Ibra e Lukaku anti-sportivi e deferiti: smontata ufficialmente la tesi razzista. All’Old Trafford è vietato illudersi

11.03.2021 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Ibra e Lukaku anti-sportivi e deferiti: smontata ufficialmente la tesi razzista. All’Old Trafford è vietato illudersi

Il deferimento della procura federale recapitato a Ibra e Lukaku e ai rispettivi club per comportamento anti-sportivo e possibilità di patteggiamento, chiude una vicenda che ha semplicemente riconfermato il vecchio difetto italico. E cioè quello di considerare colpevole sempre l’avversario e innocente

il proprio beniamino. Nel caso di specie, poi, si è addirittura sfiorato il ridicolo con la pretesa di appioppare a Ibra l’etichetta del razzista grazie alla solita combriccola del politicamente corretto. Voglio segnalare che ai fini della definizione delle due posizioni, hanno sicuramente influito le deposizioni degli interessati: Ibra e Lukaku sono stati concordi nello smentire la “variante” razzista del litigio e nel non citare qualche frase dal sen fuggita al rientro negli spogliatoi.

ZERO VOLI- In attesa della sfida dell’Old Trafford, vorrei che fosse ben evidente la differenza di cifra tecnica, esperienza e anche talento, sì anche di talento, che sulla carta possiamo annotare paragonando i due schieramenti di Manchester United e Milan. Qualcuno -e non sarebbe una novità- mi accuserà di “maniavantismo” ma sono così abituato da non prendermela. Qui voglio fare un’analisi e sostenere questa tesi così articolata: 1) l’United, come dimostra il recente derby vinto sul City, non è il Verona, domato domenica scorsa grazie a una prova priva di sbavature e di errori clamorosi; 2) a leggere il possibile schieramento (Donnarumma, Calabria, Kjaer, Tomori, Dalot, Kessiè, Meitè; Saelemaekers, Diaz, Krunic; Leao) si capisce al volo che tutto il peso della sfida poggia sulle spalle di Donnarumma, la coppia centrale difensiva e Kessiè. Troppo poco, come si capisce, per pensare di non soffrire le turbolenze misurandosi con un calcio che viaggia a una velocità maggiore rispetto a quella abituale del calcio italiano (e le coppe sono lì a dimostrarlo). Perciò chiudo sostenendo questa tesi controcorrente: sarebbe già un successo tornare da Manchester con un risultato formalmente rimediabile nella sfida di ritorno a San Siro. Dopo l’uscita della Juve dalla Champions, sarà utile comprendere che la lotta per i primi 4 posti della classifica diventerà ancora più serrata rispetto a quella attuale. E pensare di non pagare dazio giocando tra giovedì e domenica tutte le settimane significa non avere alcuna idea della realtà.

CONTRATTO GIGIO - Il silenzio, promesso da Raiola e mantenuto dall’area tecnica del Milan, sul contratto di Gigio Donnarumma si può spiegare solo con due ipotesi. La prima: continua il braccio di ferro tra la richiesta di Raiola (7,5 per 1 o 2 anni al massimo oppure 10 milioni netti per 4-5) e l’offerta del club che non intende far saltare il bilancio, già depresso dalle forti perdite del Covid; la seconda: stanno giocando a chi ha più pazienza e voglia di tessere la tela. Comincio a pensare che se Raiola dovesse fare orecchie da mercante rispetto alla situazione reale del calcio, appesantito ormai da una montagna di debiti, sarebbe bene immaginare uno sviluppo di questo tipo. So che è una provocazione ma io la cavalcherei: caro Raiola da oggi in avanti il contratto di Donnarumma lo negozi con Ibra!

IL PRODE MOLDAVO - Senza riuscire a fare il clamore che probabilmente immaginava, da qualche giorno, gironzola sul web la dichiarazione di un imprenditore moldavo che si candida per acquistare il Milan. Fossi al posto di qualche esponente di Elliott, risponderei con un sms così concepito: “Egregio signor J, lei ha sbagliato indirizzo: il club in vendita si trova dall’altra parte di Milano!”.