Una settimana non distrugge 3 anni, ma compromette presente e futuro: adesso servono coraggio e autocritica. Di tutti

20.01.2023 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
Una settimana non distrugge 3 anni, ma compromette presente e futuro: adesso servono coraggio e autocritica. Di tutti
MilanNews.it

Una decina di giorni maledetti hanno spazzato via il Milan. Dall'incredibile pareggio con la Roma i rossoneri si sono sciolti come neve al sole, consegnando le armi a Torino, Lecce e Inter, sommersi dal gioco e dai gol. Non bastano 3 partite per pregiudicare 3 anni di lavoro duro e redditizio, 3 anni che hanno fatto vivere emozioni dimenticate attraverso risultati da record e prestazioni convincenti, ma compromettono il presente e il futuro mettendo tutto sotto discussione. Avendo già salutato 2 trofei su 4.

Non si era mai verificata, prima di adesso, un'occasione in cui la squadra di Pioli non avesse riscattato, nella partita successiva, quella precedente andata male sul piano dell'atteggiamento. Un anno fa l'Inter perse in pochi minuti un derby prima dominato poi controllato: seguirono 7 punti in 7 partite di campionato. Una fragilità mentale che non aveva riscontro su questa sponda del naviglio e che invece ora si ripropone veemente, ma i 2 gol subiti dalla Roma a partita finita non sono sufficienti a spiegare quello che sta accadendo.

Si potrebbe parlare degli infortuni, e ne parliamo infatti. Troppi, e troppo lunghi i recuperi. Maignan è sparito dai radar. Non ho elementi per giudicare la preparazione atletica, se non che in questi 3 anni la tenuta è sempre stata a prova di bomba. Ho invece molti elementi per giudicare il settore medico, perché - come ho detto tante volte - mi affido a loro da sempre per i problemi personali e delle mia famiglia. Se però ogni giocatore fa il dottore e il riabilitatore di sé stesso, è difficile formulare prognosi. E' un fatto che la panchina programmata in estate (Tatarusanu, Kjaer, Florenzi, Touré, Krunic, Rebic, Origi, più a turno Dest, Calabria, Saelemakers, Messias) non ci sia praticamente mai stata mentre, evidentemente, i nuovi non danno ancora sufficiente affidabilità.  

Si potrebbe quindi parlare del mercato, e ne parliamo infatti. Il tira e molla per il rinnovo di Maldini ha certamente pregiudicato la fattibilità di alcune operazioni, ma Paolo e Massara non hanno mai smesso di lavorare un momento nemmeno in attesa delle loro firme. Ad oggi è indubitale che Thiaw, Vranckx, Adli siano impalpabili, che DeKetelaere sia smarrito come un bimbo nel bosco di sera, che Origi sia un lontano parente di quello di Liverpool, che i soli Dest e Pobega (appena sulla linea della sufficienza) non spostino equilibri. Non credo però siano loro il problema principale, perché per definizione gli investimenti sui giovani sono a medio-lungo termine. E' inutile, è un esercizio sterile, invocare questo e quello: da ormai qualche anno questa società si è prefissata di rispettare bilanci e conti, contrariamente a chi (comportandosi con disinvoltura e allegria spendendo soldi che non ha) a campionati, coppe e supercoppe non dovrebbe nemmeno poter partecipare. Si potrebbe obiettare che se il budget è risicato a 50 milioni, è follia spenderne 35 per un solo giocatore, specie se questo non sembra essersi accorto di dove sia e cosa debba fare. Sono scelte, non scommesse: il tempo certificherà un abbaglio temporaneo o il fallimento definitivo, personalmente continuo a pensare sia troppo presto per buttare a mare CdK, memore delle esperienze di Calabria, Bennacer, Leao, Diaz, Tonali. 

Si potrebbe parlare di Kessie non sostituito, e ne parliamo infatti. La sua ultima stagione è stata normale, ma copriva e dava equilibrio, costringendo peraltro Bennacer in panchina. Renato Sanches era fuori portata, Kessie ha finito per non giocare mai nel Barcellona, il Milan ha deciso di cambiare con un trequartista offensivo (doveva essere CdK, invece è Diaz che al momento è tra i meno peggio) presidiando di più la metacampo offensiva, scoprendo un po' di più la difesa dove è venuto a mancare Maignan. Senno di poi, ma senno comunque.

