L'anticipo di Galli - Il Milan non può prescindere dalla presenza dei migliori

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Oggi alle 00:00Editoriale
di Filippo Galli

Un’altra settimana con le squadre italiane impegnate in Europa. Il Milan dopo la vittoria casalinga per 3-2 contro l’Atalanta, affrontava l’AFC Bournemouth per la terza gara della fase a gironi di Europa League. La squadra della contea del Dorset (nel sud-ovest dell’Inghilterra), allenata da questa stagione dal tedesco Marco Rose, arrivava alla partita dopo due vittorie casalinghe consecutive senza aver subito reti: 3-0 contro lo Sturm Graz (l’altra vittoria europea l’ha ottenuta in trasferta per 2-1 contro i baschi della Real Sociedad) e 2-0 contro il Sunderland nel massimo campionato inglese.

I rossoneri dal canto loro avevano segnato sette goal nelle ultime due partite, battendo 4-0 il Red Bull Salisburgo in Europa e, come detto, superando l'Atalanta con un finale da brividi considerando il calo di prestazione mostrato dagli uomini di Amorim dopo il triplice vantaggio arrivato al 60° minuto, che aveva consentito agli orobici di accorciare per due volte le distanze e di avere anche la chance di pareggiare, per nostra fortuna sventata da un prodigioso intervento di Maignan.

Sei punti in classifica per le “Cherries”, le ciliegie, soprannome dovuto alla vicinanza allo stadio di alcuni frutteti con prevalenza di ciliegi da cui deriva la scelta del color rosso ciliegia della maglia indossata, insieme a quella rossa e bianca, fino agli anni '70, quando il club inizia a vestire i colori rossoneri ispirandosi esplicitamente alla maglia del Milan vincitore della Coppa Campioni nel 1963 e 1969. Teatro della gara lo stadio Dean Court, costruito nel 1910, completamente ristrutturato nel 2001e che oggi prende il nome dallo sponsor, una compagnia di assicurazioni: Vitality Stadium.

Le Cherries, nonostante il nuovo allenatore, hanno mantenuto l’identità plasmata dal tecnico basco Andoni Iraola (oggi al Liverpool) arrivato nel 2023 e che ha avuto il merito di portare il club alla prima storica qualificazione ad un Coppa europea. 

Anche questa volta attorno al Milan si sono sollevati dubbi, critiche e polemiche per l’ennesimo cambio dell’undici iniziale da parte di Amorim. Turnover che, ricordiamolo, è stato solo in parte voluto. Gli infortuni di Chukwueze e Ramos in prossimità della gara hanno determinato ulteriori cambi rispetto a quelli previsti. Mi ha sorpreso la scelta di Cisse e non di Camarda come vice Ramos. Non più di tanto, ad esser sinceri, perché confidavo nelle valutazioni fatte da Amorim.

Fino a ieri sera la sola sconfitta della stagione (un dato che ci eravamo scordati) l’avevamo subita a San Siro, al nostro debutto europeo, contro il Benfica, l’unica partita per cui avevo dei dubbi rispetto alla bontà delle scelte del tecnico. Le altre, dal mio punto di vista, rientravano in una normale e sensata gestione delle risorse a disposizione. Tra l’altro il nostro tecnico, ad oggi, aveva utilizzato 21 giocatori, lo stesso numero di quelli impiegati da Como, Inter, Roma e Napoli, uno in più dall’Atalanta, la squadra che ne ha utilizzati meno (20). 

Fatte queste premesse la gara è iniziata nel peggiore dei modi. Il Bournemouth ha cominciato subito aggressivo e i rossoneri da subito hanno smarrito le certezze conquistate a fatica. Dopo 8 minuti, De Winter sbaglia un facile disimpegno e consegna palla all’avversario, sugli sviluppi dell’azione concediamo un corner: palla in area e lo stesso De Winter la colpisce con il braccio, rigore e 1-0 Bournemouth.

Poi è Maignan a commettere un’ingenuità che da capitano e da giocatore esperto non ci aspettiamo: manata plateale sul viso dell’avversario, espulsione, calcio di rigore e 2-0. Hutchinson fa posto al giovane Torriani che entra a difendere la nostra porta. Un notevole passo indietro nell’approccio e conseguentemente nel gioco da parte dei rossoneri. Sinonimo di una maturità non ancora raggiunta. Nel secondo tempo il Milan prova a tenere il campo senza correre rischi e senza mai procurarne ma riesce solo nel secondo intento perché il Bournemouth va vicino al goal in più di un’occasione. Da segnalare la buona prova di Torriani e l’esordio del giovane Comotto classe ’08 le sole note positive della serata.

A questo punto mi devo arrendere e rivedere le mie convinzioni. Evidentemente l’undici rossonero non può reggere la contemporanea mancanza di Gila, Rabiot, Modric, Pulisic e Ramos o della maggior parte di questi giocatori. Il tecnico dovrà farsene una ragione, per sé e per le ambizioni della squadra che, non dobbiamo dimenticarlo, sono la qualificazione in Champions e il passaggio del turno in Europa League. È vero che, come ha detto Amorim in conferenza post gara, non ci sia stata partita dopo il loro doppio vantaggio e l’inferiorità numerica. Aggiungo però che le responsabilità sono solo nostre!

Domenica sera ci rituffiamo nel campionato. Siamo attesi dalla difficile trasferta di Udine. Gli uomini di Runjaić hanno raccolto soltanto 4 punti e nel turno precedente sono stati sconfitti sul proprio terreno dal Lecce per 3-0. Una squadra fisica che potrà contare su un’intera settimana di lavoro per preparare la partita. Da parte nostra occorre subito ritrovare convinzione e determinazione per mantenere la posizione in classifica. 

Al Bluenergy Stadium dovremo schierare i migliori. La preghiera per coloro che, ad oggi, non sono considerati titolari, è di provare ad avere una reazione positiva con la consapevolezza che abnegazione, focus quotidiano sull’allenamento e orgoglio nel vestire la maglia siano gli unici strumenti per essere chiamati in campo e per essere determinanti.