischia di rimetterci è solo il Milan
MilanNews.it

Prima di arrivare a una conclusione drastica sull’attuale situazione societaria del Milan, è bene fare un veloce riassunto delle puntate precedenti. I cronisti che si occupano di Milan hanno sempre saputo che c’erano state, tra area tecnica e governance club, diversità di vedute ma il clima instaurato e spesso pubblicizzato dallo stesso Pioli, aveva accreditato l’idea di un gruppo coeso, una sorta di blocco granitico tra Milanello e casa Milan. E l’immagine di Gazidis, Maldini e Massara presenti agli allenamenti era una conferma pubblica. Perché subito dopo lo scudetto, che avrebbe dovuto cementare ancora di più l’intesa, questa unità è andata a farsi benedire? La risposta immediata è data da un fattore destabilizzante: la trattativa per la cessione delle azioni da parte di Elliott. Il primo acquirente -questa ricostruzione non è fantasiosa- è stato Investcorp il quale, probabilmente, per spianarsi la strada, ha avuto un colloquio informale con lo stesso Maldini e del quale Elliott non è stato informato (ma qui Paolo potrebbe eccepire: nemmeno voi mi avete informato della trattativa in tempo reale, ndr). 1 a 1 e palla al centro.

Il passaggio da Investcorp a RedBird Capital può aver provocato qualche disappunto nello stesso Maldini che sembrava sanato dalla famosa intervista di Cardinale al Financial Times. La “bomba” piazzata sotto la festa per lo scudetto da Maldini con la famosa intervista alla Gazzetta ha provocato uno strappo violento. Se non ci fossero stati motivi di opportunità, i Singer si sarebbero comportati esattamente come fecero con Boban. Per lo scudetto appena vinto, e per lo sconcerto che avrebbe provocato una mossa traumatica presso la tifoseria, si è puntato sulla pace armata anche perché nel frattempo c’era da completare il passaggio delle quote.

Sulla richiesta originaria di Maldini (discuterne a gennaio dei rinnovi) ci sono due versioni: quelli di destra dicono “ci sono stati inviti respinti per non distogliere l’attenzione del campionato e lo proverebbero sms”; quelli di sinistra rispondono “a gennaio bisognava sedersi intorno al tavolo, non dopo”. Non serve granchè a orientarsi ma si può concludere che tale clima, avvelenato da pregiudizi e qualche delusione personale, ha portato all’attuale stallo. Intendiamoci bene: quando si sostiene che gli effetti negativi dei mancati rinnovi si sono riversati sull’operatività del mercato, si dimentica che le linee guida del Milan, pur passando da Elliott a Cardinale, non sono state certo modificate e che quindi nessuno avrebbe inseguito Botman a 40 milioni anche perché in quella stessa intervista di Maldini c’era una frase che lasciava intendere “se si conclude bene, altrimenti cambieremo profilo”.

Per concludere: qui ci sono responsabilità da tutte e due le parti in causa e qualunque sarà poi la spiegazione di questo impasse che non ha certo giovato all’immagine del Milan, non sarà sufficiente a recuperare il credito perso.

Poiché il 30 giugno è tra poche ore sarebbe il caso di chiudere il contenzioso, tirare una riga senza rinfacciarsi colpe, e ripartire sapendo che da settembre la governance passerà agli uomini di RedBird i quali, comunque, è bene ripeterlo, non la modificheranno rispetto a Elliott riconoscendogli il merito di aver così risanato i conti senza perdere competitività calcistica. Anche perché nel frattempo lunedì4 luglio c’è il raduno, la concorrenza si sta attrezzando alla grande e il calendario minaccia di complicare la partenza del prossimo torneo.