Si potrebbe continuare a parlare di mercato, e continuiamo a parlarne infatti. Si vince uno scudetto, si vuole alzare l'asticella, dove sono i giocatori che possono migliorare la squadra e la rosa? Dipende se in questo senso intendiamo Gosens, Asslani, Acerbi, Bellanova, Vlahovic, Correa, Pogba o qualcuno ha qualche altro nome da suggerire. Al momento, ma solo al momento, tutte le altre - a parte il Napoli - sono dietro, e da molti mesi ormai. Ziyech? Ha 30 anni e di situazioni in meglio ne ha cambiate pochine nella sua carriera, con l'ingaggio e il talento che ha, ma forse sì, è meglio di quelli che abbiamo, non lo so. Se si procedesse per tentativi, si potrebbero giocare carte come questa.   

Si potrebbe parlare del Napoli, e ne parliamo infatti. Solo 8 mesi fa il suo presidente ha indicato il Milan come modello da seguire e solo pochi giorni fa si è scagliato contro la gestione di altri club. AdL in 20 anni ha vinto 2 coppe Italia, da Sarri in poi di mercato ne ha sempre fatto pochissimo (un anno e mezzo fa prese solo Anguissa a 400.00 euro). Nel 2022 ha venduto Koulibaly, Fabian Ruiz e perso Mertens e Insigne. Ha ricavato e risparmiato soldi che poi ha speso benissimo. Applausi. Anche l'Arsenal vende e compra benissimo da sempre, ma non vince mai nulla anche se forse quest'anno, come per il Napoli, è la volta buona. 

Si potrebbe parlare di Pioli, e ne parliamo infatti. Ha diversi giocatori, post mondiale o post convalescenza o post pausa lunga invernale, completamente fuori condizione e altri, come Tomori e Kalulu, ultimamente irriconoscibili. Dovrebbe, potrebbe fare qualcosa di diverso e di coraggioso. Come e con chi, non so proprio dire al momento. E' il suo lavoro. Non posso dimenticare che le prime 2 partite del 2023 con Salernitana e Roma sono state tra le migliori della stagione, ma al solito i blackout sono costati 3 gol al passivo in pochissimi minuti e 2 punti buttati nel water. 

Si potrebbe parlare di Gerry Cardinale, e ne parlo infatti. Non è ancora chiaro quali siano progetti e direttive in attesa dello stadio di proprietà, certo avrebbe fatto piacere a tutti vederlo in tribuna a Riyadh. Le proprietà straniere sono la realtà assodata della serie A: mentalità, cultura, modi e sistemi diversi dai nostri. Si accettano o si contestano, in democrazia tutto è lecito. Anche attendersi che da quest'anno la presenza sia palpabile a tutti i livelli. Forse Cardinale non ha un figlio che possa vivere in Italia, divertendosi da presidente di un club e accumulando debiti, ma garantendo la presenza. In attesa di segnali, val la pena ripeterlo, aspettiamo di costruire il nuovo stadio di proprietà. Da soli. 

Si potrebbe parlare dei blackout e ne parlo per concludere, infatti. E' questo l'aspetto principale e più grave, secondo me. Da agosto qualcosa scricchiola. Tonali dopo Bergamo (2a giornata) parla di problemi da risolvere "fuori dal campo". In trasferta a parte Genova in 10 e a Salerno, i rossoneri non hanno mai convinto del tutto anche dove e quando hanno vinto, soffrendo persino a Cremona, Empoli, Verona con tutto il rispetto. Poi Pioli che cancella due mattine di riposo per convocare la squadra, in sole 2 settimane: il giorno di Capodanno dopo Eindhoven e il giovedì dopo l'eliminazione in Coppa Italia. Infine Kjaer che dopo il disastro in Supercoppa, fa un'analisi profonda e sincera: "leggerci dentro" è una frase che va pesata e capita.

Non penso si tratti di pancia piena o appagamento. Spero davvero non sia questo il problema. Credo piuttosto che dopo uno scudetto, la squadra abbia la sensazione che tutto possa funzionare di default: difesa che non subisce e attacco che segna, mentre invece senza applicazione, concentrazione, attenzione, determinazione, non funziona proprio niente, la difesa subisce a grappolo e l'attacco ha una percentuale bassa rispetto a ciò che crea. E quando si tirano in ballo applicazione, concentrazione, attenzione, determinazione, significa che stiamo parlando di problemi mentali, di un disorientamento psicologico, prima che fisico e tattico.

Nondimeno, qualcosa ora va sicuramente rivisto in chiave di modulo e di uomini. Non ci sono dubbi. Ciascuno al Milan sia spietato con sé stesso e inizi a "leggersi dentro", ad avere coraggio: da chi - come me e moltissimi altri tifosi - non smette mai di crederci, a chi dirige, a chi allena, a chi prepara, a chi cura e - soprattutto - a chi gioca. Perché alla fine sono loro i protagonisti. 

Fiato alle fanfare, invece, di chi ha sempre pensato che il Milan fosse una bolla destinata a scoppiare: invidio la loro opulenta soddisfazione di questi giorni.