AMAURI, Milan addio: fatta con la Juve
Potrà risultare difficile, per chi è solito gozzovigliare fra banchetti a base di caviale e ceste di spumante intarsiate d'oro, senza mai concedersi l’onere di conferire un numero alle portate, rigirando svariate zollette di zucchero nel caffè della mattina e del primo pomeriggio, riabituarsi ad apprezza una brocca d’acqua, naturale, a temperatura ambiente. Servita in tavola senza etichetta, stretta intorno al collo un pò tozzo con un fazzoletto da brigante calabrese. Eppure, per il Milan campione d’Europa, quello dei lauti rinnovi contrattuali collettivi, della riconoscenza ad oltranza e dei posti in organico prenotati sino alla soglia dei quarant’anni, l’alba di un’estate più afosa del solito ha oramai sancito l’addio alla prossima Coppa dei Campioni. Riaprendo scenari, di fatto, mai realmente considerati da un ambiente abituato a fronteggiare palcoscenici ben più ariosi, e prestigiosi, di uno sconosciuto cantone svizzero o di una trasferta immersa nell’umido di una cittadina scandinava di dubbia pronuncia. Zavorra inevitabile di una competizione minore, da sopportare a stento, e non da bramare, della quale il Milan avrebbe volentieri fatto a meno.
Atterrare in Coppa Uefa dopo aver sacrificato, per fantasiose esigenze dirigenziali, la vittoria della munifica, e non più “prestigiosa”, Coppa Intercontinentale, non dovrebbe rappresentare un ostacolo alle ritrovate ambizioni di un campionato, il prossimo, nel quale lo scudetto tornerà ad essere uno dei principali obiettivi della formazione rossonera. Da tempo sofferente di una particolare, quanto rara, sindrome da Coppa, retaggio di “esigenze” di bilancio, sempre più stringenti in un contesto nel quale primeggiare in patria equivale a castrare ambizioni di più ampio respiro. Al di là delle sterili dichiarazioni di facciata, tanto simili a quelle che precedono la caduta di un regime vicino al crollo, decapitato di ogni autorità, l’esclusione dall’Europa che conta comporterà una serie di limitazioni, volgarmente definibili come dimagranti, per un Milan destinato a rivedere, in difetto, le strategia della prossima campagna acquisti. Sospese le attività relative all’ingaggio del brasiliano Amauri, per il quale venti milioni sembrerebbero assumere le sembianze del K2, assai difficile da scalare senza il compenso, e le motivazioni, offerte dalla partecipazione in Coppa dei Campioni, le principali operazioni di mercato riguarderanno l’alleggerimento, o forse sarebbe più opportuno dire lo svecchiamento, dell’intero organico.
Preparati i biglietti, di sola andata, con destinazione San Paolo, per gli ormai improponibili Cafù e Serginho, futura appendice della società rossonera per quanto concerne la segnalazione di giovani emergenti, l’opera di smantellamento della formazione rossonera contemplerà anche gli abbandoni senza smorfie di Fiori, al quale non verrà rinnovato il contratto, e Dida. Nei confronti del portiere brasiliano, prigioniero di un lauto accordo triennale da quattro milioni a stagione, retaggio di una politica societaria da prima Repubblica, trascurato persino dal Bayern Monaco in cerca di un sostituto di Kahn, la società di Via Turati opterà per una risoluzione del contratto, concedendo una buonuscita di circa cinque milioni. Cuscinetto assai morbido attraverso il quale favorire il rientro in patria di Dida, pronto ad accordarsi a cifre ben più basse, con il Cruzeiro. La “retrocessione” nella competizione meno nobile d’Europa, comporterà inoltre l'appiattimento delle strategie mercantili. Minimalista, ed in totale distonia con i faraonici obiettivi stabiliti in primavera. A corredo di numerose defezioni da parte di quegli elementi per nulla disposti a barattare una stagione a bagnomaria, nello stagno della Coppa Uefa, con un impercettibile aumento dell’ingaggio.
Pronti ad abbandonare Milano, senza eccessivi rimpianti, i gregari Simic, Favalli, Brocchi, Emerson, Gourcuff ed Oddo, per il quale la società rossonera avrebbe notevoli difficoltà nel cedere il terzino senza realizzare un evidente debito nel bilancio, l'operazione più dolorosa sarà rappresentata dall'addio di Gattuso. Pronto a rifiutare, come ammesso nel corso dell’ultimo colloquio, informale, avvenuto con Galliani, qualsiasi destinazione non coincidente con gli interessi del Milan, il centrocampista campione del mondo si trasferirà al Bayern Monaco, disposto ad offrirgli un contratto quadriennale da sei milioni a stagione. Assicurando alla società rossonera un congruo conguaglio economico, rimodellabile in caso di inserimento nella trattativa di Sagnol, Schweinsteiger o di “Kaiser” Toni. Gran parte delle risorse economiche, accresciute dalla cessione di Oliveira al Real Saragozza, verranno riversate nell’acquisto dell’estremo difensore Lloris, proveniente dal Nizza. E non su Sorensen, svincolatosi dall'Aston Villa, e destinato a raggiungere Mellberg ed Amauri nella nuova Juventus. Oltre che nel ritorno di Shevchenko e del bomber Borriello, per il quale il Milan dovrà riscattare la comproprietà dal Genoa, pronto a riconoscere garanzie di impiego ben superiori rispetto a quelle prospettate da Ancelotti. Anche se, qualora l’Italia di Donadoni dovesse deludere all’Europeo, un imprevisto "valzer" di panchine potrebbe sospingere il tecnico di Reggiolo sulla panchina azzurra, stravolgendo le future dinamiche mercantili con l'approdo di Mourinho lungo i viali, un po’ dissestati, del quartier generale di Milanello…
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