Milan bifronte. La rosa si allunga. Maggio, il mese dei limoni di Sorrento. Modric al Santiago Bernabeu. Krosche e la pazienza

Milan bifronte. La rosa si allunga. Maggio, il mese dei limoni di Sorrento. Modric al Santiago Bernabeu. Krosche e la pazienzaMilanNews.it
Oggi alle 00:00Editoriale
di Carlo Pellegatti

I tifosi del Milan sono passati dal Nadir, il punto della sfera celeste più basso, situato, per una sera, nel sud dell’Inghilterra, a Bournemouth, allo zenit, il punto opposto, il più alto, appena sotto le Alpi Carniche, a Udine. Beh, magari forse esageriamo nel definire la partita del Bluenergy Stadium in termini così positivi, ma invece, senza dubbi, quella di giovedì in Europa League è stata fra le prestazioni più tristi e sconsolanti della storia internazionale del Milan.

Prendiamo atto, in questa fase della stagione, che sia un Milan a due facce, affascinante e dagli zigomi alti, in Serie A, con tante rughe invece in Europa. La ragione? Non facile da decifrare. Forse la maggiore intensità dei ritmi, forse per un turnover che privilegia il campionato. Quindi si dovrebbe guardare con ottimismo ai due impegni, entrambi a San Siro, dove il Milan ha sempre vinto. Uso il condizionale perché i Ragazzi di Amorim devono affrontare un Bologna rigenerato sotto la guida del bravo Palladino e una arrembante Inter, che ha pareggiato solo una volta. Importante che il tecnico portoghese “allunghi” la rosa, oggi soprattutto con tanti giocatori in infermeria.

Un compito che sta riuscendo bene a Ruben perché Udine ha mostrato un Diawara dalla personalità dirompente, un Bartesaghi alla sua miglior partita in maglia rossonera, in un ruolo che esalta la sua gamba e la sua fisicità, togliendolo da quella fase difensiva pura che, come ha confermato anche Amorim, lo vede mostrare qualche difetto. Sta migliorando anche Hutchinson, ancora un po’ più “veneziano”* che giamaicano, in un ruolo che comunque non è stato propriamente il suo, visto che è esploso come trequartista più che lavoratore sulle fasce. Lo stesso Jashari sta crescendo, perché sta giocando con maggior continuità, come ha sempre sostenuto anche nelle recenti interviste. C’è poi quel ragazzo con il numero 13, Luka “Luce” Modric, che mi auguro possa continuare a questi livelli, i suoi alti livelli, ma anche a questi ritmi, con questa freschezza fisica che lo ha visto inseguire per ottanta metri un avversario, a pochi minuti dalla fine. Il Milan deve regalarsi il ritorno in Champions League, per… regalargli ancora un anno sul palcoscenico più bello, dove è stato, per tanti anni, splendido protagonista. L’ho già detto e lo ripeto. Sogno un suo ingresso, con la fascia da Capitano, al Santiago Bernabeu, con tutto il pubblico madrileno in piedi ad applaudirlo. Ci credo ancora, con la speranza che l’Intelligenza Artificiale, magari sarà lei a gestire il sorteggio, si trasformi in “Buon Senso Naturale”, aiutando ogni appassionato di calcio a vivere sensazioni forti e indimenticabili. Non corriamo troppo, perché siamo nel mese delle castagne e tutto si deciderà a maggio, quando, nei giardini, fioriranno le rose, quando, nei supermercati, si troveranno i limoni di Sorrento.

Gustiamoci questo Milan del campionato, che vince cinque partite su otto, sbagliando solo la partita di Reggio Emilia. Non sto a seguire coloro che, ad ogni vittoria del Milan, parlano di avversari abbordabili o leggeri, anche perché vogliamo ricordare tutti i punti gettati nella scorsa stagione, contro “avversari abbordabili e leggeri”.

Siamo sempre in attesa dell’arrivo dell’Head of Football. Sembra che sia Markus Krosche a ritardare il suo arrivo. Qualcuno dice perché sia tentato dalle future sirene da Monaco di Baviera. Altri per questioni legate alla tassazione italiana o all’impossibilità di portare un suo gruppo di collaboratori. Magari perché non convinto del progetto. Non conosco la causa esatta, ma mi auguro che la pazienza dei dirigenti rossoneri sia quasi esaurita, perché il tempo passa e l’esigenza di una figura così fondamentale diventa, giorno dopo giorno, più impellente.

*Dicesi “veneziano” giocatore che tende a non passare mai la palla