Zoff critica aspramente il calcio italiano, soffermandosi soprattutto sui ritmi di gioco

Zoff critica aspramente il calcio italiano, soffermandosi soprattutto sui ritmi di giocoMilanNews.it
Ieri alle 23:00News
di Federico Calabrese

Dino Zoff, intervistato dal Mattino di Padova, ha criticato il calcio italiano: "In Serie A si gioca un calcio lento, con tanti fischi arbitrali. Il Var interviene come se piovesse, i ritmi sono blandi e ne risente lo spettacolo. In Europa vanno a un’altra velocità".

Il fallimento dell’Italia non può costare al Milan: Allegri non si tocca (LEGGI QUI)

di Manuel Del Vecchio   @ManuRDV

È un discorso che avremmo voluto affrontare già martedì notte, dopo l’ennesima debacle sportiva e sociale della Nazionale Italiana, ma per l’enorme rispetto che tutto il popolo calcistico del Belpaese nutre verso Gennaro Gattuso abbiamo preferito aspettare. Ora che lo scenario delle dimissioni del CT si fa sempre più concreto, nel pomeriggio sono attese novità ufficiali, è giusto iniziare a mettere i puntini sulle i, prima che i soliti trombettieri di corte comincino con la solita morale spicciola e fastidiosa.

Si apprende che il nuovo corso dell’Italia, ed è molto probabile che sia anche Gravina a salutare, voglia ripartire da un CT di grande esperienza e di enorme peso, sia sportivo che mediatico. I nomi forti di queste ore, in attesa che Gattuso rassegni ufficialmente le dimissioni, sono quelli di Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Entrambi gli allenatori sono legati ad un club: Conte in scadenza nel 2027 col Napoli e Allegri idem col Milan. Il comunicato del 30 maggio 2025 del club rossonero non specificava la durata dell’accordo, ma è stato il tecnico livornese a specificare, qualche settimana fa, che anche per lui la scadenza è al 30 giugno 2027.

Suggerire con forza che un prolungamento dell’accordo sarebbe più che mai necessario già ora, a campionato ancora in corso e senza che si entri nell’ultimo anno di contratto, sarebbe quasi banale. Alla luce di queste ultime notizie è addirittura lapalissiano.

A prescindere da tutti i problemi dell’Italia come movimento calcistico non esiste in nessun modo, società e dirigenti dovranno fare il possibile e l’impossibile per evitarlo, che sia poi il Milan a pagare per l’evidente inadeguatezza altrui. Andiamo con ordine, perché ce n’è per tutti.

Innanzitutto con i media che parlano liberamente di allenatori sotto contratto, come se l’Italia fosse un bene superiore. Se fosse stato un bene superiore non ci sarebbe dovuta essere in primis questa compiacenza implicita, e spesso anche non implicita, verso scelte che sembravano disastrose da principio. Mai una presa di posizione verso Gravina, mai una critica sulla scelta di Gattuso come CT e di Bonucci e Buffon come punti cardine del progetto Italia. Nulla da dire su Gattuso e Buffon giocatori: sono tra i migliori della storia e hanno fatto la storia sia della Nazionale che dei rispettivi club. Ma il percorso di Rino da allenatore parla da sé e la mancata qualificazione al Mondiale è l’ennesima tappa negativa di una strada costellata, spiace molto dirlo, di enormi fallimenti.

Quindi ora non esiste andare a “disturbare” mediaticamente Milan e Napoli, tra l’altro impegnate nella lotta scudetto contro l’Inter quando mancano 8 giornate di campionato, con la scusa del “bene superiore”. L’unico bene superiore nel calcio sono i tifosi, ed è evidente che ora siano praticamente disaffezionati verso la nazionale. La colpa di certo non è loro.

A trainare l’azienda calcio, ed è triste parlare in questi termini ma evidentemente sono gli unici che capiscono nelle varie stanze dei bottoni, sono i tifosi. Ed i tifosi sono tifosi dei Club. Del Milan, dell’Inter, del Napoli, della Juventus e via discorrendo. Non esiste che un club debba pagare l’incompetenza di una Federazione rinunciando o mettendo a rischio un progetto sportivo per cui sono stati investiti risorse e tanti soldi.

Arriveranno i soliti paladini della sportività e del fastidioso detto-non detto, quelli che quando non si toccano i loro interessi sono i più buoni del mondo e interessati al bene comune. Via, sciò. Siamo nel 2026, abbiamo capito tutti come funziona il giochetto. Quando invece sono loro ad essere toccati allora non va più bene e ci si rimangiano parole e pensieri con una facilità che sfiora l’imbarazzo. Quindi per cortesia, non propinateci sermoni imboccati da quello o quell’altro: abbiate la dignità di non volervi sentire moralmente superiori e lasciate fare i tifosi ai tifosi.

Questo per dire che chiunque tifoseria reagirebbe in questo modo se si pensasse di andare a prendere il loro allenatore: lo farebbero i romanisti con Gasperini, i tifosi del Como con Fabregas, i laziali con Sarri e ovviamente i milanisti con Allegri.

Non dopo aver patito, sportivamente parlando, le pene dell’inferno negli ultimi due anni e non dopo aver ricominciato a trovare una dignità sportiva che mancava da troppo tempo. Allegri magari non vincerà lo scudetto, ma ha ridato ad un popolo sportivo la voglia di tornare allo stadio per sostenere la propria squadra. Non proprio la cosa più scontata del mondo dopo le proteste, tutte giuste, della passata stagione.

E in tutto questo anche il Milan deve essere reattivo e recettivo, senza cadere dal pero come sembra fare nella maggior parte dei casi. Società e dirigenza avrebbero dovuto, l’abbiamo scritto prima, offrire ad Allegri il rinnovo a prescindere da questa antipatica situazione che si sta delineando. Allenare la Nazionale, per quanto possa essere disastrata, è ovviamente IL sogno nel cassetto di chi fa questo mestiere. Il Club dovrà essere repentino e convincente nel far capire a Max che il suo sogno deve rimanere rossonero. Mercato, un modello di decision making più snello, qualsiasi cosa. Il Milan non può permettersi di perdere un’ulteriore certezza dopo anni di caos interno ed esterno. Come si può crescere se alla fine di ogni stagione si toglie invece di aggiungere? Ripetiamo: i dirigenti di Casa Milan dovranno fare il possibile e l’impossibile per non lasciarsi sfilare da sotto il naso l’allenatore da una Federazione che fino ad oggi ha fatto bello e cattivo tempo senza che nessuno ne chiedesse conto. Non esiste in nessun modo che ora arriva la maretta e a pagarne le conseguenze siano il Milan ed i suoi tifosi. A costo di sembrare “contro” l’Italia e la Nazionale è chiaro ribadirlo senza nessun tipo di esitazione: priorità all’AC Milan, Allegri non si tocca. A Casa Milan sono avvisati.