Ambrosini: "Sono triste come a Istanbul. È una generazione con pochi talenti. I giovani vanno fatti giocare, non come Camarda che va a Lecce e non gioca"
La sconfitta dell'Italia contro la Bosnia ha riaperto una ferita che da 12 anni non si rimargina: la Nazionale non va ai Mondiali e quindi ci si interroga sul triste stato di salute del movimento calcistico italiano. Impossibile trovare una sola motivazione, il discorso è ampissimo e va a toccare temi anche economici e sociali.
Massimo Ambrosini, per Cronache di Spogliatoio, prova a dare una sua visione sulla situazione e a come si potrebbe migliorare. I suoi pensieri: “Sono triste come a Istanbul e questo rende l'idea del mio stato d'animo. Sono nauseato dal dover rifare questi discorsi e rianalizzare tutto nel profondo, un'altra volta. È una generazione con pochi talenti e quei pochi che abbiamo non hanno la spensieratezza, la spregiudicatezza o il coraggio dei ragazzi degli altri Paesi. Il coraggio di cui parlo è proprio di tipo emotivo.
Bisogna prendere i giovani e, anche attraverso le scelte tecniche, spingerli a giocare. Non come è stato fatto con Camarda, che va a Lecce e non gioca. Altrimenti il risultato inevitabile è che i nostri ragazzi abbiano paura, mentre vedi quelli della Bosnia fare le rabone e giocare spregiudicati”.

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