Un diavolo al "servizio" dello sceicco ed il suo Psg

Un diavolo al "servizio" dello sceicco ed il suo PsgMilanNews.it
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venerdì 12 ottobre 2012, 20:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

La prospettiva è di quelle che lasciano piuttosto perplessi, il Milan ceduto (seppur in parte) ad investitori esteri, una quota di minoranza (probabilmente per iniziare, ma con la possibilità di aumentare l’investimento in maniera graduata) dirottata a chi ha voglia di spendere per trarne nulla più che prestigio (?).
Le piste sono due (escludiamo a priori quella che porta alla famiglia Ferrero la quale ha smentito a più riprese qualsiasi interessamento), quella russa (ben delineata per alcuni, soprattutto grazie all’amicizia fra Berlusconi e Putin) e quella araba (più concreta secondo altri, viste le notizie fumose che giungono dall’est Europa). La notizia tiene banco su tutti i giornali in questi giorni (sarà anche a causa dello scarso interesse che suscita la doppia sfida della Nazionale di Prandelli, molto spesso relegata in secondo piano per questioni di appeal), c’è addirittura chi si sente convinto e stila numeri e stime di una cessione giudicata come cosa praticamente fatta.
La pista araba è quella più calda, con il fondo sovrano del Qatar pronto ad ampliare la propria influenza sui rossoneri già iniziata con la sponsorizzazione di Fly Emirates. Ancora gli arabi, quelli che hanno portato il City in vetta alla Premier League, quelli che hanno portato il Malaga in Champions League (salvo poi provare ad abbandonarlo ricoperto dai debiti di una gestione scellerata), quelli che hanno imbottito di stelle il Psg in soli due anni. Il problema è che quando parliamo di quelli del Psg non lo diciamo in maniera generica, ma riferendoci esattamente allo sceicco Al Thani, titolare della squadra parigina, leader del fondo d’investimento che entrerebbe nel Milan come socio di minoranza, senza comprendere realmente il perché di una scelta del genere.
Allora iniziano le paure, i timori che si mischiano alle speranze.

Perché se da un lato i tifosi del diavolo invocano investimenti importanti che Berlusconi non sembra aver intenzione di sostenere, dall’altro non si capisce perché Al Thani dovrebbe investire in un’altra società calcistica, per di più formalmente senza avere potere decisionale, dopo aver gettato vagonate di dollari nel Psg. Il sospetto viene, perché dopo le difficili trattative con giocatori di un certo peso, restii a trasferirsi in Ligue 1, non vorremmo che lo sceicco voglia assicurarsi una succursale milanese del suo gioiellino made in France all’interno del quale è leader assoluto, sfruttando il fascino ed il blasone che solo club come il Milan sanno esercitare.
La prospettiva allora diventerebbe tutto ad un tratto uno spauracchio, perché il calcio italiano è in crisi, lo sappiamo benissimo, colpa della pressione fiscale e di una crisi economica che tiene per il collo gli imprenditori del nostro paese. In Francia Holland ci ha messo del suo per complicare i piani di Al Thani, con quella pressione fiscale al 75% sugli stipendi superiori al milione di euro, ma la cosa non ha spaventato lo sceicco che si è fatto carico di ingaggi faraonici per i suoi gioielli, forte dei ricavi che possono venire da un movimento calcistico in espansione. Difficile immaginare che gli arabi vogliano investire nel belpaese, non l’hanno fatto sino ad oggi ed un motivo c’è, gli obsoleti stadi italiani sono sempre più vuoti, le difficoltà a costruirsene uno proprio sono tante (ed anche quando ci si riesce, si rischia di farlo diventare un giocattolo troppo oneroso per i supporters, come insegna la prima uscita europea della Juventus), gli sponsor scarseggiano ed il posizionamento europeo del calcio italiano tende a scendere vertiginosamente. Allora continuiamo ad avere forti dubbi sull’interesse di Al Thani ed i suoi per il Milan, con la sensazione che la cosa sia di difficile realizzazione ed il timore che, qualora si realizzasse, possa diventare un boomerang per un diavolo messo al servizio del “padrone” arabo-francese.