Il Conte Max
Juventus-Milan è Antonio Conte contro Massimiliano Allegri. Due tecnici così lontani da essere per molti aspetti così simili. Il risultato attraverso il lavoro e la fatica settimanale. Correre per vincere, con idee ben chiare. L'ex capitano bianconero ha spolverato un modulo inusuale per il calcio moderno, un 4-4-2 che porta a spremere le ali così tanto da sembrare un 4-2-4. Macinare chilometri bruciando l'erba per uscire dal campo non appena la lingua prova ad uscire dalla bocca. Rombo con trequartista annesso invece per l'allenatore che ha mosso i primi passi nell' Aglianese. Il vertice del diamond, come lo chiamano gli inglesi, è sorretto da un play basso che sappia anche difendere e dalla tanto citata mezzala di corsa e gamba. Nel Cagliari erano Conti, con Lazzari pronto ad inserirsi sul centrosinistra e Cossu ad ispirare le due punte. Alessandro Matri faceva parte di quella squadra allenata proprio da Allegri. I due si troveranno ancora, questa volta da avversari. La gavetta che esalta le qualità e non appesantisce il talento di due tecnici che sono riusciti a spiccare il volo.
Promozioni dalla B alla A per cui Sannino tuttora gongola per l'uno, salti di categoria dall'ex C1 alla B per l'altro con annessa vittoria di Supercoppa di categoria. La cultura del lavoro premia. Il tecnico toscano ha ricevuto ben due "panchine d'oro", premio insignito al miglior allenatore, oltre che aver ricevuto il 25 giugno 2010 la carica di allenatore del Milan. Per vincere o almeno provare a farlo, serve una progettualità che cominci da un allenatore su cui credere, un comandante per cui i propri uomini sarebbero disposti a gettarsi nel fuoco, così com'è accaduto alle più grandi truppe. Fiducia nell'uomo che con la sua testa possa costruire un'idea di squadra, che amalgami al meglio undici individualità per comporre un puzzle di tecnica e potenza per scalare la vetta del campionato. A Milano, sponda Milan, e a Torino questo sta accadendo. Giovani ma con carattere ed esperienza, che si facciano amare e rispettare allo stesso tempo, che sappiano gestire al meglio le risorse umane a loro disposizione, e se un Amauri è emarginato… il Milan è li che lo aspetta. Il turn over che maschera un termine più attuale: meritocrazia. Chi sta meglio gioca. Non si guarda in faccia a nessuno, per poter guardare tutti dritto negli occhi. Non importa se sulla maglietta hai stampato il nome di Del Piero, di Pato, di Ibra o di Vidal, il meglio scende sul rettangolo verde. Da casa sono in tanti a volersi godere uno spettacolo che deve proporre gli interpreti migliori.
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