Ibra: due minuti di illusione. Allegri rimanda l'ingresso nella storia. E intanto Berlusconi deve scegliere il gioiello da incartare
Il Palermo si conferma bestia nera stagionale dei neolaureati Campioni d’Italia. In una partita densa di emozioni, Allegri non riesce a scrivere il suo nome nella storia, come primo tecnico a vincere i due trofei nazionali nella stessa stagione. Ma questo non va ad inficiare i risultati ottenuti in un’ annata quasi perfetta, perché anche al “Barbera” il Milan non è apparso né appagato, né demotivato. Le speranze del Milan vengono inizialmente affidate al tandem verdeoro in attacco, Robinho e Pato, protagonisti delle migliori azioni rossonere. Robinho si conferma contagiato da “attacchi di panico” davanti alla porta. Dopo pochi minuti infatti il brasiliano spreca una palla gol nettissima, che di certo poteva dare una luce diversa all’interpretazione della gara. Solo nella ripresa il Palermo va in avanti con Migliaccio che è favorito dall’unico errore dell’immenso Thiago Silva e mette alle spalle di Abbiati il pallone della rivalsa rosanero. Già, perché il Palermo in quanto a motivazioni, non ha nulla da invidiare, anzi forse sovrasta il Milan. La finale di Tim Cup, soprattutto se come avversaria ci fosse l’Inter di Leonardo, vale la qualificazione in Europa League. E se Zamparini si augurava di trovare un Milan “ubriaco”, nel secondo tempo è andato vicino alla previsione. Due gol del Palermo, il secondo su calcio di rigore con conseguente espulsione di Van Bommel, che si immola per cercare di bloccare Ilicic partito come una saetta grazie al lancio di Pastore.
Dopo aver ripristinato la parità numerica,per l’espulsione di Bovo, Milan e Palermo hanno di fronte due scenari diametralmente opposti: Delio Rossi può chiudersi in difesa, per non lasciare spazi alle ovvie incursioni che proveranno i rossoneri. E proprio Ibrahimovic, grande assente nel primo tempo, si rende protagonista, ancora una volta assoluto, della manovra offensiva. Prima con un tiro che sbatte contro entrambi i pali di Sirigu, poi andando in gol quando ormai manca poco più di un minuto alla conclusione della gara.
In molti si sono chiesti come sarebbe andata la partita con lo svedese in campo dal primo minuto. Il Milan con lui ha giocato in modo più offensivo, grazie anche all’estro di Pirlo che ha trovato in Ibra un riferimento più valido in avanti.
Questo Milan però non deve abbattersi. La squadra di Allegri ha appena vinto il suo diciottesimo scudetto ed è all’inizio di quello che n molti chiamano un nuovo ciclo.
Non sarà l’uscita dalla Tim Cup a pregiudicare i progetti fatti per il prossimo anno, o a chiudere il portafoglio presidenziale ormai spalancato e soprattutto propenso a riportare la sua creatura ai vertici mondiali.
E Allegri, che in dieci mesi è riuscito a ridare una forte identità a questa squadra, di certo non sarà appagato del risultato raggiunto.
Forse il tecnico toscano ha le idee più chiare su quali reparti dovranno essere puntellati. LA difesa inossidabile si riconferma tale nonostante i due gol subiti. Thiago Silva e Nesta rimangono una coppia centrale da infarto. Per Abate voglio spendere una parola in più: in continuo crescendo dall’inizio della stagione, prima sempre più determinante in fase prettamente difensiva e poi fondamentale sulla fascia laterale anche nelle manovre d’attacco. Un pendolino di fascia, la freccia rossonera, consentitemi l’analogia, che difficilmente arriva in ritardo o parte senza alcun passeggero. Una crescita vertiginosa per un giocatore che tanti consideravano di seconda scelta. E poi il solito pensiero nei confronti di Seedorf, che seppur impegnato per poco più di un tempo, si è reso protagonista di momenti importanti della partita. MA ormai la stagione volge al termine e come sempre in coda al pezzo parliamo di papabili per il mercato. Se sono stati confermati gli ingaggi di Taiwo e Mexes, forse dopo questa partita gli occhi puntati su Pastore si faranno ancora più interessati e interessanti. La notizia di Marchetti e Lazzari sacrificando Merkel però non riesco a condividerla completamente: il biondissimo centrocampista ha già dimostrato, secondo mio modesto parere, di poter essere inserito con più costanza nei piani di Allegri. Se l’intenzione di “svecchiare” il Milan sembra essere il leitmotiv imperante per il prossimo mercato, allora perché privarsi di un talentuoso come lui?
Il nome altisonante del mercato, quello promesso dal presidente, sembra allontanarsi da GAnso, per stessa ammissione di Braida, che reputa l’operazione quanto mai difficoltosa. E allora torna in auge l’idea romantica di Kakà o magari di Fabregas, oltre al rinomato Essien, sempre con un occhio di riguardo ai movimenti di Cristiano Ronaldo e del suo eclettico allenatore Mourinho, capace di distruggere o santificare qualsiasi dei suoi giocatori.
E in attesa di conoscere le volontà societarie nei confronti dei senatori, ora non resta che concentrarsi sulle ultime gare. Domenica Allegri festeggerà lo scudetto in casa, dove ad attenderlo c’è il suo passato: il Cagliari.
Il cerchio si è chiuso almeno per l’allenatore rossonero che quindi è pronto a ributtarsi a capofitto nella costruzione di un nuovo ciclo. E si sa che le motivazioni date dalle vittorie, portano sempre a desiderarne altre e di alto valore. E quindi il Milan è pronto, ancora una volta all’assalto all’Europa.
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