È finita, addio sogni di gloria. Va forte chi spende, beati loro…

28.01.2022 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
È finita, addio sogni di gloria. Va forte chi spende, beati loro…
MilanNews.it

Vlahovic alla Juve e Gosens all’Inter hanno sprofondato una bella fetta di tifoseria milanista sotto a metro di terra, in un cunicolo buio e senza uscita. È finita. Primo o secondo da 3 gironi e un pezzo, solo una settimana terzo e una quinto dal campionato 2020-21, la bella favola del Milan di Pioli è al capolinea. 

Il piagnisteo inizia da “non vinceremo mai niente” fino a “loro vogliono vincere, la nostra proprietà solo risparmiare”, passando dalla domanda “come fanno a spendere che sono piene di debiti…?”

Il paese da raggiungere è laggiù, il traguardo è all’orizzonte. Il Milan parte con la sua nuova utilitaria percorrendo strade statali e provinciali, andando piano, risparmiando in benzina e usura delle gomme. Inter e Juve prendono in prestito due bolidi, volano senza rispettare i limiti di velocità e sfrecciano al casello senza Telepass e senza pagare il pedaggio. Tutto in regola? Fino a che una pattuglia della Stradale, un posto di blocco dei vigili o un elicottero dei Carabinieri non rileverà infrazioni, questo è lo scenario. Chi rispetta il codice è un fesso e sta muto, inerme ad ascoltare Marotta (e “Il Sole 24 ore”) che parlano di default vicino per il calcio italiano. Di bond in bond, cioè di prestito in prestito, la gara resta regolare secondo giudici, militari e ispettori. 

SportMediaset si chiedeva ieri, in un articolo sul portale, se esista ancora il FairPlay europeo dell’Uefa. La domanda è mal posta: bisognerebbe chiedere se sia mai realmente esistito. Tutto gira verso la SuperLeague accelerando il processo della sua (ri)nascita. Non c’è evidentemente nessun’altra spiegazione. Eppure nell’immaginario dei tifosi l’unico modo per vincere lo scudetto, per entrare tra le prime 4, per portare a casa trofei, è spendere. Spendere tanto, senza limite, senza fondo come se ci fosse ancora Berlusconi o come se non ci fosse un domani perché in effetti per qualcuno un domani non ci sarà. 

Il cammino che sta compiendo il Milan da 2 (due) anni dopo 6 (sei) anni di mediocrità e bugie, campagne acquisti miserabili e closing farseschi, non conta, non interessa, non fa testo: quelli là vogliono vincere, questi qua non vogliono spendere. Strano che il Milan sia tra i 10 club europei che nel 2021 hanno speso di più, questo non placa gli animi: Vlahovic e Gosens hanno definitivamente, inesorabilmente spostato gli equilibri. È finita. Nelle ultime 2 sessioni del mercato di gennaio, i rossoneri hanno preso Ibra, Kjaer, Saelemakers, Tomori. È il passato: il presente sono Vlahovic e Gosens. 

Con la grande stella del tennis Paolo Bertolucci, oggi apprezzato commentatore televisivo, ci scriviamo spesso in settimana. Di varie cose. Martedì mi ha inviato un prospetto realizzato da"Bojackrossonero": allineava il costo dei nuovi arrivi al Milan negli ultimi 2 anni e mezzo (163 milioni tra Kjaer, Kalulu, Maignan, Hernandez, Bennacer, Tonali, Tomori, Leao, Diaz) contro quelli della Juventus (441 tra Danilo, Szczesny, Alex Sandro, Arthur, Kulusevski, Locatelli, De Ligt, Chiesa, Morata, Bernardeschi). La media per giocatore è di 18,1 milioni per il Milan e 44,1 per la Juventus. Adesso Vlahovic il quale tra cartellino, commissioni ai procuratori e ingaggio lordo, costerà nei prossimi 5 anni più di 160 milioni. Di bilanci e aumenti di capitale non parlo più, mi limito alla differenza di classifica da 2 anni e mezzo a questa parte e a confrontare le classifiche delle due squadre sempre in questi 2 ultimi anni e mezzo. Poi vorrei conoscere il valore attuale di quei giocatori rossoneri e di quei giocatori bianconeri. Occhio e croce raddoppiati, occhio e croce forse dimezzati o comunque abbattuti. 

Ho pubblicato tutti i dettagli del prospetto sulla pagina Facebook, scatenando un inferno e tra le fiamme ho potuto scorgere un'osservazione ricorrente: "Il competitor del Milan adesso è l'Inter non la Juve". Sono gli stessi che rinfacciavano Cristante, Pessina, Locatelli e adesso invocano Pobega. Sono gli stessi che un attimo fa hanno detto che questo Milan non vincerà mai niente e adesso lo ricollocano in corsa per lo scudetto perché la competitor non è la squadra di Vlahovic. 

Parola di aziendalista: sto con Paolo Maldini. Sempre. Fin che ci sarà lui, continuerò a credere in un progetto e a ingoiare gli insulti. Che peraltro mi vengono riferiti, perché personalmente ho altro da leggere.