Parla Claudio, il tifoso in lacrime ad Anfield: "Le mani nella testa rappresentavano l'incredulità di quello che stava succedendo"

16.09.2021 22:33 di Gianluigi Torre Twitter:    vedi letture
Parla Claudio, il tifoso in lacrime ad Anfield: "Le mani nella testa rappresentavano l'incredulità di quello che stava succedendo"
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Intervenuto sul canale YouTube di "Replay", Claudio Casoni, tifoso rossonero presente ieri ad Anfield e diventato famoso per la sua espressione con le mani sulla testa e le lacrime agli occhi, ha raccontato il ritorno in Champions League del Milan. Queste le sue parole

Su Anfield: "Anfield era il sogno di una vita. Mi ero promesso che per i 50 anni mi sarei regalato Anfield, e con la mia famiglia siamo andati ad Anfield. Mi ero commosso. Quando entri dentro quello stadio e a cinque minuti prima della partita entrano tutti, con 50mila persone che cantano, vengono i brividi".

Sul clima durante la partita: "Quel clima di brividi che si respirava, probabilemente, lo hanno respirato anche i ragazzi. Nei primi 40 minuti ci hanno preso a pallate, ma fortunatamente Maignan ha parato il rigore. Ogni volta che andavano giù la vivevi male. Come loro hanno appena rellantato e noi abbiamo preso coraggio...è successo tutto quanto in cinque minuti. Noi eravamo lì in prima fila ed è venuto giù tutto, ho visto persone volare sopra di me. E' stato un insieme di cose, e quelle mani nella testa rappresentano l'incredulità di quello che stava succedendo in quel momento. In quei cinque minuti, sul 2-1, non si è sentito nessuno ad Anfield. Anche all'intervallo sono stati zitti. Quando è entrata la palla di Diaz non so cosa sia successo; avevo mio figlio di fianco e ad un certo punto non l'ho più visto".

Sulla prestazione dei rossoneri: "Abbiamo giocato contro una squadra più forte di noi e con dei giocatori più adeguati a quel tipo di partite rispetto ai nostri, ma con poco di più avremmo portato a casa il risultato. Loro potevano fare un 3-0 dopo mezz'ora. Il calcio comunque è fatto di dettagli: la gamba di Theo in fuorigioco, l'uscita in ritardo di Maignan... due piccoli dettagli che hanno fatto la differenza. Quando si sono aperti dietro li abbiamo attaccati, e l'abbiamo fatto anche bene. Da una parte c'è il rammarico, ma ho visto una squadra vogliosa e una squdra che ha saputo reagire; giocare in quello stadio è stato difficile anche per loro. Dobbiamo far tesoro del fatto che abbiamo tenuto testa ad una squadra che due anni fa ha vinto la Champions League e ha vinto la Premier con una marea di punti di vantaggio". 

Sul girone di ferro: "E' questione di obiettivi: se punti ad arrivare terzo è ovvio che speri che l'Atletico batta il Porto, ma dopo la partita di ieri dobbiamo essere consapevoli che possiamo giocarcela sia con il Porto, sia con l'Atletico. Tutte le partite saranno decisive". 

Sul supporto di San Siro a Milan-Liverpool: "Dipenderà da cosa succederà il 7 dicembre dal punto di vista delle regolamentazioni Covid. Come avete visto ieri, allo stadio non c'era un posto libero. Immagina un San Siro pieno, al 7 dicembre, con loro al terzo anello".

Sull'ingresso di Maldini: "E' stato un cambio per dare peso all'attacco e per fargli provare l'ebrezza di cosa significasse quel campo. Era un premio che gli ha voluto dare, ma contemporaneamente è stato un cambio per rafforzare l'attacco. E' stato veramente un bel segnale. Dentro di noi la speranza, ormai, arrivava ai livelli massimi: se avesse segnato lui non potevo assicurarvi la mia presenza quest'oggi".