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Amorim: "Ho zero invidia di Chivu, ma non sono ingenuo. Cardinale dice Scudetto? Dobbiamo essere chiari"

Amorim: "Ho zero invidia di Chivu, ma non sono ingenuo. Cardinale dice Scudetto? Dobbiamo essere chiari"
© foto di MilanNews
Oggi alle 14:43Primo Piano
di Antonello Gioia
fonte dall'inviato a Milanello, Antonello Gioia
Ruben Amorim, allenatore del Milan, è presente in conferenza stampa, a partire dalle ore 14:00, alla vigilia di Milan-Inter.

Ruben Amorim, allenatore del Milan, è presente in conferenza stampa, a partire dalle ore 14:00, alla vigilia di Milan-Inter, sfida valida per la decima giornata di Serie A e in programma domani alle 20:45 a San Siro.

Segui in diretta le dichiarazioni del tecnico rossonero con il live testuale su MilanNews.it.

14:00 | Comincia la conferenza di Amorim pre Milan-Inter alla presenza di Cardinale.

Anche in Top Gun anche ci sono gli alti e bassi...

"Apprezzo davvero molto il sostegno di Cardinale. Sapevamo già - e chiunque qui ha la lucidità necessaria per comprenderlo - che non possiamo costruire fondamenta solide se dobbiamo convivere con questo tipo di problematiche nel bel mezzo della stagione. Ci vorrà del tempo, è inevitabile, ma allo stesso tempo vogliamo vincere ogni singola partita: quando non ci riusciremo, continueremo a sentirlo dentro, a farlo nostro con grande sofferenza. Sarà così per un po'. Abbiamo bisogno di tempo per far crescere e migliorare la squadra, e sappiamo che le cose belle richiedono tempo per trovare la quadra perfetta e colpire nel segno. Penso che sia una buona analogia e che abbia perfettamente senso, ma questo non cancella il dolore della sconfitta. Quello resta lì, brucia ancora, ma dobbiamo essere estremamente chiari con i nostri tifosi, facendo capire loro che ci vorrà del tempo".

Che differenze sente tra questo derby e quelli di Manchester e di Lisbona?

"Penso che sia una partita speciale perché si gioca nella stessa città e ieri abbiamo visto il progetto del nuovo stadio. È una rivalità unica, ma c'è anche un legame profondo: due grandi squadre nella stessa città che condividono l'impianto. Credo che non si possa trovare altrove un contesto del genere, è davvero speciale. Ma sfide di questo tipo... beh, se guardiamo alla cultura portoghese, la sensazione è la stessa: il senso di responsabilità per la vittoria, il trasporto dei tifosi sono molto simili. La cultura calcistica qui è più vicina a quella del Portogallo. In Inghilterra è leggermente diverso: c'è grande battaglia, ma lo spirito resta un po' più sportivo. Qui si avverte quella componente latina che respiriamo anche in Portogallo, quindi credo proprio che sarà una partita speciale".

Come stanno Gila, Rabiot e Moreira?

"Sono pronti per unirsi alla squadra. Dobbiamo valutare domattina se potranno partire dal primo minuto o quale sarà il piano partita. Certo, ho già un'idea, ma vedremo domani".

La squadra ha recuperato l'energia non vista mercoledì?

"Tutti sanno che è una partita speciale, un momento speciale, e quando arrivi a giocartela non contano il contesto, non conta se sei stanco. Devi scendere in campo e rendere al massimo, e noi ci saremo. L'ho detto: l'ho percepito fin dal primo minuto della partita contro il Bologna, guardando la gara dalla panchina. Non possiamo perdere una partita del genere. Non possiamo permetterci di subire due gol in due minuti. Possiamo fare molto meglio, e ci sono tanti piccoli dettagli di cui ho già discusso con la squadra. Ma da quando siamo rientrati dalle nazionali, tre settimane fa, non c'è mai stato il tempo materiale per allenarsi. E non sto dicendo che le altre squadre siano in una posizione diversa, parlo per noi: sento che ci sono molte piccole cose che ci stanno sfuggendo semplicemente perché non abbiamo il tempo di affrontarle in allenamento. Quindi non è solo una questione di energia, anche se l'ho notato, perché con l'energia puoi anche mascherare molte carenze, ma ci sono tantissimi aspetti su cui abbiamo bisogno di tempo per lavorare se vogliamo diventare una squadra migliore".

