Max indica la strada ed il diavolo domina

Max indica la strada ed il diavolo domina
mercoledì 7 novembre 2012, 20:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

Non strappa applausi il Milan di Champions, non arrivano i titoli di giornale e la critica è molto meno benevola di quanto lo sia stata sabato dopo la larga vittoria sul Chievo. Chiariamoci, un pari è differente da una vittoria per cinque a uno, ma c’è anche da valutare il peso specifico dell’avversario. Con tutto il rispetto per i veronesi, il Malaga è tutt’altra roba, squadra che non ha nulla da invidiare per qualità e compattezza alle big del nostro campionato.
A ben guardare poi il pareggio di ieri è decisamente un risultato bugiardo, non rende giustizia ai valori espressi in campo da un Milan che è stato di gran lunga superiore alla squadra di Pellegrini nell’arco dei novanta minuti. Parlare di dominio sembra azzardato ad alcuni, ma una squadra che sfiora la rete in almeno quattro occasioni solo nel primo tempo, che va al tiro per diciannove volte nell’arco della partita, di cui tredici nello specchio, che chiude con il 56% di possesso palla e ben undici corner a favore, quantomeno ha avuto il pallino del gioco. Se poi si guardano le statistiche del Malaga ci si accorge che gli spagnoli vanno al tiro per quattro volte, di cui tre nelle specchio della porta, quando i ragazzi di Pellegrini hanno viaggiato sino a ieri sera ad una media di ben quattordici tiri a partita e con un possesso palla attestato mediamente sul 55%.


Il Milan di Allegri, certamente non brillante o spumeggiante come lo si vorrebbe, ha messo sotto il Malaga quarto nella Liga, padrone del girone di Champions e già qualificato agli ottavi con due partite d’anticipo, unica formazione insieme al Porto.
Continua la crescita del diavolo, un altro passo verso la fine del tunnel, il malato è ancora convalescente, ma i miglioramenti sono costanti e si esprimono in termini di risultati (quarto utile consecutivo) e gioco. La condizione fisica è migliorata sensibilmente, ne è dimostrazione Riccardo Montolivo, capace di giocare con un’intensità incredibile per tutto l’arco della gara (quando veniva criticato ad inizio stagione il ragazzo giocava più o meno alla stessa maniera, ma l’autonomia era ridotta a non più di un’ora, di conseguenza le strade erano due, quella del risparmio lungo la partita o quella del crollo nel secondo tempo, il risultato erano i rimbrotti di San Siro ed esperti). La difesa sembra aver trovato solidità e leader nuovi come Bonera (impeccabile ancora una volta) e Mexes (trascinatore vero, con la grinta di chi non ci sta a perdere, come mostrato nel secondo tempo di ieri quando ha suonato la carica a più riprese), l’attacco ha scoperto un Bojan a tratti devastante, ha ritrovato il gol di Pato (merce rara nell’ultimo anno) e sembra aver riscoperto la grinta di Boateng (entrato con la voglia e la corsa giusta tanto sabato quanto ieri, i numeri ce li ha sempre avuti, dunque le giocate arriveranno).
Allegri sembra aver imboccato la strada giusta, fischiato ingiustamente quando ha tirato fuori un El Shaarawy appannato in quanto visibilmente stanco (avrà anche vent’anni, ma non si ferma da luglio il Faraone), lasciando in campo un Pato spento sin lì, ma alla fine ha avuto ragione lui. L’abbiamo criticato aspramente dopo Roma e Palermo, non possiamo far altro che lodarlo per le scelte di queste ultime due sfide, i cambi hanno un senso, gestisce bene gli uomini e di fatto sembra aver trovato la cura alla crisi di questo Milan, lasciamolo lavorare.