Esplode la rabbia dei tifosi violentati: boicottaggio di biglietti, abbonamenti e stadio. Nei "programmi" nessuna traccia di italianità, ambizione, strategia: cambiano gli uomini, resta il nulla cosmico
Si accavallano nomi e cognomi stranieri nei ruoli chiave dello staff tecnico futuro. Era dunque una balla anche quella di una ritrovata italianità? Sembrerebbe di sì, anche se questa è la stagione delle voci e non delle notizie. L'unica certezza è la perseverante continuità nei profili medio-bassi, allenatori e giocatori, nel mirino. Dopo l'epurazione è rimasto solo il Padreterno svedese a tirare le fila: Cardinale sarà anche legato dal cordone degli investimenti di Ibrahimovic in RedBird - di cui si parla senza che gli interessati ne facciano mai menzione -, di sicuro però non ha capito che la scelta è avventata, antistorica. Tra le molte cose che si ostina a non capire.
Nella congrega stampa organizzata giorni fa nello sfarzo del Four Season, non vi è stata traccia di strategia, ambizione, voglia di vincere. Di riscattarsi. Nessuna menzione dei tifosi, che questa proprietà considera un fastidio e non una risorsa. Largo a turisti, visitatori, curiosi, passanti. Quelli battono le mani e ridono anche se perdi. A luglio ci ritroveremo là dove ci eravamo lasciati.
Lo sfascio coinvolge Casa Milan, dove l'epurazione (e le fughe) si susseguono a ripetizione, Milan Futuro, MilanTv, il settore giovanile, la squadra che perderà pezzi senza sapere - capire - quali arriveranno e secondo quale criterio. Restano solo le cicatrici, ma l'ennesima truce lezione ha tutta l'aria di non essere servita a nulla.
Nel frattempo nella tifoseria organizzata monta una contestazione feroce, si spingerà molto oltre gli striscioni e i comunicati che la Curva, l'Associazione Italiana Milan Club e i singoli club hanno propinato in questi giorni. Il tam-tam va in direzione del boicottaggio: niente abbonamenti (nemmeno alle pay per view), niente biglietti, niente stadio. Isolamento totale intorno a questa società robotica, algoritmica, fredda nei suoi piani e spietata nel calpestare passione, partecipazione, appartenenza.
Cardinale è granitico, la sua stolida filosofia non è mutata nemmeno dopo due anni di Waterloo. Si spezza ma non si piega. Il colpo di spugna dopo la mancata qualificazione in Champions ha lasciato la macchia più incrostata, quella che ha causato in buona parte le ultime lacerazioni. I milanisti non sono più disposti ad aspettare, a subire, a illudersi. Il limite è stato ampiamente varcato, adesso è l'ora delle barricate, un'ora mai tardiva. Riflette lo stato d'animo di chi ha voluto sperare in cambi di rotta e aggiustamenti dopo le batoste, ma si è imbattuta anche in questa disillusione. L'ultima, però: adesso basta.
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