Mai vista una cosa così. Numeri, uomini, squadra: scudetto giusto e meritato. Il messaggio è forte: uno stadio da soli!

27.05.2022 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
Mai vista una cosa così. Numeri, uomini, squadra: scudetto giusto e meritato. Il messaggio è forte: uno stadio da soli!
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Quello che è successo non ha comparazioni, né con scudetti passati né con feste a Milano. Ne abbiamo vissute tante in questi decenni, vittorie grandiose e sconfitte cocenti, ma i fiumi umani domenica notte e lunedì dal primo pomeriggio per più di 8, ore non li ricordo. Mai. C'erano fame e sete di Milan, c'era voglia di concludere un percorso incredibile iniziato dallo sprofondo e svoltato con sapienza, tenacia, imprevedibile rapidità. Non ci sono termini di paragoni perché lo scudetto inatteso di Zaccheroni crebbe nel finale di stagioni e mescolava una spina dorsale a fine ciclo con giovani che in parte si sono poi perduti. Quello della stella del 1979, 2 anni dopo una salvezza in extremis dalla retrocessione, aveva in effetti giovani che avrebbero avuto una carriera luminosa e bucanieri come Albertosi, Bet, Bigon, Rivera. C'era di mezzo l'Inter, ma il testa a testa fu con il Perugia. 

Il cammino di Stefano Pioli è stata una marcia trionfale, partita da lontano: da quella dozzina del dopo lockdown. I numeri di questo allenatore arrivato come medico di famiglia e diventato un primario luminare, sono già nella storia e certificano i meriti di un gruppo che ha compiuto un'impresa dietro l'altra, ha superato mille esami, mille difficoltà, mille avversità rimanendo aggrappata al suo scudetto settimana dopo settimana. Lo ha conquistato alla prima giornata e lo ha difeso fino all'ultima, gli è scappato di mano e se l'è ripreso. Vincendo in casa delle romane, del Napoli, dell'Inter, dell'Atalanta. Travolgente nelle ultime giornate che dovevano essere una discesa senza freni per l'Inter e un'insormontabile salita per il Milan. Una salita piena di insidie, trappole, ostacoli. E' qui che i rossoneri sono diventati travolgenti perché da Genoa, Lazio, Fiorentina, Verona, Atalanta e Sassuolo non sono arrivati pericoli: Lazio e Verona hanno segnato per prime, ma non c'è stata storia comunque e là dove poteva aprirsi un piccolo buco, sono arrivate le lunghe mani di Maignan. Il finale è stato esaltante, gara dopo gara.

Il Milan di Carraro era il Milan di Rocco e Rivera, quello Buticchi e di Colombo era il Milan di Liedholm, Rocco, Rivera, quello di Berlusconi erano il presidente e Galliani, dirigenti assennati come Ramaccioni, Braida, Taveggia, Gandini, poi gli allenatori, poi le stelle. Tante, luminose, perenni. Questo invece è il Milan del team, della squadra, del collettivo. Straordinari. Il Milan che ha dovuto plasmare la traccia Singer e le regole del Fondo Elliot con le ambizioni di Paolo Maldini, intrise della sua storia e di quella del club. Ha dovuto capire che Stefano Pioli era ed è la persona giusta al posto giusto. Ha accettato che ci fosse un condottiero, un trascinatore assoluto come Ibra. Ha mescolato finalmente giovani di grandi, bellissime speranze con bucanieri come Kjaer, Florenzi, Giroud che tracciassero il sentiero aperto da Zlatan. In questi ultimi 3 anni è cambiata radicalmente l'atmosfera a Milanello e a Casa Milan, dove i musi lunghi, le mani in tasca e gli sguardi bassi sono stati spazzati via recuperando l'entusiasmo, la partecipazione, lo slancio triturati da anni di decadenza e mediocrità. Oggi il mondo rossonero, inteso come tale per definizione, vola sulle ali di un entusiasmo e un'autostima che hanno finalmente contagiato chi ha nel cuore questi colori, da Sidney all'Alaska senza dimenticare nessun altro Paese, nessun'altra città. 

Ci ho creduto fortemente, sempre, incrollabilmente anche quando tutto sembrava perduto, perché ho vissuto all'interno, perché ho respirato l'aria, perché ho percepito i fremiti grazie alla Media House dove sono tornato con fiducia e speranza 4 anni fa. Ho rivisto le squadre della comunicazione, del marketing, dei piani alti, medi e bassi di Casa Milan alzarsi presto la mattina e andare a letto a notte fonda. Ho ritrovato amici e ne ho incontrati tanti altri caricati a molla, pieni di entusiasmo e di energia. Ho conosciuto Pioli, la sua ostinazione, la sua fermezza, la sua umanità. Ho avuto la conferma, definitiva, assoluta, che la sola presenza di Paolo Maldini fosse la garanzia della bontà del progetto. Oggi è sotto gli occhi di tutti che il Milan ha futuro, che il futuro è del Milan. Non dimentico Gazidis, Massara, Moncada e le altre due bandiere che ogni giorno sventolano ancora dalle finestre di Casa Milan: Franco Baresi con il quale saremo in Puglia al raduno regionale questo fine settimana, e Daniele Massaro che ha nel corpo e nella mente la forza di sempre. Innamorati del rossonero. Non dimentico tutti gli altri, nessuno escluso. Compresi voi tifosi che di persona o sui social o in mille altri modi avete condiviso con me queste sensazioni, questa trepidazione. Ci si riesce se ci si crede. Si vince se si ha energia positiva, se si mettono da parte superstizione, pessimismo, ansia, paura: fiducia, serve. Serve solo fiducia.

Il fiume che ha attraversato Milano lunedì 23 maggio e l'elettricità che ha scosso i milanisti di tutto il mondo in queste settimane, in questi giorni, hanno lanciato un messaggio forte, chiaro, ad altissimo volume: il Milan merita, sogna, vuole uno stadio tutto suo. Bisogna provare in ogni modo quest'ultima impresa, prima di ricominciare a pensare all'Europa dove torneremo finalmente a sentirci a casa.