Cardinale dice che lo Scudetto è possibile già quest'anno e che a gennaio ci sarà mercato.

"Bisogna sempre parlare di Scudetto come obiettivo principale quando sei al Milan, ma abbiamo già perso dei punti e bisogna sistemare le cose.  Dobbiamo solo pensare a migliorare la squadra passo dopo passo. Quello che abbiamo fatto di sbagliato nell'ultima partita va corretto in vista della prossima. Perché se cominciamo a pensare troppo in là, alla classifica e agli obiettivi a lungo termine, rischiamo di dimenticare ciò che è davvero importante per noi. Vogliamo vincere con continuità, anno dopo anno. Non vogliamo vincere una stagione solo perché abbiamo avuto un pizzico di fortuna o perché abbiamo preso delle scorciatoie nelle fondamenta del progetto, per poi ritrovarci esattamente al punto di partenza l'anno successivo. È per questo che dobbiamo sistemare le cose giorno per giorno, affrontando entrambe le necessità in parallelo. Ma quando sei il Milan, l'obbligo morale è dichiarare che l'obiettivo è vincere. E allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli del fatto che la prossima settimana abbiamo una partita che potrebbe consentirci di accorciare il distacco dalla vetta. Tenendo conto di tutto questo, dobbiamo semplicemente pensare a vincere la prossima gara, e tutto il resto tornerà alla calma. Ma l'obiettivo del club è sempre e comunque vincere la Serie A e quello resta il nostro traguardo finale. Quanto ci vorrà? Non lo so".

Cosa invidia a Chivu?

"Ho zero invidia di Chivu perché sono già nel posto giusto, cioè al Milan e non all'inter. Sono fatto così, sono fatto io in questo modo. Non ho imparato la lezione dall'esperienza precedente: ho scelto più o meno la stessa situazione, un club in piena fase di ricostruzione, che sta provando a lanciare dei giovani come Cisse per costruire qualcosa partendo da zero. È una sfida che mi stimola, mi piace, ed è per questo che ho scelto questo progetto: sono davvero felice della mia scelta. Allo stesso tempo, però, non sono mica ingenuo: so benissimo che bisogna vincere le partite per guadagnarsi il tempo necessario a costruire qualcosa di duraturo. Ognuno sceglie la propria strada, e questa è la mia. Se funzionerà o meno, nessuno può saperne niente adesso, ma sono davvero felice perché questo rispecchia esattamente chi sono e il tipo di lavoro che voglio fare. Capisco le domande che mi fate: ci sono giorni in cui, la mattina, mi viene da pensare che forse avrei potuto avere più esperienza, più calma, una rosa più ampia, meno infortuni. Ma alla fine della giornata sono stato io a scegliere questo lavoro, quindi ne sono strafelice e andrò fino in fondo, dritto per la mia strada. Lo sapete già: se sposo un'idea, non cambio certo idea. Posso cambiare il sistema tattico, d'accordo, ma non cambio la mia convinzione e farò tutto il possibile per riuscire a vincere e avere successo qui".

Che idea si è fatto dell'Inter? Ha parlato con Chivu ieri?

