Lacrime, cuore e sudore: un Faraone immenso

Lacrime, cuore e sudore: un Faraone immensoMilanNews.it
© foto di Alberto Lingria/Photoviews
domenica 28 ottobre 2012, 10:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

Protagonista assoluto, forse unico di questo inizio di stagione rossonera, Stephan El Shaarawy è la nota positiva di un Milan che si aggrappa sempre più alle spalle giovani eppure strutturate di questo neoventenne.
Il Faraone vince e convince, segna un gol facile facile, non gli sembra quasi vero che gli si presenti un pallone così per festeggiare nel migliore dei modi i suoi vent’anni, dopo aver lottato, corso, sudato e sputato sangue per tutta la partita.
Non ha trattenuto le lacrime a fine partita Stephan, ci ha detto che fossero dovute alla gioia per il gol buono per la classifica e per festeggiare il compleanno, pensiamo che siano l’esempio di un attaccamento viscerale a quella maglia, nonostante l’indossi da poco più di un anno. Stupisce il 92, al di là del gol, delle giocate da campione vero, della classe innata, della maturità tattica, colpisce per l’impegno e la corsa che ci mette, per il carattere che sembra appartenere ad un giocatore ben più navigato, ci mette soprattutto il cuore.
Si posiziona sempre nel modo migliore per ricevere il pallone, cambiano i moduli, ma non la sua capacità d’interpretarli, poi ci aggiunge quella grinta da cagnaccio e la voglia del ragazzino, il risultato è un giocatore completo ed a tratti impressionante.

Raccoglie applausi a profusione El Shaarawy, l’unico a convincere l’esigente San Siro, grazie a quelle rincorse impossibili che culminano in un pallone recuperato sulla linea di fondo rossonera, grazie alle iniziative personali che trascinano il Milan per tutti i 90 minuti.
Chiude con i crampi Stephan, finisce fra sudore, dolori e lacrime, quelle di chi ha capito che questi tre punti pesano molto più degli altri, quelle di chi ha subito sin troppo una situazione difficile, prendendola a cuore e soffrendo come un tifoso vero, con l’orgoglio ed il carattere di un campione, di un leader.
Non abbiamo più aggettivi per descrivere le qualità di un ragazzo che lascia tutti a bocca aperta, l’abbiamo invocato, abbiamo chiesto di mostrarci delle doti che gli riconosciamo sin da quando è arrivato, chi scrive l’ha criticato quando le prestazioni non erano all’altezza di quello che, a dispetto dell’età, è un giocatore pronto e strutturato. Abbiamo aspettato, neanche troppo a lungo, la sua esplosione ed adesso ce la godiamo tutta, un gol dopo l’altro (sono sei in nove partite, gli stessi di Cavani, seppur con una partita in più, ma con una squadra molto meno prolifica alle spalle e partendo da posizione più defilata).
Marco Amelia lo spinge sotto la curva, incoronandolo, regalandogli quel momento di gloria che la sua umiltà gli stava negando, asciuga gli occhi e raccoglie l’abbraccio di San Siro il Faraone, lui che se lo merita più di ogni altro, lui che continua a stupire e diventa l’unico vero appiglio di un Milan, ahinoi, sempre meno faraonico.