Dal fondo del Qatar alla new entry Deripaska: il punto sugli interessati al Milan
Era lo scorso 31 luglio quando Silvio Berlusconi, dalla sua villa di Arcore, apriva all’ingresso di nuovi soci che lo potessero aiutare a mantenere in alto il Milan aprendo, per la prima volta in 26 anni, alla cessione di quote azionarie del club di via Turati. Le piste battibili per questa via sono solamente due: quella araba e quella russa. I motivi? Molteplici. I legami economico-commerciali-personali del presidente del Milan con imprenditori, sceicchi e magnati facenti parte dell’asse arabo-russo sono comprovati e cementificati da anni. Non stupisca il fatto che nessun grande imprenditore della zona britannico-statunitense non abbia mai manifestato interesse per il club rossonero. E’ del tutto normale in quanto Berlusconi non ha mai fatto parte di quella particolare “casta”. Tornando alle piste papabili per la cessione di queste quote del Milan, ai soliti nomi che ormai abbiamo imparato a conoscere, ovvero Gazprom e il fondo sovrano del Qatar, si sarebbe aggiunto un terzo interessato. Si tratta del magnate Oleg Deripaska, proprietario della Russian Alumini e avente un patrimonio personale da 16,8 miliardi di dollari, secondo le stime di Forbes. C’è chi addirittura indica nella giornata di mercoledì, quella del possibile contatto tra i vertici rossoneri e un emissario di fiducia di Deripaska che sarebbe pronto a rilevare il 30% delle azioni per 500 milioni di euro con un’opzione riguardante un altro 21%. In pratica, secondo le ultime indiscrezioni, Deripaska entrerebbe come socio di minoranza ma con l’opportunità di diventare l’azionista di riferimento qualora dovesse esercitare il suo diritto d’opzione.
Scenari nebulosi, che emergono casualmente nella pausa per le nazionali, ma qualcosa, inevitabilmente, c’è. Da dentro il Biscione trapelano spifferi di una volontà sempre più crescente da parte di Berlusconi di far entrare nuovi soci ma l’assenza di alcuni fattori preponderati, in primis lo stadio, potrebbe risultare un problema di non poco conto a meno che non venga messo a progetto l’acquisizione di San Siro o la realizzazione di un nuovo impianto tutto a tinte rossonere. Deripaska non è un nome nuovo al grande calcio in quanto, nel 2000, era stato socio in affari di Roman Abramovich e la sua candidatura sarebbe stata caldeggiata da Vladimir Putin in persona che settimana scorsa, in occasione delle celebrazioni dei suoi 60 anni, avrebbe presentato l’amico magnate a Berlusconi. Ma quello che non è chiaro, della presunta offerta di Deripaska, è l’ammontare dell’offerta. 500 milioni di euro per il 30% delle azioni del club rossonero è una cifra oggettivamente fuori mercato in quanto il Milan ha valore stimato di 989 milioni di dollari (dati Forbes). L’ammontare di tale somma potrebbe far riferimento all’acquisizione del 51% delle azioni (con una quota immediata per il 30% e un’altra per il restate 21% opzionale). Molto più realistica, almeno nei numeri, quella proposta dal fondo sovrano del Qatar che segue la pista aperta nel 2010 con l'approdo degli emiri dell'EUA già è dentro la società rossonera tramite lo sponsor Fly Emirates. Quando c’è troppo rumore vuol dire che qualcosa, in profondità, balla. Dal Milan smentiscono ogni qual si voglia operazione di cessione di quote. Vedremo se qualcosa si muoverà.
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