Allegri, buona la prima. I guantoni di Abbiati firmano lo scudetto a Roma
Ora la scaramanzia è finita definitivamente nel cestino, perché il pareggio di Roma ha consegnato al Milan il suo scudetto numero 18. Un anno in testa alla classifica, una squadra che ha sbagliato pochissimo, che ha la miglior difesa del campionato con soli sei gol subiti nel girone di ritorno e soprattutto che ha tra le sue forze l’uomo scudetto per eccellenza: Zlatan Ibrahimovic che per l’ennesima volta solleva il trofeo nazionale. Ma non è solo in vetta alla classifica dei migliori: con lui sicuramente Thiago Silva, immenso nel ruolo che fu di Maldini e che sembra ormai prossimo al sorpasso. E non solo il centrale ma anche Abbiati. Il portiere rossonero ha messo i suoi guantoni sullo scudetto, come stasera soprattutto nella prima frazione impeccabile su Vucinic e Rosi. Ma se il gruppo è stato in grado di essere duttile e soprattutto adeguarsi alle diverse fasi di questo campionato, a causa di infortuni importanti o di squalifiche pesanti, il merito è del generale in panchina, Massimiliano Allegri che alla sua prima panchina rossonera alza lo scudetto.
Il suo lavoro è riuscito ad amalgamare i nuovi importanti arrivi, i senatori, i giovani che sono riusciti ad aggregarsi alla prima squadra ma soprattutto è riuscito in un compito messianico: far resuscitare quei giocatori che il predecessore ( Leonardo of course) aveva dati per morti.
“L’anno scorso ero un vecchio, non valevo più niente – sottolinea Gattuso – mi dicevano che ero un ex giocatore. Vincere ora mi dà grande soddisfazione”. Il segreto di Allegri? La determinazione, la sua schiettezza, l’essere deciso nelle scelte senza condizionamenti, anche a rischio di non essere gradito alle alte sfere. Ha avuto il coraggio di lasciar partire Ronaldinho, ha scommesso su Abate, vincendo con un quotazione altissima. Ha rilanciato Clarence Seedorf in un ruolo diverso, al quale “il professore” si è adeguato.
E’ riuscito a gestire prima la sovrabbondanza di attaccanti, il forte carattere di Ibrahimovic, è riuscito a lasciare in panchina Pato per “educarlo” al calcio che conta, affiancandolo poi allo svedese che un’occhiataccia dopo l’altra, è riuscito a farlo tornare grande, importante, fondamentale. Allegri ha avuto il merito di puntare su Cassano, ha creato il ruolo che ha lanciato nell’Olimpo Boateng e ha potuto utilizzare l‘estro di Robinho quando la situazione sembrava fosse critica.
Ma un merito particolare ce l’ha il Presidente Berlusconi e il fido “signor Galliani”, re del mercato, soprattutto quello invernale con gli innesti azzeccati dopo i problemi a centrocampo.
Van Bommel è stato l’acquisto per eccellenza, Emanuelson si è visto poco, ma in quel poco ha lasciato il segno e poi, come già citato, Cassano, genio e sregolatezza, uomo assist e fantasista con il piede fino sempre alle prese con lo stato di forma, ma motivato a rimanere grande.
Insomma, una vittoria assolutamente corale, meritata, da dedicare a tutti quelli che, come anche la sottoscritta, non hanno mai smesso di sperare che lo scudetto cambiasse la sponda del naviglio milanese.
Ora il tricolore è tornato a casa, in via Turati è già pronta la bacheca che, per la verità, sembra avere molto spazio a disposizione.
La spiegazione è già nel titolo: buona la prima. Allegri vuol lasciare il segno, vuol essere ancora più bravo dei suoi predecessori illustri. Galliani l’ha già proclamato: l’obiettivo prossimo è la finale di Tim Cup. Quindi martedì il Milan dovrà scendere sul campo a Palermo ancor più caricato dal tricolore e con un unico obiettivo: travolgere i rosanero per lasciare il rossonero sul campo, magari con una doppietta dell’uomo scudetto, così da essere beneaugurante anche per il prossimo impegno in coppa, quella Coppa però che si chiama Champions: obiettivo prioritario per il prossimo anno.
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