Follia e silenzio: Maignan e quel mutismo pubblico non da capitano
Quello che ha fatto Mike Maignan ieri sera a Bournemouth è qualcosa di inqualificabile per chi indossa la fascia di capitano del Milan. L’espulsione rimediata per esser cascato nella provocazione posizionale di Adams non lascia spazio a interpretazioni di sorta. Se c’è una cosa che gli arbitri non tollerano, specie in ambito internazionale, sono i colpi al volto volontari, di qualunque entità essi siano. Eppure Maignan c’è cascato come un pollo e con tutte le scarpe, cagionando un danno importante alla squadra, non solo per la partita di ieri, ma probabilmente per le prossime due, che vedranno il Milan affrontare il Ferencvaros in casa e l’Olympiacos ad Atene se la UEFA dovesse sanzionarlo con due turni di squalifica. Vedremo cosa deciderà il giudice sportivo europeo, ma la condotta violenta – perché la fattispecie rientra in quella casistica – può portare ai due turni di stop.
IL SOLITO SILENZIO
Nel post-partita, dopo un gesto del genere e nel rispetto del club, dei compagni e dei tifosi che sono arrivati a Bournemouth, Maignan avrebbe dovuto fare una cosa molto semplice: andare davanti alle telecamere di Sky Sport, chiedere scusa a tutti e assumersi le sue responsabilità. Invece non l’ha fatto. È dal 26 gennaio che giornalisti e tifosi non sentono la sua voce in un post-partita e questo non per volontà dell’ufficio comunicazione del Milan, ma perché Maignan – davanti alle responsabilità pubbliche – preferisce il silenzio. Troppo facile. Era rimasto in silenzio dopo il disastro di Milan-Cagliari che ha segnato il fallimento dell’obiettivo Champions ed è rimasto zitto, sempre davanti ai media, anche in altre occasioni nelle quali le parole di un leader servirebbero.
NON FUNZIONA COSI'
Non funziona così. Chi veste i gradi che sono stati di Franco Baresi e Paolo Maldini, ma anche Massimo Ambrosini e Christian Abbiati, ha il dovere di metterci la faccia quando le cose non vanno e, ancor di più, quando commette un gesto come quello che ha commesso lui. E non serviranno eventuali post su Instagram, con canzoni o citazioni bibliche, a bastare. No, perché qui il danno è grosso. In molti hanno criticato le parole di Bremer nel post Juventus-Lazio, ma quella è un’assunzione di responsabilità di un capitano. Va apprezzato chi fa come lui o come Rabiot dopo Milan-Atalanta, non minimizzati. Qualcuno potrà cercare di giustificare il suo silenzio con il classico: "Eh ma è fatto così". No, non regge. Non regge più. Altri suoi compagni, sia ieri sera sia in passato, ci avrebbero o ci hanno messo la faccia. Lui no.
SCUSE INTERNE E CONFRONTO
Probabilmente nella giornata odierna, in quel di Milanello, ci sarà un confronto a mente serena tra Maignan e Amorim dove il portiere francese, come minimo, dovrà porgere le sue scuse ad allenatore e compagni per aver rovinato totalmente una partita che si era già messa male e che, dopo la sua espulsione, è andata letteralmente nel bidone dell’umido.
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