A metà ottobre si parla ancora di mentalità: il messaggio lanciato da Rabiot è chiaro
Il problema del Milan non è il pareggio di ieri sera a Reggio Emilia. O meglio, non è soltanto quello. Il vero campanello d'allarme arriva direttamente dalle parole di uno dei leader dello spogliatoio, Adrien Rabiot, uno di quei giocatori chiamati a trascinare il nuovo Milan di Ruben Amorim. A metà ottobre, dopo sei giornate di campionato, il francese parla ancora apertamente di mentalità, e quando a farlo è uno della sua esperienza, significa che la questione merita la giusta attenzione. Non allarmismo, sia chiaro, ma nemmeno indifferenza.
QUATTRO PUNTI PERSI E UNA TENDENZA CHE COMINCIA A RIPETERSI
Il Milan ha già lascaito quattro punti per strada da situazioni di vantaggio in questo inizio di stagione: avanti 1-0 contro la Juventus con Cisse, si è fato raggiungere al 92esimo da Gatti, sugli sviluppi di calcio piazzato; avanti ieri contro il Sassuolo grazie proprio a Rabiot, ha subito il pareggio appena cinque minuti dopo. Come? Sempre sugli sviluppi di calcio piazzato. E gli episodi iniziano a raccontare qualcosa. Anche a Torino, pur vincendo 2 a 1 alla prima giornata, dopo il doppio vantaggio il Milan aveva abbassato ritmo e baricentro. All'Olimpico contro la Lazio era invece servita una reazione fuori nella ripresa dopo un primo tempo quasi regalato, chiuso sotto 2-0. Rabiot nel post partita di Reggio Emilia è stato poi ancora più netto, parlando così: "Serve determinazione e mentalità, voglia di non prendere gol".
AMORIM DEVE TROVARE L'IDENTITÀ, E DEVE FARLO PRESTO
Il paradosso è per certi versi proprio questo. Il Milan mostra qualità, sa cambiare sistema, produce buoni momenti di calcio. Si, ma a momenti alternati, faticando ancora a riconoscere quando accelerare, controllare ma soprattutto come comportarsi dopo essere passato in vantaggio. Rabiot ha aggiunto anche questo ieri senza girarci troppo intorno: "Non possiamo lasciare troppi punti per strada".
Amorim ha bisogno di tempo, questo è evidente. Ma a metà ottobre il Milan non può più considerare ogni blackout soltanto parte del processo. La crescita tecnica può (forse) aspettare qualche settimana, soprattutto se viene a mancare quella mentale. Perché una squadra che vuole tornare a vincere deve prima imparare una cosa apparentemente semplice, ovvero che non si può sempre restituire all'avversario la partita quando si sono messe le massi su di essa.
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