Pioli e Kessie simboli della Champions. Dal secondo posto allo scudetto se arrivano le conferme di Gigio, Tomori, con i nuovi acquisti De Paul e Vlahovic

25.05.2021 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Pioli e Kessie simboli della Champions. Dal secondo posto allo scudetto se arrivano le conferme di Gigio, Tomori, con i nuovi acquisti De Paul e Vlahovic
MilanNews.it

Bentornato in Champions al nuovo Milan, non con il quarto posto ma con il secondo, alle spalle dell’Inter e soprattutto davanti all’Atalanta e alla Juventus. A Bergamo, dove era stato toccato il punto più basso l’anno scorso, i rossoneri hanno ottenuto il successo più importante della stagione, stabilendo un nuovo record assoluto per il campionato, perché nessuna squadra aveva mai ottenuto 16 vittorie in trasferta, con un pareggio e due sconfitte, per un totale di 49 punti su 79 finali. I meriti sono di tutti, si dice in questi casi, ma qualcuno ha sempre più meriti di altri e allora, nella nostra personalissima classifica, al primo posto mettiamo Pioli e Kessie. L’allenatore, perché ha smentito i tanti, troppi anche tra i tifosi rossoneri, che lo consideravano bravo all’inizio ma incapace di ottenere buoni risultati nella sua seconda stagione. Invece, con la sua calma e il suo equilibrio, qualità sempre più rare tra i suoi colleghi, Pioli ha saputo motivare la squadra specie nel girone di ritorno, dopo i troppi pareggi a San Siro, come l’ultimo contro il Cagliari, guidandola ai successi in trasferta, da Verona a Roma, da Torino, su entrambe le sponde, a Bergamo. Ma soprattutto Pioli ha saputo costruire una squadra pericolosamente incompleta, perché ha giocato per metà campionato senza un attaccante di ruolo, per l’assenza di Ibrahimovic da una parte e le difficoltà tattiche delle sue forzate alternative, da Rebic a Leao, visto che l’acquisto, comunque tardivo, di Mandzukic si è rivelato un flop.

Kessie, invece, merita la copertina perché è stato il giocatore con il rendimento più continuo, l’unico insostituibile in mezzo al campo dove al suo fianco si sono alternati, senza mai convincere del tutto, i vari Bennacer, Krunic, Tonali e Meitè. E come se non bastasse, Kessie ha firmato i due gol che hanno regalato al Milan l’ultima decisiva vittoria, con la freddezza dei grandi rigoristi, perché in tutto il campionato ne ha trasformati 11 su 12: un’autentica impresa visto che altri specialisti, a cominciare dal suo compagno Ibrahimovic, ne hanno sbagliati molti di più. A questo punto, però, è vietato addormentarsi sugli allori di un secondo posto inatteso l’estate scorsa, che deve diventare un punto di partenza e non di arrivo, pensando alla prossima stagione in campionato e in Champions. L’Inter, dopo essere arrivata seconda alle spalle della Juventus, quest’anno ha vinto lo scudetto e quindi il suo esempio deve rappresentare uno stimolo. Nel prossimo campionato, infatti, non si potrà più dire che l’obiettivo del Milan è tornare in Champions, perché non basta partecipare per motivi economici. Bisogna vincere, o almeno puntare a vincere, che è diverso. Ecco perché il primo passo per non disperdere quanto di buono è stato fatto quest’anno riguarda le indispensabili conferme di Donnarumma e Tomori, asse portante della difesa che è il miglior reparto della squadra grazie ai progressi di Calabria e all’esperienza di Kjaer. Romagnoli in panchina, ormai, non fa più notizia e quindi, con i soldi della sua cessione e un ulteriore sforzo del fondo Elliott si potrà puntare a rinforzi di qualità per il centrocampo e l’attacco. Con il via libera a Calhanoglu e Castillejo si deve puntare ai bersagli grossi rappresentati dall’argentino De Paul per il centrocampo dal serbo Vlahovic per l’attacco. Perché alla fine è andata bene, ma non si può pensare di fare un’altra stagione senza una vera punta che offra garanzie fisiche e tecniche. Maldini ricorderà che nel 2007 dopo l’ultima vittoria in Champions contro il Liverpool la squadra non fu rinforzata e poco alla volta quel ciclo si concluse. Ma soprattutto ricorderà che l’inatteso scudetto del 1999, con Zaccheroni in panchina e Boban in campo, fu un lampo nel buio che non ebbe alcun seguito, perché frutto di molte circostanze irripetibili. Senza nulla togliere ai meriti di Pioli, il secondo posto comunque giustissimo di questo Milan è anche figlio delle inattese difficoltà della Juventus e di altre squadre come la Lazio, un anno fa in corsa per lo scudetto, la Roma e il Napoli che in partenza promettevano molto di più. E quindi guai a fermarsi qui, perché il bello deve ancora incominciare.