Calha, ti voglio bene. Rino, ti devi curare bene

26.12.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Calha, ti voglio bene. Rino, ti devi curare bene

Amo da sempre le persone che si vivono intensamente e a Natale possiamo anche dircelo, possiamo anche un po' abusare di un po' di poesia. Le persone che hanno un grande dibattito interiore sono quelle che si tengono tutto dentro. Hakan Calhanoglu è un ragazzo fatto proprio così. Lo mettono per due anni fuori ruolo perchè bisogna fare il 4-3-3, lui lavora lo stesso e corre tanto, non sempre riesce a essere continuo, i tifosi lo criticano, ma piuttosto che alzare le voce per le sue esigenze tiene in primo piano quelle della squadra e sta zitto. Calha ti voglio bene, perchè quel pomeriggio di Milan-Bodoe Glimt eravamo tutti un po' terrei all'idea di giocare senza Zlatan, senza Rebic e senza Leao contro quei giovani norvegesi che andavano come lippe. Ma ci pensato tu con due gol e un assist decisivo e ci hai pensato senza dircelo e senza farcelo pesare. Lo hai fatto e basta. Come in quell'attimo, sul campo del Rio Ave. L'uscita dall'Europa League in quel modo e in quel momento poteva spezzare l'incantesimo della stagione e tu non potevi fare da spettatore. Non lo sei per natura uno spettatore, sei un bravo ragazzo al servizio dello spettacolo che è un'altra cosa. Ecco perchè nell'area dei portoghesi non hai lasciato che ci andassero i ragazzi, o Daniel o Rafa o Lorenzo. Ci sei andato tu e hai determinato il rigore dell'uscita dall'apnea. Ti voglio bene Calha, perchè quando Rade ha sbagliato con il Celtic tu hai preso la palla e fatto subito gol e non hai esultato per te, ma sei andato a consolare il tuo compagno di squadra. Ti voglio bene Calha, perchè ricordo perfettamente il tuo volto sofferto in campo quando ai primi di ottobre del 2019 aveva segnato Schone ed eravamo in zona retrocessione prima della rimonta. Ti voglio bene Calha, perchè contro la Lazio ti può anche capitare di battere due corner bassi, ma quando poi calci come sai i tuoi compagni fanno gol. Non solo gol, ma doppio gol, e poi Natale, la gioia. So e immagino tutto quello che ti tieni dentro, ma da oggi accada quel che accada non devi avere più nessun tipo di zona d'ombra emotiva. Sei Hakan Calhanoglu, un bravo ragazzo, un sorriso che dice tutto di te, sei un uomo, un grande giocatore, indossi un numero 10 che ti dona. So benissimo quanto vuoi restare, e penso che sia giusto che tu resti. Poi ci penserà la società, ci penserai tu. Non serve una lustrina per essere un uomo d'onore, si dice in un grande film. Ecco Calha, non serve una firma per essere uno da Milan. Lo si è e basta.

Oggi è Santo Stefano, l'onomastico del nostro allenatore. Tanti auguri. Di affetto, di stima, di riconoscenza. Pioli è uomo di buoni valori, un padre di famiglia, un professionista serio. E da persona intelligente sa perfettamente che Milanello lo ha adottato. E sarà così per sempre. Quando entri nel cuore di Milanello, non ne esci più. Ecco perchè a Santo Stefano non aggiungo le mie lodi alle tante, giuste e sperticate che si rivolgono al tecnico rossonero. Uno che "gioca" le partite, che le telecomanda, che le vive senza requie. Ma oggi è il giorno di Santo Stefano, um martire, un testimone. Anche a lui vada la mia, la nostra preghiera, per l'occhio di Rino, un altro dei figli di Milanello. Non c'è Milanista degno di essere definito tale che non stia soffrendo a vederlo in panchina in questo periodo. L'occhio di Gattuso si è chiuso per la prima volta in campo, a San Siro, con la nostra maglia. Milan-Lazio del settembre 2011. Quegli occhi hanno pianto, gioito, lottato, per i nostri colori. Li voglio, li vogliamo, aperti per sempre. Ci penserà anche Francesca da lassù a tenerlo aperto l'occhio di suo fratello. Che l'ha amata e protetta intensamente e fino in fondo, senza soste. Può essere ovunque Rino Gattuso, ma una parte di lui è e sarà sempre qui con noi. Il sogno di Natale è proprio questo: che si curi e che guarisca. Il prima possibile. Forza.