"È molto simpatico. Ci stavamo un po' lamentando dei tempi della presentazione perché abbiamo giocato la sera prima: lui ha vinto, quindi era più felice di me, ma noi avevamo una partita da preparare, ed era quella la nostra priorità. Però penso che siamo rimasti tutti davvero entusiasti del nuovo stadio, credo che questo possano dirlo tutti. L'Inter, per me, è quella squadra di cui parlavamo: una formazione che può giocare a occhi chiusi, che fa rotazioni, come nell'ultima partita a centrocampo, e continua a esprimersi esattamente nello stesso modo. Cambiano determinate caratteristiche individuali, ma sanno già cosa fare in campo anche senza bisogno di allenarsi troppo. Hanno una straordinaria capacità di leggere i momenti della partita. Si percepisce chiaramente che, anche se dovessero trovarsi in svantaggio nel finale, possiedono la maturità per capire di poter vincere qualsiasi incontro: è una consapevolezza che acquisisci quando vinci tante partite e tanti titoli. Hanno tantissimo talento in rosa, ma noi siamo lì per combattere anche contro questo e ci faremo trovare pronti per la partita".

Goncalo Ramos ti aveva segnato una doppietta in un derby tra Benfica e Sporting Lisbona con lei in panchina. Può essere anche l'uomo del derby di Milano?

"Penso possa esserlo. Penso che tutte le problematiche e le difficoltà che sta attraversando Goncalo Ramos siano soprattutto una questione di squadra. Credo che dobbiamo spingere... Controlliamo bene le partite, ma giochiamo troppo lontani dalla porta avversaria. Dobbiamo alzare baricentro e squadra sul terreno di gioco, trascorrere più tempo in quella zona di campo per permettere a Ramos di fare il suo gioco. Sta giocando lontano dalla porta perché la squadra non riesce a spingere l'avversario negli ultimi trenta metri. Credo che abbiamo bisogno di tempo anche per correggere questo aspetto. Vogliamo fare meglio e miglioreremo in questo reparto. Ma in qualsiasi partita un giocatore come Goncalo Ramos, che ha già dimostrato di poter spaccare la gara in qualsiasi momento e di poter segnare in ogni situazione, può essere lui l'uomo partita già nella prossima".

Perché avete ridotto così tanto il numero della rosa a inizio stagione? Se ne è pentito?

"Quando succede, ci pensi, ma sono cose che non puoi controllare. Ci sono fattori che sfuggono al tuo controllo. Pensa a Saelemaekers, che ha avuto quel problema fisico praticamente alla fine di una partitella in allenamento durante la sosta per le nazionali. Poi ci si mette Chukwueze con un altro problema, e di conseguenza Moreira finisce per essere sovraccarico di lavoro perché è costretto a giocare più minuti dato che Chukwueze e Saelemaekers non ci sono. Immagina di avere tre giocatori per una sola posizione e che si infortunino tutti e tre: a quel punto sovraccarichi quel reparto. E poi prendi quel giocatore e fai le tue rotazioni, e ti trovi a schierare Tomori... beh, non dico esterno, ma adattato in situazioni d'emergenza, magari facendogli compire un lavoro extra di quattrocento metri di sprint. Poi ovviamente mi assumo il rischio perché voglio vincere contro il Bologna, so perfettamente che non possiamo permetterci di perdere altri giocatori e che certe caratteristiche servivano per quella specifica partita. Così ho spinto su Tomori e ci siamo ritrovati con questo problema. Penso che a volte certe cose semplicemente non si possano controllare, bisogna immaginarle. Nella mia testa, all'inizio, avevo tre opzioni per quel ruolo, e tutte e tre hanno avuto problemi fisici: quando è così, non puoi gestire l'impossibile. A meno di avere una rosa di quaranta giocatori, ma poi devi fare i conti con la gestione finanziaria, con il minutaggio di ognuno, oppure devi accettare di correre qualche rischio, di scommettere un po'. Oggi, se potessi tornare indietro, forse vorrei qualche giocatore in più. Ma se guardiamo la situazione in modo razionale, e dobbiamo essere razionali, i numeri all'inizio della settimana ci dicevano che eravamo a posto con le rotazioni; poi però nell'ultima settimana, con tre partite in pochi giorni, ci siamo ritrovati con sei, sette titolari o giocatori chiave della rosa fuori uso. È una situazione che non puoi controllare. Quindi, per rispondere alla domanda: sì, forse in questo momento la coperta è corta, ma c'è sempre una logica razionale dietro ogni decisione presa all'inizio della stagione".

