Quando Pioli ha detto "Lasciate il Milan fuori dalla lotta Scudetto" evidentemente è stato preso alla lettera

Quando Pioli ha detto "Lasciate il Milan fuori dalla lotta Scudetto" evidentemente è stato preso alla letteraMilanNews.it
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domenica 28 gennaio 2024, 19:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio

Quando Allegri e Inzaghi, tra un battibecco (divertente) e l'altro, hanno tirato dentro anche il Milan nella corsa Scudetto di questo campionato mister Stefano Pioli ci ha tenuto a precisare dopo: "La stagione è lunga per dimostrare il nostro valore. Toglieteci dalla lotta scudetto però, il nostro obiettivo è fare un girone di ritorno meglio di quello d'andata". Detto, fatto. Ieri sera ha la squadra, e quindi allenatore compreso, ha dimostrato chiaramente perché l'obiettivo campionato quest'anno non è un qualcosa di possibile, anche per grandi meriti degli avversari.

Capiamoci, pareggiare 2-2 contro un Bologna che con Thiago Motta ha dimostrato di avere solidità, organizzazione, qualità e spirito di sacrificio non è la fine del mondo. È però segno, soprattutto per come si è arrivati a questo risultato, che questo Milan, per come gioca, per come difende e per come finalizza poco rispetto a quello che crea non ha i numeri per sedersi al tavolo delle pretendenti al trono. Le dichiarazioni di Pioli, oltre a voler abbassare i toni e a togliere pressione (si è poi tradito con il tana libera tutti), alla fine sono veritiere: non ci sono i presupposti per lottare per il campionato insieme a Juventus ed Inter.

Non basta avere il secondo miglior attacco del campionato se poi subisci più gol di Inter, Juventus, Lazio, Bologna, Atalanta, Fiorentina e Torino. Infortuni e assenze non possono essere alibi (al massimo aggravanti), questi sono numeri da squadra che non può lottare per vincere. L'azione di ieri sera che porta al rigore del pareggio del Bologna ne è l'emblema.

Innanzitutto dimostra l'incapacità di gestire una situazione che vedeva gli avversari apparentemente senza mordente, unita al non riuscire a far girare palla con serenità (Pulisic fuori per Terracciano, fino al giorno prima dichiaratamente relegato a terzino e basta, è ancora oggi difficile da capire), con il tutto che culmina con un evidente rigetto della squadra verso la fase difensiva.

Se si analizza l'azione da principio, con la squadra ospite che aveva il possesso nella zona laterale sinistra del campo, si notano una marea di scelte sbagliate o letture poco felici. A partire da come ci si è schiacciati per l'ennesima volta, lasciando enorme spazio centralmente: un solo passaggio e la palla arriva all'avversario libero. Poi l'incapacità di Okafor (nulla contro il singolo, per carità. Ma la situazione va analizzata per quella che è stata) sia di provare a coprire la linea di passaggio per Orsolini e sia di andare ad aiutare Theo nel raddoppio. Il terzino del Milan manda Orsolini, sinistro di piede, sul destro: il male minore. Il numero 7 del Bologna crossa e, nonostante ci siano molti più rossoneri in area rispetto agli avversari, nessuno riesce a capire come posizionarsi per intercettare il pallone. E infine, il patatrac di Terracciano, che si lascia sfilare alle spalle Kristiansen e causa il calcio di rigore.

Come sempre, nessuna croce sui singoli: quando la situazione è così evidentemente sbagliata allora le colpe sono sempre assolutamente condivise. E ritorna quindi in gioco la tanto agognata solidità desiderata da Pioli, che ieri ne ha parlato così: "La non solidità non è una scelta. La solidità la dobbiamo trovare, la non solidità la dobbiamo cambiare. Non è dettata dalle caratteristiche dei giocatori. Analizzeremo molto l'azione del rigore, perché lì c'è tanto della nostra fase difensiva, della nostra solidità".

Nel frattempo che si arrivi a trovare il correttivo (se lo si troverà) chi sta davanti sarà già bello che andato. E quindi Pioli ha ragione, la squadra spesso lo dimostra sempre con gli stessi errori: lasciate fuori il Milan dalla corsa scudetto. E un po' dispiace, visto che il materiale almeno per competere in modo dignitoso c'è eccome.