Ramos subisce tanti falli. Deve diventare anche lui un po' più cattivo?

"Mi piace il modo in cui stiamo andando qui in Italia, siamo sulla strada giusta. Più velocità, meno falli: credo che sia un'evoluzione che sta migliorando la qualità del gioco. Qualche volta puoi pensare che forse quello possa essere fallo, ma a me piace così. E poi, non ho intenzione di parlare degli arbitri: basta prendere le immagini della partita con l'Udinese e confrontarle con quelle di altre gare. Non dirò una sola parola in più e voi capirete esattamente cosa intendo dire. Ma sugli arbitri non mi pronuncerò, voglio essere cristallino. A me piace questo tipo di indirizzo, mi piace che in Serie A si vedano risultati come 5-1, 4-4, 3-3: penso che sia davvero un grande spot per il nostro Paese e per il nostro movimento. Però, se guardate cosa è successo con l'Udinese e lo mettete a confronto con altre partite, beh... forse diventa difficile per Ramos avere più tocchi di palla, forse è difficile per Ramos muoversi liberamente dentro l'area di rigore. Prendete le immagini, fate il confronto, e poi fate pure le vostre valutazioni e le vostre decisioni".

Si sta palesando anche un po' di fragilità difensiva nelle ultime partite...

"A Bournemouth abbiamo subiito due gol su calcio di rigore e uno si punizione essendo un uomo in meno per tutta la partita. Contro il Bologna, invece, si sono stati sette minuti in quella partita in cui abbiamo subito il quarto gol: eravamo completamente fuori posizione, e invece dobbiamo mantenere la nostra identità fino all'ultimo secondo, perché stavamo guadagnando tempo per riaprire e ribaltare la gara. Subire il 3 a 2 non è la stessa cosa che subire il 4 a 2, e avevamo ancora tutto il tempo per recuperare. La mia sensazione è che dopo il 3 a 2 ci sia venuta l'ansia, iniziando a scomporci e a stravolgere le posizioni in campo: i centrali di difesa che salgono palla al piede, Pavlovic che si lancia in avanti palla al piede, tutte queste piccole sbavature sono dettagli che dobbiamo assolutamente correggere in allenamento, parlandone apertamente. Serve quella maturità collettiva per capire che sì, l'inerzia della partita è cambiata, ma avevamo 40 minuti davanti per rimetterla a posto perché le occasioni le avremmo comunque create. Situazioni diverse, dinamiche differenti su cui dobbiamo inevitabilmente crescere come squadra: questo è un dato di fatto chiaro".

Da dove arrivano gli infortuni?

"Infortuni e problemi muscolari non c'entrano nulla con lo staff medico, con lo staff della palestra o con Milan Lab. La responsabilità è del sottoscritto, del tecnico e del modo in cui allena la squadra. Quello che posso dire è che ci sono diverse situazioni da considerare: il sovraccarico in determinati reparti ci costringe a correre dei rischi, e poi bisogna analizzare a fondo la storia clinica dei singoli giocatori. Prendete, ad esempio, chi dice che un giocatore come Cisse non gioca, segna un gol e poi salta la partita successiva: bisogna guardare il suo storico, i problemi di pubalgia, i gravi infortuni subiti nell'ultimo anno, ed è mio dovere gestirlo di conseguenza. Bisogna considerare quanti match consecutivi abbiano disputato in passato questi calciatori, quanti metri di sprint compiono, se si tratta dello stesso tipo di sforzo o se il gioco è cambiato. È la combinazione di tutti questi fattori a generare gli infortuni. E poi c'è la sfortuna: quando subisci un problema al piede, è pura e semplice sfortuna. Ve lo dico io: l'episodio capitato a Saelemaekers è stata soltanto sfortuna nera. Quando ti ritrovi con un'opzione in meno in una determinata posizione, non puoi più fare turnover come vorresti, e a quel punto le cose succedono. Ma voglio dirlo con estrema chiarezza: lo staff medico è straordinario, sta facendo un lavoro eccezionale e lavora sodo ogni singolo giorno. La gestione dei carichi è compito mio, rientra nelle mie responsabilità. Conosco la storia clinica di ogni giocatore della rosa, conosco il carico di lavoro quotidiano e cerco di gestirlo al meglio. A volte però sono costretto a correre dei rischi, oppure ci sono ragazzi che non sono abituati a giocare tante partite di fila. Prendete un giocatore come Jashari: ha disputato tre gare, di cui due per 90 minuti, senza alcun problema. Altri, invece, giocano un tempo e mezzo e avvertono già la stanchezza. Cerchiamo di monitorare e gestire tutto questo con la massima attenzione, ma ribadisco: sono felicissimo del nostro staff medico e stanno svolgendo un lavoro pazzesco".

Come mai questi alti e bassi di prestazioni e di risultati?

"È un insieme di fattori che si combinano tra loro. Certo, dobbiamo sviluppare quella maturità necessaria per controllare le partite e gestire i vari momenti dell'incontro, e ci arriveremo con il tempo. Poi pesano il calendario fitto e la contemporanea emergenza infortuni: una situazione che non agevola il nostro modo di giocare, perché per esprimerci al meglio abbiamo bisogno di determinate caratteristiche tecniche e fisiche. Credo che sia davvero un mix di tutto questo. Dobbiamo curare ogni singolo dettaglio, avremmo bisogno di allenarci di più, di passare più tempo a parlare e a lavorare su questi aspetti. Ma in questo momento non abbiamo neanche il tempo per recuperare pienamente le energie, figuriamoci per fare sedute di allenamento mirate. È per questo che incontriamo parecchie difficoltà in alcune gare: per trovare quella continuità di rendimento dovremmo affrontare e correggere tutte queste tematiche durante la settimana, ma il tempo manca. Nonostante tutto, vi garantisco che diventeremo una grandissima squadra".

I cambi saranno una delle chiavi della partita? Ha visto la squadra carica?

"Riguardo alla seconda domanda, ho percepito nei giocatori la giusta mentalità. Ieri eravamo amareggiati, eravamo arrabbiati: più che amareggiati, eravamo davvero furiosi. Io stesso ero molto arrabbiato ieri, ed è difficile ripartire il giorno dopo. Oggi, però, li ho visti completamente focalizzati sulla sfida contro l'Inter, concentrati sull'allenamento tecnico-tattico, perché ora conta solo questo. Erano estremamente attenti e hanno perfettamente chiaro il piano gara e ciò che c'è da fare. Dal punto di vista dell'atteggiamento e della mentalità, questa squadra è sulla strada giusta. Se analizziamo le nostre prestazioni, emergono difficoltà di diversa natura. Ci sono partite che cominciamo malissimo e chiudiamo in crescendo, come contro la Lazio, e altre in cui disputiamo ottimi sessantasei minuti, come contro l'Atalanta, per poi calare d'intensità. A volte è più una questione di momentum psicologico che di minutaggio cronologico. La chiave è trovare continuità nell'arco di tutti i 90 minuti. Non possediamo ancora la stessa esperienza e la stessa maturità dell'Inter: è un dato di fatto evidente e dobbiamo prenderne atto con pragmatismo. L'Inter, quando si trova in difficoltà nel finale, tende a riempire l'area di rigore portando molti uomini in avanti e sfruttando i cross per sovraccaricare le difese avversarie. Il nostro modello di gioco è differente, non siamo quel tipo di squadra. Quindi subentrano aspetti sia tattici che tecnici. Dobbiamo semplicemente concentrarci sull'essere costanti per tutta la durata del match, perché finora abbiamo mostrato volti diversi a seconda della partita: a volte partiamo forte e caliamo, altre volte partiamo male come con la Lazio e cresciamo nella ripresa. Dobbiamo diventare una squadra migliore, più matura e capace di leggere e interpretare i vari momenti della gara".

14:44 | Termina qui la conferenza di Amorim.